Titolo

Lega Nord, da cura a cancro

4 commenti (espandi tutti)

Come avrai notato non ho parlato di "massacri" ed altre cose. Che di un'occupazione militare si sia trattato, non mi sembra però da dubitarsi: per scalcagnato che fosse, l'esercito borbonico venne affrontato e sconfitto sul piano militare e non ricordo particolari masse festanti che insorgevano da Foggia a Reggio o da Salerno a Palermo invocando i Savoia, no?

Mi sembra indubbio, ricordo vecchie discussioni su questo sito a cui anche tu hai contribuito, che almeno per i primi decenni la relazione fra governo Savoia e popolazione del Sud non fu tra le più felici e che le politiche economiche di quegli anni non furono, diciamo così, particolarmente friendly con quella sparuta borghesia industriale che esisteva attorno a Napoli. Non sto sostenendo che sarebbe stato "ottimo" farlo, sto dicendo che non lo fecero e che i gruppi sociali di riferimento per i Savoia, al Sud, furono quelli che furono.

Infine, la scelta di NON dare ai contadini la terra e di NON fare la riforma agraria, quella almeno sarà ben stata una scelta che Savoia e soci fecero, no? Di nuovo, il controfattuale secondo cui "anche se avessero redistribuito le terre ed abolito i regimi feudali non avremmo avuto nel Sud un'agricoltura maggiormente efficiente e produttiva" può anche essere che sia corretto ... ma può anche essere che no, no? Semplicemente, il fatto è che non si fece.

Come avrai notato non ho parlato di "massacri" ed altre cose.

Infatti: l'ho attribuita ai "meridionalisti piagnoni" (tipo Pino Aprile 'Terroni')

 

Di nuovo, il controfattuale secondo cui "anche se avessero redistribuito le terre ed abolito i regimi feudali non avremmo avuto nel Sud un'agricoltura maggiormente efficiente e produttiva" può anche essere che sia corretto ... ma può anche essere che no, no?

Mai scritto o detto che la riforma agraria nel 1860 avrebbe migliorato la situazione dell'agricoltura e dell'economia meridionale. Si tratta di cazzata ardita ipotesi storiografica formulata da Sereni (sostanzialmente per motivi politici) e poi da lui attributa a Gramsci, che faceva più fino. Innazitutto, per la precisione i  regimi feudali furono aboliti da Napoleone nel Mezzogiorno Continentale e nel 1806 in Sicilia (Sereni parla di "residui feudali"  = tutti i contratti che non gli piacevano). Inoltre, si tratta di un counterfactual non gestibile (tutto dipende da come si redistribuiscono le terre, a chi, con quanti sussidi per cominciare etc.). Infine l'agricoltura del Sud non era così male, almeno fino al 1891, come ho tentato di dimostrare in un oscuro articolo sulla Rivista di Politica Economica (2008). In particolare,  la produttività per addetto era superiore del 30% a quella del Nord e la produttività totale dei fattori più o meno simile.

 

 

 

l'agricoltura del Sud non era così male, almeno fino al 1891, come ho tentato di dimostrare in un oscuro articolo sulla Rivista di Politica Economica (2008)

In Sicilia lo spartiacque è probabilmente l'inverno del 1881, l'arrivo della filossera, ma il chiodo sulla bara lo misero le politiche del governo centrale, in special modo la guerra doganale con la Francia iniziata nel 1887. Nel 1891 i contadini siciliani avevano già iniziato a votare con i piedi (*), a decine di migliaia erano immigrati nel nordafrica (100 mila soltanto in Tunisia alla fine del XIX secolo) dove potevano comprare o affittare terra più facilmente, ed avevano meno problemi ad esportare nel loro mercato principale, la Francia appunto.

Gli effetti di quella guerra doganale sono visibile ancora oggi, ad esempio prima del 1891 la principale zona vinicola dell'isola era la zona attorno all'Etna, mentre oggi è il distretto vinicolo di Trapani.

(*) e tra l'altro non erano stati i primi, la gente di mare aveva votato con le vele praticamente a stretto giro di posta ...

il chiodo sulla bara lo misero le politiche del governo centrale, in special modo la guerra doganale con la Francia iniziata nel 1887

Coincidenzialmente, ne parla anche l'articolo di Pareto nel soggetto, a pagina 19 :)