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Fiat iustitia, ruat caelum.

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Non l'ho detto per improbabili compensazioni tedesco-italiche o per alimentare stereotipi, ho solo messo in guardia sul fatto che il concetto di "senso civico" può essere scivoloso. Diciamo che nel senso civico "tedesco" il cittadino si sente responsabile verso la comunità (o lo Stato), mentre in quello "liberale" ("americano"?) si sente responsabile verso sé stesso, come fondamento e LEGITTIMAZIONE della comunità o dello Stato.

Diciamo che nel senso civico "tedesco" il cittadino si sente responsabile verso la comunità (o lo Stato), mentre in quello "liberale" ("americano"?) si sente responsabile verso sé stesso, come fondamento e LEGITTIMAZIONE della comunità o dello Stato.

Il senso civico corrisponde piu' o meno alla consapevolezza che per il proprio successo personale nel mondo dipende o e' correlato dalla coesione della propria comunita' e dalla capacita' della propria comunita' di competere col resto del mondo.

Il senso civico si sviluppa in maniera naturale perche' e' demograficamente vincente specie in passato, le societa' civiche sono in genere piu' produttive, perche' la divisione del lavoro e' piu' facile e piu' ordinata (e in passato piu' produttive significava capaci di sostenere una popolazione sempre maggiore).  Inoltre le societa' civiche sono vincenti dal punto di vista militare.  Il senso civico viene facilitato dall'uniformita' (ad esempio di lingua, di religione, di cultura) ma secondo me si sviluppa e si forma particolarmente quando una societa' di "pari" deve competere col resto del mondo, come ad esempio e' accaduto per i comuni medievali italiani.  Ci sono ricerche documentate (Guiso, Sapienza, Zingales) che documentano come gli indicatori di senso civico (es. donatori di sangue) sono correlati in Italia alla passata presenza di comuni medievali.

L'Inghilterra e' un Paese storicamente molto disomogeneo e anche arretrato, ai margini della civilizzazione dell'Asia del Sud-Ovest, come la chiama J.Diamond, dove pero' delle elites particolarmente capaci hanno costruito una societa' ben organizzata e a partire dal ~1650 vincente in Europa e quindi nel mondo. Il successo "imperiale" inglese e' stato determinante secondo me nel costruire il senso civico anglosassone come coscienza di appartenere ad una societa' composita ma ben organizzata e vincente, piuttosto che ad un popolo che e' tale solo per omogeneita' di lingua e cultura. Questo spiega secondo me il carattere distintivo del senso civico inglese.

Il senso civico tedesco e soprattutto scandinavo si forma invece secondo me primariamente a partire dalle caratteristiche di particolare uniformita' di quelle popolazioni per lingua e cultura, e in parte solamente anche di religione. Oltre a cio' la societa' tedesca e in particolare quella scandinava e' storicamente meno "sperequata" rispetto a Francia, Italia, Spagna e anche Inghilterra, per l'assenza di dominazioni straniere che abbiano formato elites molto separate dalle masse.  In Germania e specie in Scandinavia le differenze tra masse ed elites, fino alle famiglie regnanti, sono storicamente modeste rispetto ad altri Paesi.

Come si e' visto sia il senso civico inglese che quello tedesco hanno reso quelle societa' competitive sia economicamente sia militarmente.  Le aberrazioni storicamente collegate con il senso civico tedesco trovano origine dal fatto che c'e' stata col nazionalismo e poi col nazional-socialismo l'associazione che il senso civico e quindi il successo del Paese fossero indissolubilmente legati all'uniformita' e alla purezza etnica.  Il caso del successo inglese e anglosassone ha dimostrato a sufficienza che non e' cosi'.

E' interessante notare che anche nei Paesi scandinavi ci sono state degenerazioni in qualche modo associate con l'alto livello di senso civico di quelle popolazioni, che si devono piuttosto comprendere come collegate con la loro natura di societa' estremamente omogenee, intendo i programmi eugenetici di inizio '900.

Insomma ci sono dei pericoli quando il senso civico e' molto legato a caratteristiche di uniformita'.  L'Italia e' un Paese storicamente disomogeneo e sperequato e pertanto non e' naturalmente portato a queste degenerazioni, per quanto col Fascismo sia riuscito a produrre la sua parte di danni.  Il problema dell'Italia sta nel fatto che ne' uniformita' interna ne' tantomeno la qualita' delle elites e il successo del Paese hanno la possibilita' di aumentare il livello di senso civico interno.  Il mediocre livello esistente, concentrato nel centro-nord, risale ai comuni medievali e ogni anno in piu' di malgoverno italiano unitario secondo me lo sta progressivamente azzerando.

 

Su NFA capita di trovare di tutto, anche commenti davvero interessanti. Questo è uno di quelli.

Chapeau.

La tua analisi è molto interessante e in gran parte condivisibile. Quello che a mio parere si può precisare, è che in Italia, ahimè, di senso civico ce n'è poco, ma quando c'è è del tipo "continentale".

Alcuni anni fa, ad esempio, ebbe molto successo la ricerca di Putnam sul grado di civismo delle diverse regioni italiane. Confesso che non l'ho letta di prima mano, ma ricordo che fra i parametri l'autore inseriva anche la partecipazione elettorale. In realtà, in quel caso applicava categorie anglosassoni a una realtà ben diversa, perché è evidente che l'alta partecipazione elettorale italiana è un portato della politica totalizzante dei partiti e delle ideologie di massa, che non è esattamente l'adesione più consapevole e spontanea dell'elettore americano. Quindi magari sì, sarà anche segno di senso civico, ma un senso civico diverso, più passivo. E in ogni caso, dire che ci sia più senso civico in Toscana o in Puglia che in Wyoming solo perché lì la gente vota meno, non mi sembra molto credibile.

Fra l'altro, nel modello anglosassone l'adesione ai valori e ai doveri della comunità non è esente dalla facoltà del cittadino di criticarla. I Tea parties, ad esempio, chiedono il ritiro dello Stato e l'alleggerimento fiscale richiamandosi ai fondamenti dello Stato stesso. In Italia, se ti provi a dire che le tasse sono alte ci passi da evasore o amico degli evasori.... Insomma, si passa dal cialtronismo diffuso al talebanismo statolatra.

E in ogni caso, dire che ci sia più senso civico in Toscana o in Puglia che in Wyoming solo perché lì la gente vota meno, non mi sembra molto credibile.

Anche perchè la percentuale di popolo in Italia che va a votare perchè ha paura di ritorsioni o di schedature ("se non vai a votare non puoi fare i concorsi pubblici" e cretinate simili) è molto alta. Non vanno per senso civico, ma per ignoranza (più precisamente paura dovuta all'ignoranza).

O anche semplicemente per conformismo. Dalle mie parti la partecipazione elettorale è sempre stata altissima, ma era una forma di controllo sociale. Era come dire, "vedete? anche io compio il mio dovere verso il partito". Chi non ci andava si esponeva alla riprovazione pubblica. E' un po' come neglia ambienti molto cattolici andare a messa (fermo restando che il voto o la messa possono benissimo essere esercitati anche con piena adesione e consapevolezza, questo è perfino banale ribadirlo).

Alcuni anni fa, ad esempio, ebbe molto successo la ricerca di Putnam sul grado di civismo delle diverse regioni italiane. Confesso che non l'ho letta di prima mano, ma ricordo che fra i parametri l'autore inseriva anche la partecipazione elettorale.

Putnam era ben cosciente dei problemi che elenchi, e ne discute esplicitamente nel suo lavoro.  Infatti come indicatore di tradizione civica non considera la partecipazione alle elezioni politiche o amministrative (dove la partecipazione puo' essere di tipo clientelare e/o motivata da interessi personali) ma considera invece la partecipazione ai referendum (referenda turnout).  In ogni caso la partecipazione ai referendum e' solo uno degli indicatori usati.  E' evidente che anche la partecipazione ai referendum in Italia e' motivata in parte da spirito di fazione oltre che da senso civico, peraltro.

Un punto dove Putnam a mio parere e' stato un po' ingenuo e' stato quello che includere nell'indicatore di "institutional performance" cioe' di efficienza delle istituzioni locali l'applicazione a livello regionale della legge sull'aborto, con un ruolo dominante nel periodo considerato.  Infatti mi aspetto che quella legge sia stata applicata con molto maggior zelo nelle regioni rosse rispetto a quelle bianche per motivi politici piuttosto che di efficienza.  Questa scelta potrebbe spiegare perche' l'efficienza istituzionale delle regioni rosse risulta (leggermente) superiore a quella delle regioni bianche del Nord nella versione finale del lavoro di Putnam, mentre in una prima versione la regione piu' efficiente era la Lombardia.

Fra l'altro, nel modello anglosassone l'adesione ai valori e ai doveri della comunità non è esente dalla facoltà del cittadino di criticarla. I Tea parties, ad esempio, chiedono il ritiro dello Stato e l'alleggerimento fiscale richiamandosi ai fondamenti dello Stato stesso. In Italia, se ti provi a dire che le tasse sono alte ci passi da evasore o amico degli evasori.... Insomma, si passa dal cialtronismo diffuso al talebanismo statolatra.

Sia lo Stato inglese sia gli USA piu' o meno nascono o comunque hanno come fondamento storico una ribellione di "pari" contro lo Stato, i nobili contro il re in UK ai tempi della Magna Charta, la rivoluzione anti-inglese negli USA.  Pertanto chiunque si puo' legittimamente richiamare a quei motivi fondanti in quei due Paesi, e nonostante i secoli intercorsi le loro societa' conservano una forte carica a favore degli individui e contro l'assolutismo statale.  Purtroppo emergenza dopo emergenza (guerre mondiali, crisi del '29, tarrorismo globale e ultima crisi) anche USA e UK come societa' stanno degenerando nella direzione di un sempre maggiore interventismo e intermediazione statale e di restrizione delle liberta' individuali sia economiche che non economiche.

Inutile aggiungere che lo Stato italiano ha una storia completamente diversa, nasce da una monarchia reazionaria ai tempi di Napoleone che ha in seguito riluttantemente concesso uno Statuto ottriato, evoluto poi nel Regno  in una poco funzionante democrazia basata sul censo, che ha dato luogo infine ad una democrazia populista- clientelare basata sul voto di massa di semianalfabeti.  L'occasione per partire da zero con una democrazia "civica" e' stata la Resistenza, ma come nel caso del Risorgimento i fatti hanno coinvolto solo una minoranza degli italiani, senza coinvolgere le masse, e oltre a questo una parte consistente dei resistenti erano preda di ideologie bacate incompatibili con una democrazia civica.

Il risultato e' l'Italia non ha nella sua storia un decente evento fondante che abbia coinvolto le masse in una esperienza "civica" sufficientemente "pulita" e condivisa.  Per trovare qualcosa di degno bisogna andare indietro alla Lega Lombarda, che pero' ha riguardato solo il Nord. Oppure bisogna limitarsi al Veneto dove ci sono diversi episodi "civici" legati alla Serenissima, per esempio la riconquista dei possedimenti di terraferma dopo la sconfitta di Agnadello contro la Lega di Cambrai.

concordo direi su tutto e prendo atto della precisazione su Putnam, col quale mi scuso!