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Lega Nord, da cura a cancro

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Risposta sbagliata!

[...]

Siccome invece la produzione della ricchezza, così come tutte le vicende economiche, è un fatto sociale (gli economisti dovrebbero farsene una ragione), presuppone una società (con tutto ciò che ne consegue, anche in termini negativi, si intende)

forse non ti sei accorto che l'economia è un ramo della macroclasse "Scienze Sociali", oppure hai appena scoperto l'acqua calda, con buona pace degli economisti (che in effetti devono essere abbastanza tordi per inserire il proprio oggetto di studio in un ambito per poi non farsene una ragione)  http://en.wikipedia.org/wiki/Social_sciences 

O forse sarebbe il caso di capire che la società non è IL PRINCIPIO, ma il punto di arrivo. Ossia, la società esiste perché amplifica enormemente la capacità di produzione di ricchezza (ricchezza in senso lato), non viceversa. Pensa alla selezione naturale: che senso ha per il tirannosauro andare a caccia in branco, se è il più grosso? l'uomo, non essendo tirannosauro, per ottenere ricchezza (es. sicurezza, cibo, etc) ha formato le tribù, non viceversa. La società è il MEZZO dei suoi componenti, non il Fine Sacro che alcune correnti idolatrano. 

Risposta alla tua domanda: se chi produce ricchezza smette di produrla avremo una società povera (ma ti serviva davvero questa risposta? :))

Se chi produce ricchezza se ne va, chi rimane (si spera) capirà che FORSE quella data tipologia di ricchezza non era sostenibile e cercherà di trovarla altrove.

Cosa che porta a contestare quando scrivi:

NB il punto vero ovviamente è stabilire CHI produca davvero ricchezza in questa società.

poiché il punto non è CHI produce davvero ricchezza in una società (meglio, in un contesto geografico socio-economico), ma COSA può produrre ricchezza. Forse allora si capirebbe che parlare di POLITICHE INDUSTRIALI DEL MEZZOGIORNO e poi lamentarsi dei competitors cinesi è un pò una cazzata, e che i 2/3 del patrimonio cultural-turistico del mondo sono un qualcosa che nessuno riucirà a contraffare, e su cui FORSE darebbe un pò più di ritorni per tutti. zio billy, i tedeschi riescono a vendere quattro mura in croce come fossero, che so Pompei! ops..

 

 

Grazie per avermi fornito senza sforzo un lampante esempio di fallacia economicistica.

Secondo questo modo di pensare lo scopo della società sarebbe lo svolgimento di attività economiche. Non sarebbero cioè le attività economiche a consentire il funzionamento della società e in ultima istanza il benessere degli individui, bensì questi ultimi al servizio della produzione di beni, servizi, ecc.

Per quanto mi riguarda si tratta di una inversioni dei mezzi con i fini. Profondamente disumanizzante. Poi vedete voi...

"Secondo questo modo di pensare lo scopo della società sarebbe lo svolgimento di attività economiche. Non sarebbero cioè le attività economiche a consentire il funzionamento della società e in ultima istanza il benessere degli individui, bensì questi ultimi al servizio della produzione di beni, servizi, ecc."

Senza voler andare agli albori delle societa' di cacciatori-raccoglitori, i motivi per cui abbiamo societa' umane di migliaia/milioni/miliardi di persone e' principalmente perche' quella e' spesso la scala efficiente dal punto di vista militare e/o economico - altrimenti saremmo rimasti a bande di poche decine o centinaia di persone.

Non e' che gli individui siano "al servizio della produzione di beni, servizi" (che non sono nemmeno sicuro di capire bene cosa significhi), ma le societa' umane piu' diffuse nascono per consentire il funzionamento efficiente della produzione di beni e servizi (inclusi quelli di tipo militare), non il contrario.

Poi naturalmente l'evoluzione delle societa' non e' determinata esclusivamente da questi motivi "economicistici" e, nel caso delle moderne societa' democratiche, il dibattito politico dovrebbe servire proprio a influezarne l'evoluzione.

Ecco, appunto, il dibattito politico dovrebbe guidare l'evoluzione delle attività produttive, non il contrario, che poi è quello che si fa qui, cioè pensare che c'è sempre e solo un modo per fare le cose: quello più efficiente (per chi poi è sempre un mistero) dal punto di vista economico a prescindere dalle ricadute sociali, nel nome di una pretesa neutralità scientifica.

Ma guidare lo "sviluppo delle attività produttive" è un lavoro da imprenditore, per prova ed errore non da burocrate o da politico. Mai sentito parlare di Alitalia, FFSS, EFIM, ILVA. Goia Tauro, etc? Non lavoriamo così per passatempo ma per risolvere problemi e bisogni del prossimo

For the record: avevo detto che il dibattito politico dovrebbe influenzare l'evoluzione delle societa' (invece di essere aria fritta, per esempio), ma questo non significa che il dibattito politico debba "guidare l'evoluzione delle attività produttive" nel senso tradizionale di "politica industriale".

Almeno per quanto riguarda l'Italia contemporanea, temo abbia ragione phileas (arghh, non pensavo che avrei mai scritto questo; tutta colpa tua, Claudio ;-) a ricordarci i vari disastri nazionali in materia.