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Lega Nord, da cura a cancro

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Una bell'articolo Michele, anche se non mi pare troppo necessario giustificare le proprie convinzioni e adesioni, passate o presenti: la lega non è l'unico partito che ha deluso e tradito le sue originarie aspirazioni. Anzi, mi sembra che il problema non sia tanto della Lega o dei partiti in generale, quanto del fatto che la posta in gioco è molto più allettante, e rappresenta uno stimolo a competere molto più significativo, per un Calderoli che per un Boldrin, come per un Fassina piuttosto che per un Ichino. Tutto qui.

Non ho letto tutta la lunga trafila di commenti, e non so se il tema sia già stato affrontato, ma un esempio abbastanza lampante di come la Lega abbia capovolto completamente la propria posizione è quello delle quote latte, dove ha preferito ereditare lo stesso sistema che aveva in passato contestato e applicandolo solo ai fedelissimi.

A proposito di quote latte e tralasciando il ruolo della Lega, non ho mai del tutto capito se l'introduzione del sistema delle quote non abbia propiziato l'esistenza di persone con il latte e senza le quote accanto a persone con le quote e senza il latte.

Il sistema delle quote ha propiziato tante conseguenze, tra cui quello della compravendita delle quote stesse, che fa sì che, effettivamente, ci siano ex produttori che mettono all'asta i loro diritti e produttori che per aumentare la produzione devono comprarli. Un po' come le licenze commerciali. Un sistema in cui la politica e le organizzazioni professionali svolgono un lucroso ruolo di intermediazione, e tendenzialmente criminogeno.

Le quote latte sono state create per cartellizare il mercato del latte europeo, non ci vedo altro fine . Chi non le rispetta "rompe la sacralità del cartello" e fa un sacco di soldi. Da che mondo è mondo un cartello per essere sostenibile deve prevedere delle sanzioni per i furbetti, ma la lega, a quanto pare, non ha studiato IO.

In parte è così, ma non solo. l'obbiettivo dell'istituzione del regime delle quote è quello di stabilizzare i mercati esercitando un controllo sui prezzi, nella fattispecie contingentando l'offerta. La stabilità dei prezzi è sempre stato il primo fine delle politiche agricole europee, nelle loro diverse declinazioni, e in questo, come in altri casi, i primi a farne le spese sono i consumatori che si trovano a pagare un prezzo condizionato al rialzo e, come contribuenti, a pagare i sussidi e a mantenere tutto il carrozone pubblico e parapubblico che presiede alla gestione del sistema.

Il problema della Lega è che un tempo contestava (giustamente) il sistema stesso, parlando di apertura dei mercati, competizione, ecc. mentre oggi parla la stessa lingua che parlavano prima, per es. Coldiretti e la DC, chiedendo tutele per i produttori e la dimensione non competitiva delle loro aziende, protezioni sui mercati, ecc.

L'unica cosa paradossale è che mentre alcune migliaia di produttori si sono messi in regola, hanno pagato le multe e hanno dovuto, per aumentare la produzione, acquistare nuove quote, sono rimaste 560 aziende che hanno beneficiato praticamente da sole dell'aumento della quota latte nazionale, ma che avrebbero dovuto mettersi in regola. Invece nuove proroghe, e nuove procedure d'infrazione per noi...