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Vennero per gli zingari e non ero zingaro

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In parole povere: io ho tutti i diritti, come individuo e cittadino italiano, di nutrire qualsiasi opinione nei riguardi di qualsiasi individuo o gruppo di individui, e di uniformare i miei comportamenti a tali opinioni, nei limiti delle leggi che regolano i rapporti tra le persone e la tutela della proprietà 

di conseguenza, è mia completa libertà (di opinione) il considerare sgradevoli i calabresi, odiosi i veneti, adorabili i leccesi, combustibili gli juventini: sono tutte opinioni che sono libero di coltivare e anche manifestare, assumendomene chiaramente la responsabilità.

Si', e io ho tutto il diritto di ritenerla un individuo spregevole. La gente come lei, in tutto il mondo occidentale e' definita razzista. Non abbiamo piu' nulla da dirci, addio.

qed.

oh, per maggior chiarezza, e a scanso di equivoci, quando ho scritto "io ho tutti i diritti, come individuo e come cittadino italiano....." NON intendevo parlare di me, ma genericamente di individuare i limiti e le possibilità garantite dalla nostra velleitaria costituzione (in particolare riferendomi agli articoli 3, 13, 21 e 27, per quanto potenzialmente contraddittori) a un qualsiasi cittadino.

la possibile confusione sulle mie parole, che riconosco colpevolmente ambigue, è l'unica ragione che vedo nella risposta stizzosa di monsù Ginelli. se il motivo è questo, ne faccio pubblica ammenda.

altrimenti, Ginelli non ha capito una cippola.

Io potrei anche essere d'accordo con il diritto di avere opinioni suffragate dall'esperienza su particolari categorie di persone, ma se si vuole fare un ragionamento basato sull'evidenza empirica avrei la mia personale esperienza da portare.

1 ) La maggior parte delle persone di mia personale conoscenza che pretendono questo diritto, poi si alterano se questo diritto vien esercitato da altri nei loro confronti.

2 ) queste stesse persone faticano a sopportare l'idea che la libertà comporta anche responsabilità personali, per cui se lo zingaro si mette nei guai è sempre per colpa sua, mentre se loro si fanno fregare come polli i risparmi da un tipo in giacca e cravatta che gli vende investimenti sballati pretendono che lo stato li tiri fuori dai guai con i soldi pagati da altri contribuenti.

Forse una decennale esperienza di lavoro in campi in cui la manodopera extracomunitaria è numerosa influisce sul mio metro di giudizio, ma sono convinto che i pregiudizi basati sulla mera apparenza siano sintomo forse non di razzismo, ma certamente di una visione del mondo superficiale, che porta ( sempre secondo me ) alla ovvia conseguenza di leggi per cui se un extracomunitario clandestino sodomizza mio figlio la cosa debba essere considerata reato molto più grave che se a farlo è il mio parroco oppure che se uno zingaro mi ruba il portafoglio la cosa debba essere pesantemente sanzionata, mentre se un banchiere usa i miei risparmi per far arricchire a mie spalle parenti e amici quando viene beccato con le mani nel sacco si parla di toghe politicizzate.

La discriminazione basata non su azioni del singolo individuo ma su generalizzazioni è solo un idea, ma come diceva Richard Weaver "Ideas have consquences" e la mia impressione è che è un idea poco sensata, poco ragionevole e alla fine dei conti controproducente, che porta a fidarsi dei ladri in giacca e cravatta che non si accontentano di fregarti il portafoglio....

Conclusione i pregiudizi empirici vanno bene quando non hai il tempo nè la possibilità di affrontare le cose per quello che sono realmente, negli altri casi è meglio usare il cervello.

perfettamente d'accordo con lei, soprattutto con l'ultima frase. io personalmente, quando baso un giudizio sulla mera apparenza, non riduco certamente la stessa ad un esame superficiale della situazione/persona sconosciuta che ho di fronte. se è una persona, valuto sempre se sia il caso di fidarmi di essa, in base ai diversi segnali che mi arrivano ai sensi, e che paragono alla mia esperienza. questo processo, il più delle volte inconscio, è a fondamento di TUTTE le azioni degli esseri umani, dalla più semplice alla più complessa, ed è parte integrante del meccanismo che porta a prendere delle decisioni, dalla più semplice alla più complessa.

e, sempre limitandomi alla mia esperienza, diverse volte mi sono trovato a dubitare fortemente di italiani incravattati, proprio perché l'essere italiano e incravattato mi faceva suonare falsa la persona in particolare che avevo di fronte. lo stesso, all'inverso, m'è capitato con foresti scamiciati, ai quali non avevo nessuna difficoltà ad accordare la fiducia necessaria al buon esito della situazione. 

quanto ai punti da lei elencati, il primo si adatta perfettamente a monsù Ginelli (non me ne voglia, ma è il paradigma degli antirazzisti da sbarco), sul secondo sono pienamente d'accordo (anche se trovo ancora peggiore il caso nel quale il banchiere venga stranamente assolto, o addirittura si costituisca parte civile), la responsabilità civile e penale è SEMPRE individuale, tanto che l'organizzazione del crimine è punita più severamente del crimine commesso in solitaria. tanto che il procuratore di Savigliano (o Fossano, non ricordo bene) ha pensato bene tempo fa di incriminare un intero campo nomadi della zona con l'imputazione di organizzazione criminale dedita al furto, al riciclaggio e alla violenza privata, senza che nessuno si sia sognato di dargli del razzista (almeno all'interno del tribunale e delle FdO).

quanto ai punti da lei elencati, il primo si adatta perfettamente a monsù Ginelli (non me ne voglia, ma è il paradigma degli antirazzisti da sbarco), sul secondo sono pienamente d'accordo (anche se trovo ancora peggiore il caso nel quale il banchiere venga stranamente assolto, o addirittura si costituisca parte civile), la responsabilità civile e penale è SEMPRE individuale, tanto che l'organizzazione del crimine è punita più severamente del crimine commesso in solitaria. tanto che il procuratore di Savigliano (o Fossano, non ricordo bene) ha pensato bene tempo fa di incriminare un intero campo nomadi della zona con l'imputazione di organizzazione criminale dedita al furto, al riciclaggio e alla violenza privata, senza che nessuno si sia sognato di dargli del razzista (almeno all'interno del tribunale e delle FdO).

Ho molto speso avuto da ridire con Monsù Ginelli ma il paragone fra lo zingaro ed il banchiere porta lontano. Sfilare un portafoglio è un reato che in genere si compie da soli, o al limite con un compare, mentre "un banchiere [che] usa i miei risparmi per far arricchire a mie spalle parenti e amici" in genere si avvantaggia di un'organizzazione estesa fatta, oltre che dei suddetti parenti e amici, di altri dirigenti e funzionari di banca complici, revisori dei conti compiacenti, Consob, Antitrust e Banca d'Italia rispettivamente ciechi, sordi e muti come le famose tre scimmiette, magistrati distratti, politici conniventi (difficilmente si diventa banchieri senza spinte politiche, giornalisti servi etc.

Alla fine quando succede il patatrac troppo spesso si cerca di soffocare lo scandalo perchè c'è troppa gente che ha interesse a che sia soffocato, e pertanto il silenzio del banchiere viene comprato con la sua impunità, con qualche eccezione peraltro non edificante come quella di Roberto Calvi.

Dove voglio arrivare? Non certo a teorizzare la non punibilità dei banchieri, ma piuttosto a sottolineare la necessità di agire, mediante vigilanza e regolazione, PRIMA che i banchieri felloni facciano troppi danni, perchè dopo la repressione penale è un'arma spuntata.

non voglio certo accendere gli animi. chiedo solo un chiarimento su questa frase

Io potrei anche essere d'accordo con il diritto di avere opinioni suffragate dall'esperienza su particolari categorie di persone, ma se si vuole fare un ragionamento basato sull'evidenza empirica avrei la mia personale esperienza da portare.

1 ) La maggior parte delle persone di mia personale conoscenza che pretendono questo diritto, poi si alterano se questo diritto vien esercitato da altri nei loro confronti.

che io ho inteso, dal contesto della discussione, come un suo riferimento, molto civile e chiaro, a chi rivendica il diritto di coltivare i propri pregiudizi razziali e che poi si indignano, chessò, se all'estero gli danno del mafioso e del suonatore di mandolino.

glielo chiedo perchè mi sembra che baron litron nella sua risposta lo abbia inteso in tutt'altra maniera, con un effetto, se l'argomento non fosse così spinoso, piuttosto comico.