Titolo

Fiat iustitia, ruat caelum.

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Bellissima questa sequenza di commenti, bellissima.

Va fatto copy and paste e vanno pubblicati sotto il titolo:

Manuale dell'italiano medio, ovvero mica è colpa mia se il paese è una merda: la colpa è tutta dei politici, è il sistema che non funziona. Io m'arrangio solamente, e che devo fà?

Purtroppo ho il cattivo vizio di generalizzare tutto quello che dico. Il mio intento era solamente quello di distinguere il classico comportamento "incivile" (butto la carta per terra invece di tenermela in tasca aspettando un cestino) distinguendolo da un comportamento incivile generato da istituzioni dadaiste.

Diamogli agli Svedesi 30 anni di gestione demenziale della cosa pubblica e li vedremo trasformati in Romani.

Prendersela con la "maleducazione" e dire "non saremo mai un paese civile" è un discorso speculare a quello di dire "tutta colpa dei politici". A mio modo di vedere sono sbagliati entrambi: la gente può essere educata (carota e bastone o come vi pare), e le istituzioni possono essere migliorate (son loro che devono dare carote più buone e bastonate più forti). Altrimenti boh, andiamocene tutti a casa.

Sono sempre un po' perplesso dopo aver letto i commenti di Michele. Non capisco mai dove sia l'ironia/sarcasmo, e dove parla sul serio. 

Nel caso concreto: la questione quello che importa sia la "cultura" (nel senso di "social capital", "buona educazione", "senso civico", o "civisme", come dicono a Barcellona...) sia importante, o se siano solo le "istituzioni" (tramite gli incentivi che offrono) mi sembra (a) importante, soprattutto quando paragoniamo l'Italia con le nazioni del nord Europa (or, to our greatest shame, to Spain); e (b) ben lontana dall'avere una risposta ovvia. (E solo una risposta palese autorizza il sarcasmo, direi)

Per fare un altro esempio, non molto diverso da quello sollevato da Francesco Lippi: il famoso paper di Ray Fisman e Ted Miguel sulle violazioni del codice della strada da parte dei diplomatici ONU a New York:

http://www2.gsb.columbia.edu/faculty/rfisman/parking_16sep07.pdf

Ora, Fisman e Miguel spiegano i risultati con la rispettiva corruzione e le "norme culturali" nel paese d'origine. La risposta dei ricercatori più orientati a credere nelle istituzioni è che in realtà sono le istituzioni a casa loro (dei diplomatici) che importano: un ambasciatore svedese che non paga le multe viene punito a Stoccolma, un ambasciatore della Liberia viene probabilmente preso in giro se è così fesso da pagare le multa. 

Chi ha ragione? Non mi sembra ci sia una risposta ovvia. (A parte la giustificatissima domanda di cosa determini, in ultima istanza, le istituzioni nei rispettivi paesi d'origine)

Ci sono tanti altri esempi che si potrebbero fare, a partire dalla classica osservazione (usata a sostegno di una tesi o dell'opposto) sugli emigrati e il loro comportamento nel paese d'adozione: gli uni dicono che si comportano sempre un po' come a casa loro (tipo: gli italiani che appendono la biancheria sul loro balcone in Svizzera), gli altri dicono che si adattano alle norme del paese d'adozione (tipo: i messicani che sono sorpresi quando vedono il senso civico dei loro connazionali residenti in USA). 

In any case: non capisco il sarcasmo.