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Vennero per gli zingari e non ero zingaro

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perfettamente d'accordo con lei, soprattutto con l'ultima frase. io personalmente, quando baso un giudizio sulla mera apparenza, non riduco certamente la stessa ad un esame superficiale della situazione/persona sconosciuta che ho di fronte. se è una persona, valuto sempre se sia il caso di fidarmi di essa, in base ai diversi segnali che mi arrivano ai sensi, e che paragono alla mia esperienza. questo processo, il più delle volte inconscio, è a fondamento di TUTTE le azioni degli esseri umani, dalla più semplice alla più complessa, ed è parte integrante del meccanismo che porta a prendere delle decisioni, dalla più semplice alla più complessa.

e, sempre limitandomi alla mia esperienza, diverse volte mi sono trovato a dubitare fortemente di italiani incravattati, proprio perché l'essere italiano e incravattato mi faceva suonare falsa la persona in particolare che avevo di fronte. lo stesso, all'inverso, m'è capitato con foresti scamiciati, ai quali non avevo nessuna difficoltà ad accordare la fiducia necessaria al buon esito della situazione. 

quanto ai punti da lei elencati, il primo si adatta perfettamente a monsù Ginelli (non me ne voglia, ma è il paradigma degli antirazzisti da sbarco), sul secondo sono pienamente d'accordo (anche se trovo ancora peggiore il caso nel quale il banchiere venga stranamente assolto, o addirittura si costituisca parte civile), la responsabilità civile e penale è SEMPRE individuale, tanto che l'organizzazione del crimine è punita più severamente del crimine commesso in solitaria. tanto che il procuratore di Savigliano (o Fossano, non ricordo bene) ha pensato bene tempo fa di incriminare un intero campo nomadi della zona con l'imputazione di organizzazione criminale dedita al furto, al riciclaggio e alla violenza privata, senza che nessuno si sia sognato di dargli del razzista (almeno all'interno del tribunale e delle FdO).

quanto ai punti da lei elencati, il primo si adatta perfettamente a monsù Ginelli (non me ne voglia, ma è il paradigma degli antirazzisti da sbarco), sul secondo sono pienamente d'accordo (anche se trovo ancora peggiore il caso nel quale il banchiere venga stranamente assolto, o addirittura si costituisca parte civile), la responsabilità civile e penale è SEMPRE individuale, tanto che l'organizzazione del crimine è punita più severamente del crimine commesso in solitaria. tanto che il procuratore di Savigliano (o Fossano, non ricordo bene) ha pensato bene tempo fa di incriminare un intero campo nomadi della zona con l'imputazione di organizzazione criminale dedita al furto, al riciclaggio e alla violenza privata, senza che nessuno si sia sognato di dargli del razzista (almeno all'interno del tribunale e delle FdO).

Ho molto speso avuto da ridire con Monsù Ginelli ma il paragone fra lo zingaro ed il banchiere porta lontano. Sfilare un portafoglio è un reato che in genere si compie da soli, o al limite con un compare, mentre "un banchiere [che] usa i miei risparmi per far arricchire a mie spalle parenti e amici" in genere si avvantaggia di un'organizzazione estesa fatta, oltre che dei suddetti parenti e amici, di altri dirigenti e funzionari di banca complici, revisori dei conti compiacenti, Consob, Antitrust e Banca d'Italia rispettivamente ciechi, sordi e muti come le famose tre scimmiette, magistrati distratti, politici conniventi (difficilmente si diventa banchieri senza spinte politiche, giornalisti servi etc.

Alla fine quando succede il patatrac troppo spesso si cerca di soffocare lo scandalo perchè c'è troppa gente che ha interesse a che sia soffocato, e pertanto il silenzio del banchiere viene comprato con la sua impunità, con qualche eccezione peraltro non edificante come quella di Roberto Calvi.

Dove voglio arrivare? Non certo a teorizzare la non punibilità dei banchieri, ma piuttosto a sottolineare la necessità di agire, mediante vigilanza e regolazione, PRIMA che i banchieri felloni facciano troppi danni, perchè dopo la repressione penale è un'arma spuntata.