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Vennero per gli zingari e non ero zingaro

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Si potrebbe mettere così?

1. Ci dovrebbero essere dei campi attrezzati in ogni città, non solo per i nomadi ma anche per me.

2. I nomadi dovrebbero essere identificabili e pagare le tasse, come capita a me.

3. I servizi forniti nei campi dovrebbero essere pagati, dai nomadi come da me.

4. Eventuali danni ai campi dovrebbero essere risarciti, da me come dai nomadi.

5. Se i nomadi delinquessero dovrebbero andare in galera, come capiterebbe a me.

6. Non so cosa mi capiterebbe se io praticassi l'accattonaggio sistematico, la stessa cosa dovrebbe capitare ai nomadi.

7. Se furti e accattonaggio fossero commessi da minori, questi dovrebbero essere sottratti alle famiglie, nomadi o no.

8. Stessa cosa per la violazione dell'obbligo scolastico.

9. Violazioni ripetute degli obblighi sopraelencati dovrebbero comportare sostanziali incrementi delle pene relative, per me come per i nomadi.

10. Se i nomadi fossero poveri, dovrebbero poter chiedere assistenza, con le stesse procedure che sarebbero richieste a me.

Anch'io percepisco i comportamenti di molti nomadi come un problema ma, parte le balle sull'etnia e sul fascismo di DeCorato, ho dimenticato qualcosa?

Io credo che il problema sia il seguente: la cultura Rom è "chiusa" ossia chi nasce Rom ha scarse possibilità di fare scelte alternative, di rottura o di evoluzione rispetto alle scelte del gruppo in cui è inserito. Credo che l'educazione e l'ambiente siano determinanti nel creare o inibire le scelte alternative per un individuo, Rom o non Rom. In questo senso credo che una persona Rom sia poco libera.

Inoltre è evidentemente una cultura con una sensibile componente parassitaria, magari una volta esistevano alcuni mestieri tipo pentolaio che essi potevano esercitare con qualche dignità (oltre al furto di galline) ma oggi è più difficile. Lo è per tutti, figuriamoci per i Rom.

Proprio in considerazione di ciò, dubito che basti dire che i Rom devono rispettare le stesse regole ed avere gli stessi diritti degli altri per "risolvere il problema".

Quindi: niente pietismi, ma cerchiamo di capire che anche noi, se fossimo nati Rom, difficilmente riusciremmo a "correggerci" da soli.

E' vero, ho dimenticato che per i nomadi può essere più difficile rispettare regole di quanto lo sia per me. Tuttavia, non vedo altra via per aiutarli se non con l'educazione, che per me è obbligatoria, e con la tolleranza zero, che mi piacerebbe veder applicata anche ai non nomadi.

 

Infatti credo che sarebbe utile investire (ahimé, a spese della collettività) in iniziative volte a fornire ai Rom, soprattutto ai bambini, la prospettiva di alternative alla loro cultura tradizionale. Si sottovaluta spesso troppo facilmente la capacità degli individui di usare la propria testa quando siano ben informati del fatto di poter scegliere.

ho dimenticato qualcosa?

Penso che lei non abbia dimenticato niente. Anzi, che abbia ragione.

Pero' il problema e' che i Roma non pensano altrettanto.

Mi spiego. I Roma non accettano la nostra cultura, non sono fedeli alle nostre leggi, hanno una visione della vita e della societa' diversa. Noi anche, non accettiamo la loro cultura, abbiamo le nostre leggi eccetera. Mentre chesso' con un greco o uno spagnolo possiamo condividere le norme perche' con lui condividiamo una visione generale dei rapporti sociali, con un Roma e' molto piu' difficile.

Potremmo dire che i Roma non hanno firmato il contratto sociale che firmiamo noi. Hanno il loro. Hanno una definizione del giusto e dello sbagliato diversa dalla nostra e purtroppo abbastanza poco compatibile. Non ci piacciono le loro norme? Vero. A me non piacciono e non le seguirei. Ma anche a loro non piacciono le nostre. Il problema e' che noi tentiamo di imporre a loro le nostre (l'idea dell'integrazione) mentre loro no. Non perche' i Roma siano piu' "civilizzati" di noi, ma perche' primo sono molti meno e secondo perche' forse le loro norme non sarebbero proponibile se fossero generalizzate. 

Faccio un esempio, per non rimanere nel vago: la definizione di giurisdizione. Noi abbiamo una definizione precisa della giurisdizione sul territorio. Qui comincia l'Italia e finisce la Svizzera. Da questa parte governano gl'italiani, come gli pare, di la' governano gli svizzeri, come gli pare. Ci sono delle regole di buon vicinato, si', anche confederali magari, ma sempre improntate all'idea che la popolazione che vive su un territorio ne e' in buona misura "proprietaria".

Per i Roma questo non e' cosi'. Il territorio e' libero, sono nomadi. Ci passano sopra e lo usano, senza delimitarlo con rapporti di proprieta'. Questo vale anche per la cittadinanza: i Roma sono italiani, ungheresi, romeni eccetera soltanto formalmente. Se potessero scegliere sarebbero Roma.

Queste due concezioni, ovviamente, fanno a pugni.

A mio modesto avviso la soluzione non e' l'integrazione o la persecuzione. Sarebbe necessario primo riconoscere il loro status come popolo non ancorato ad una terra, anche legalmente, con un riconoscimento di una cittadinanza (o di una doppia cittadinanza). Una volta riconosciute l'alterita' della loro condizione e la loro dignita' piena come entita' politica, si potrebbe contrattare. Questo i Roma lo sanno fare come noi. Noi garantiamo di non opporci ai loro movimenti, infrastrutture alla loro vita nomade eccetera e loro limitano certi comportamenti che a noi risultano aberranti: rispettano certi diritti umani che noi riteniamo fondamentali, controllano il crimine, eccetera. Insomma, si cercano dei rapporti di buon vicinato come tra l'Italia e la Svizzera.

Almeno si potrebbe provare. 

Mentre chesso' con un greco o uno spagnolo possiamo condividere le norme perche' con lui condividiamo una visione generale dei rapporti sociali, con un Roma e' molto piu' difficile.

Vorrei fare una precisazione che potrebbe sembrare impropria ed eccessiva, ma che secondo me è importante: per tutte le volte che sono andato in Spagna da Nord a Sud coste e centro compresi ho notato la differenza tra un paese civile come la spagna e uno semicivile come l'Italia, gli spagnoli infatti a noi ci guardano e cosiderano con compatimento.

Faccio un esempio, quando entravo nelle cittadine trovavo un bel cartello di divieto di vendita ambulante e udite udite, all'interno del comune non trovavo orde di persone ai semafori, lungo le strade, nelle spiagge e nei locali la sera a cena che ti impedivano di fare due chiacchere in santa pace.

Da loro si fanno delle sane regole e si applicano, punto, la spagna è un altro pianeta come tanti altri paesi europei infatti certi problemi non sono critici come da noi, dove i poveracci che vorrebbere vivere in modo civile vengono continuamente etichettati di razzismo.

Sarebbe necessario primo riconoscere il loro status come popolo non ancorato ad una terra, anche legalmente, con un riconoscimento di una cittadinanza (o di una doppia cittadinanza). Una volta riconosciute l'alterita' della loro condizione e la loro dignita' piena come entita' politica, si potrebbe contrattare.

Quindi tu supponi che loro eleggano una rappresentanza europea con cui trattare? Bho

Pensiamo semplice, facciamo regole civili e applichiamole senza fare figli e figliastri..... pensiero semplice ma applicazione stupido che sono mi ero dimenticato che siamo in italia