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Parliamo seriamente di Vendola (II). Concorrenza e mercato

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Fa ridere (o piangere) anche a me. Detto ciò: qual'è la linea di demarcazione? Questa gente si fa eleggere proprio perché poi va a decidere le DOC (e molto altro...), perché questo rappresenta, lo vogliamo o no, un potere, piccolo o grande che sia, traducibile in favori, soldi, ragazze, gite premio, chi più ne ha più ne metta. Se togliamo questo, cosa rimane? O meglio, cosa vogliamo che rimanga?

L'interessamento ai beni comuni: difesa, sanità, legalità e poco altro. Non a caso il post parlava dell'approccio vendoliano che, secondo me, non è tanto dissimile dal tremontismo e dal bigottume alla sacconi.

L'interessamento ai beni comuni: difesa, sanità, legalità e poco altro. Non a caso il post parlava dell'approccio vendoliano che, secondo me, non è tanto dissimile dal tremontismo e dal bigottume alla sacconi.

Glielo dici tu? A me vien da ridere... Questi hanno i canini infilati fino alle gengive nella carcassa e tu mi parli di bene comune? Torno a lavorare e produrre, mi sa che qui perdo tempo.

Torno a lavorare e produrre, mi sa che qui perdo tempo.

E' sempre una buona soluzione. Faccio solo notare che la chiusura della tua frase che ho riportato ed evidenziato era: "...cosa vogliamo che rimanga?". Alla domanda ho dato la mia risposta. E torno a lavorare anch'io

Si, Luzo48, va tutto bene, possiamo avere un "libro dei sogni", forse però bisogna pure essere un pò più pragmatici e concreti, o no? Comunque interessante, mi aspettavo risposte più articolate, mi sa che non abbiamo abbastanza tempo.

Comunque interessante, mi aspettavo risposte più articolate, mi sa che non abbiamo abbastanza tempo.

Intanto penso che sia utile porsi obiettivi ambiziosi e capisco bene che quanto ho sostenuto lo sia. Ma quanto a tempo ed articolazione di un ragionamento, mi pare che neppure ............... hanno i canini infilati fino alle gengive nella carcassa ..........sia esaustivo dell'argomento. Lo dico senza polemica, davvero, e mi spiace, a meno di essermi sbagliato, di aver colto il senso di una replica sprezzante che non avrebbe motivo di essere.

Se disappunto era manifestato, voleva essere in direzione della situazione attuale "in toto" e della incapacità sostanziale a disegnare e discutere un modello "sostenibile", soprattutto da quelli che da queste parti sono invece pronti in altre occasioni a spaccare il capello in quattro. A me personalmente Vendola interessa poco, quello che mi piacerebbe sarebbe invece vedere costruire un'iniziativa concreta che però indirizzi davvero la situazione attuale.

Le domande, rese più esplicite, credo non siano solo le mie ma sono piuttosto di generazioni di cittadini...:

- E' possibile costruire un'idea "tecnica" di gestione della cosa pubblica che venga condivisa o addirittura adottata (nei fatti, non a parole) dalla politica?

In teoria mi sembra possibile costruire un'idea basata sui "doveri", es. vincoli dovuti rispetto al debito pubblico, ma assai più difficilmente mi sembra si possa influenzare la politica quando si tratta di ridistribuire le risorse, dove i giochi sono inevitabilmente di parte e quindi "più intervengo più mangio".

- E' possibile che quest'idea sia "oggettivamente" condivisibile, e dunque che tuteli realmente gli interessi di base della maggioranza dei cittadini?

Come per l'esempio "spontaneo" più su della DOC, una regola può essere applaudita in quanto aiuta una definizione qualitativa del prodotto ed i consumatori (ma anche i consorzi...) e criticata in quanto "gamba tesa" verso gli imprenditori. Dunque anche qui non vi è speranza, vince il più forte nello specifico momento storico...

- E' possibile costruire su questi principi un nuovo modello di funzionamento dello Stato?

Anche qui in teoria si, a meno però di ridefinire le competenze di tutti gli attori in gioco, cosa di conseguenza irrealizzabile date le cardinalità oggi in gioco, come sta dicendo casualmente Vaime in questo momento.

Questo dovrebbe spiegare perché alla fine Tremonti e Vendola non siano così lontani, o no? Forse semplifico troppo, ma a mio modesto avviso queste sono domande senza risposta positiva, in particolare in Italia, e quindi teniamoci i politici (e gli economisti) che ci meritiamo, ben sapendo che tutti cercano di portare acqua al proprio mulino, e navighiamo a vista...