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Fiat iustitia, ruat caelum.

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Parlavo di Parigi o Vienna perché sono metropoli paragonabili a Roma.

Ma il discorso di fondo comunque non cambia: se da qualche parte funziona, si copi i sistemi dove funziona. Se un sistema per funzionare deve fare ricorso a concetti mitologici come il "senso civico" o "l'etica del cittadino", oppure alla paura delle multe, vuol dire che non è un buon sistema.

A Roma si parcheggia in doppia fila e si lascia il motorino sul marciapiede non per "inciviltà" o per cattiveria, ma per necessità. Se devo scegliere fra un tempo di percorrenza di un'ora e mezza coi mezzi e 30 minuti col motorino, non ho alcun dubbio. Se i posti per il motorino non esistono, lo lascio sul marciapiede. E il vigile giustamente la multa non me la fa, perché sa che non ho alternative.

È un circolo vizioso, che si fonda sull'incapacità delle amministrazioni di concepire un sistema che funzioni. In tutte le metropoli europee avere il mezzo proprio è praticamente inutile. Non perché la gente è "sensibile ai problemi dell'ecologia" o perché "il senso civico gli impone di prendere i mezzi". Semplicemente perché viaggiare coi mezzi pubblici è comodo, pratico, veloce e persino piacevole.

Bellissima questa sequenza di commenti, bellissima.

Va fatto copy and paste e vanno pubblicati sotto il titolo:

Manuale dell'italiano medio, ovvero mica è colpa mia se il paese è una merda: la colpa è tutta dei politici, è il sistema che non funziona. Io m'arrangio solamente, e che devo fà?

Purtroppo ho il cattivo vizio di generalizzare tutto quello che dico. Il mio intento era solamente quello di distinguere il classico comportamento "incivile" (butto la carta per terra invece di tenermela in tasca aspettando un cestino) distinguendolo da un comportamento incivile generato da istituzioni dadaiste.

Diamogli agli Svedesi 30 anni di gestione demenziale della cosa pubblica e li vedremo trasformati in Romani.

Prendersela con la "maleducazione" e dire "non saremo mai un paese civile" è un discorso speculare a quello di dire "tutta colpa dei politici". A mio modo di vedere sono sbagliati entrambi: la gente può essere educata (carota e bastone o come vi pare), e le istituzioni possono essere migliorate (son loro che devono dare carote più buone e bastonate più forti). Altrimenti boh, andiamocene tutti a casa.

Sono sempre un po' perplesso dopo aver letto i commenti di Michele. Non capisco mai dove sia l'ironia/sarcasmo, e dove parla sul serio. 

Nel caso concreto: la questione quello che importa sia la "cultura" (nel senso di "social capital", "buona educazione", "senso civico", o "civisme", come dicono a Barcellona...) sia importante, o se siano solo le "istituzioni" (tramite gli incentivi che offrono) mi sembra (a) importante, soprattutto quando paragoniamo l'Italia con le nazioni del nord Europa (or, to our greatest shame, to Spain); e (b) ben lontana dall'avere una risposta ovvia. (E solo una risposta palese autorizza il sarcasmo, direi)

Per fare un altro esempio, non molto diverso da quello sollevato da Francesco Lippi: il famoso paper di Ray Fisman e Ted Miguel sulle violazioni del codice della strada da parte dei diplomatici ONU a New York:

http://www2.gsb.columbia.edu/faculty/rfisman/parking_16sep07.pdf

Ora, Fisman e Miguel spiegano i risultati con la rispettiva corruzione e le "norme culturali" nel paese d'origine. La risposta dei ricercatori più orientati a credere nelle istituzioni è che in realtà sono le istituzioni a casa loro (dei diplomatici) che importano: un ambasciatore svedese che non paga le multe viene punito a Stoccolma, un ambasciatore della Liberia viene probabilmente preso in giro se è così fesso da pagare le multa. 

Chi ha ragione? Non mi sembra ci sia una risposta ovvia. (A parte la giustificatissima domanda di cosa determini, in ultima istanza, le istituzioni nei rispettivi paesi d'origine)

Ci sono tanti altri esempi che si potrebbero fare, a partire dalla classica osservazione (usata a sostegno di una tesi o dell'opposto) sugli emigrati e il loro comportamento nel paese d'adozione: gli uni dicono che si comportano sempre un po' come a casa loro (tipo: gli italiani che appendono la biancheria sul loro balcone in Svizzera), gli altri dicono che si adattano alle norme del paese d'adozione (tipo: i messicani che sono sorpresi quando vedono il senso civico dei loro connazionali residenti in USA). 

In any case: non capisco il sarcasmo. 

 

 

Ma il discorso di fondo comunque non cambia: se da qualche parte funziona, si copi i sistemi dove funziona. Se un sistema per funzionare deve fare ricorso a concetti mitologici come il "senso civico" o "l'etica del cittadino", oppure alla paura delle multe, vuol dire che non è un buon sistema.

A mio modo di vedere il fatto di definire  il senso civico un "concetto mitologico'' contiene la risposta a buona parte del problema.  Mi piacerebbe anche sapere esattamente a quale mitologia ci si riferisce.

Traffico....  negli USA le multe le fanno, anche i processi (per direttissima), incredibile ma queste regole  sembrano indurre molti, ANCHE gli italiani ivi trasferiti, a seguire degli  standard. Ma il dubbio si insinua che gli  americani  siano solamente degli avidi attenti al portafoglio,  mentre  noi siamo poeti. No, non funzionerebbe.   Certo noi, in quanto poeti,  abbiamo anche  i ricorsi   e le amnistie,  che spingo poi ispirate penne a profonde e interessanti prose. Ma forse e' solo colpa degli antichi romani,  e  del  fatto che il decumano del castrum non era fatto per il SUV.  Ok.   

 

Pensiamo ai cani allora. Quelli sono piu' o meno come al tempo etrusco (a parte la coda  al posto del serpente).  Perche' nelle  grandi  citta'  nordiche non ci sono le cacche?  I condominii hanno aree attrezzate per i quattro zampe?  Anche li si potrebbe uscire al mattino presto e fare la furbata.   Ma, incredibile,  pare non succeda. E' a causa del freddo?  

 

Sono cresciuto a Firenze, andavo a scuola in centro e mi ricordo che se buttavi una carta in terra la gente ti faceva gli occhiacci, ed era probabile che qualcuno ti dicesse di raccattarla.  C'era il  traffico, come  qui, ma  neanche li ti potevi immaginare di  passare su un marciapiede, in mezzo ai pedoni, con un motorino!  Non so come sia oggi. Qui sotto casa mia passa anche il postino sul marciapiede. Ho smesso di discuterci.  Ditemi voi quante volte avete visto un cittadino esercitare quel minimo di "controllo" .  Una volta, ho sbottato vedendo una donnina  che rubava i fiori dalle aiuole della chiesa,.... non la frequento (la chiesa).... ma insomma! Un mio amico argentino ha discusso a Napoli, incredulo, con una coppia di fidanzatini locali che, finita la pizza, ha tirato il cartone in strada.  Quotidianamente vedo  a Roma il menefreghismo e l'anarchia totale. Con gli ambulanti che sporcano e rumoreggiano in metropolitana, parcheggi in doppia e  tripla fila, ragazzini  e omoni  che buttano carte per terra senza nemmeno guardarsi attorno. 


C'e'  qualche  meccanismo, che non so definire in modo migliore che non usando il termine "senso civico''.   Si potrebbe usare il  termine piu'  ampio di "social capital" ,   o gli studi  della economia della cultura  per ricercare una definizione piu' esatta.   Alcune delle osservazioni raccolte da questi studi sembrano avvalorare  l'ipotesi  che il senso civico esiste, e che lo si puo' anche  misurare

 

Ma io avevo in mente cose molto piu' terra terra. Forse per sciogliere i  dubbi  si  potrebbe fare un esperimento, magari con quelli delle Iene. Andare a Parigi in motorino e' dura, ma la pizza la vendono anche li'.  Compriamone un pezzo, ben  incartato,  e poi  davanti al venditore, o a una fermata dell'autobus, buttiamo a terra la carta.  Ripetiamo l'esercizio  100 volte. A Roma e in tante altre citta'. Poi contiamo i bernoccoli, ed eleggiamo la nuova caput-mundiziae.

Il metodo applicato a Roma e’ comunque insensato, come si fa a trascurare questo fatto? Dal lunedi’ al venerdi’ la fascia oraria per la consegna dei rifiuti e’ 5.30 - 10.30 di mattina. Ci sono persone che possono avere difficolta’ se  vincolati in tali orari (basta pensare alle persone che lavorano di notte), persone che possono avere difficolta’ a spostarsi per distanze medie di 100 mt (come gli anziani) e cosi’ via. Nei punti mobili ci lavorano operatori ecologici che rappresentano un costo, che chissa’ perche’ non sono destinati ad attivita’ piu’ produttive nell’ambito della gestione dei rifiuti.  

Un bravo amministratore pubblico dovrebbe garantire almeno:

1)     

La pulizia della citta’

2)     

Disagi minimi ai cittadini

3)     

Costi “concorrenziali” per il servizio

Il servizio di raccolta rifiuti citato in commenti precedenti, relartivo ad altre citta’ europee, tra cui anche Milano, indica una gestione completamente diversa: raccolta all’interno dei condomini (che garantisce maggiore liberta’ per i cittadini ed identificabilita’ di chi non rispetta la differenziazione) e ritiro un paio di volte alla settimana. Garantisce tutti e tre gli obiettivi minimi.

  Il servizio di Roma sicuramente non ha garantito i primi due obiettivi, e probabilmente non garantira’ nemmeno minori costi.  

Criticare l’incivilta’ e’ sicuramente giusto , ma perche’  non considerare anche  la corresponsabilita’ dell’amministrazione pubblica nell’aver creato una situazione cosi’ grottesca? Veramente si puo’ considerare efficace il metodo adottato, ed inattese le pessime conseguenze di tali scelta?

Agli inizi della sperimentazione della raccolta differenziata umido/secco (pressapoco nel 1988) per le prime due settimane occorreva consegnare a mano personalmente i rifiuti: gli addetti verificavano e ti spiegavano cosa avevi sbagliato se i rifiuti non erano conformi.

Moltissimi brontolarono e si lamentarono, come sempre accade quando si è costretti a cambiare abitudini, ma nessuno gettò sacchetti per strada.

Ripeto che sicuramente i comportamenti delle persone non sono stati civili, però, dopo 22 anni (dal 1998 ad oggi) e l'esperienza maturata in tante altre città più avanti nella raccolta differenziata, veramente ritenete sensato il modello di raccolta rifiuti proposto a Roma?

Mi sembra rivelatore quello che dici all'inizio, e cioè che negli USA "anche" gli italiani sono ligi alle regole del traffico. Ciò significa che il senso civico non è qualcosa di genetico, ma dipende dall'ambiente, e dell'ambiente fa parte anche l'amministrazione pubblica. In Italia, l'amministrazione pubblica si distingue per due cose: fa regole spesso assurde (e qui ha perfettamente ragione CarloDB) e poi, quasi per compensazione, è inefficiente nella sanzione (che, come ho scritto in un altro post, a mio parere è il VERO motivo per cui i nordici sono ligi alle regole: la paura della pena, interiorizzata nei secoli).

Una cosa comunque è evidente, e cioè che il "contagio" dell'ambiente è fondamentale. Ricordo che quando, da ragazzino, andai con i miei in vacanza a Napoli, appena arrivati rimanemmo scioccati dal fatto che, per strada, ogni auto che ti superava suonava il clacson. Ebbene, dopo una settimana di questo trattamento anche mio padre aveva iniziato a farlo, quasi come se ormai fosse per lui una cosa naturale! Viceversa, quando vai in posti dove lo stile guida è molto tranquillo e civile (ad es. in Germania), ti viene spontaneo essere tranquillo e civile anche tu.

appena arrivati rimanemmo scioccati dal fatto che, per strada, ogni auto che ti superava suonava il clacson.

hai voglia

vicino Catania vidi due baldi giovani , con aria molto contrita , spingere un auto

chiesi cosa fosse successo e mi risposero che non funzionava il clacson