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Vennero per gli zingari e non ero zingaro

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Io credo che il problema sia il seguente: la cultura Rom è "chiusa" ossia chi nasce Rom ha scarse possibilità di fare scelte alternative, di rottura o di evoluzione rispetto alle scelte del gruppo in cui è inserito. Credo che l'educazione e l'ambiente siano determinanti nel creare o inibire le scelte alternative per un individuo, Rom o non Rom. In questo senso credo che una persona Rom sia poco libera.

Inoltre è evidentemente una cultura con una sensibile componente parassitaria, magari una volta esistevano alcuni mestieri tipo pentolaio che essi potevano esercitare con qualche dignità (oltre al furto di galline) ma oggi è più difficile. Lo è per tutti, figuriamoci per i Rom.

Proprio in considerazione di ciò, dubito che basti dire che i Rom devono rispettare le stesse regole ed avere gli stessi diritti degli altri per "risolvere il problema".

Quindi: niente pietismi, ma cerchiamo di capire che anche noi, se fossimo nati Rom, difficilmente riusciremmo a "correggerci" da soli.

E' vero, ho dimenticato che per i nomadi può essere più difficile rispettare regole di quanto lo sia per me. Tuttavia, non vedo altra via per aiutarli se non con l'educazione, che per me è obbligatoria, e con la tolleranza zero, che mi piacerebbe veder applicata anche ai non nomadi.

 

Infatti credo che sarebbe utile investire (ahimé, a spese della collettività) in iniziative volte a fornire ai Rom, soprattutto ai bambini, la prospettiva di alternative alla loro cultura tradizionale. Si sottovaluta spesso troppo facilmente la capacità degli individui di usare la propria testa quando siano ben informati del fatto di poter scegliere.