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Lega Nord, da cura a cancro

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Mi aggiungo al coro delle critiche...

quale parte è superficiale, ossia che ignora dati, fatti e analisi rilevanti?

allora

Il vizio che affligge l'entità politica chiamata Italia - rendendola, assieme al Belgio, un'anomalia nel consesso degli stati europei - è di essere stata il frutto di un'operazione d'imperialismo militare, politico, economico e financo culturale. Tale atto d'imperialismo fu compiuto da una dinastia oscurantista e mediocre, i Savoia,

mi sembra la vittoria postuma e cambiata di segno degli storici sabaudisti che vedevano  ogni mossa del regno di Savoia a sud delle Alpi nel Sei-Settecento come "il nostro imminente Risorgimento" (titolo di un dimenticato saggio di C. Calcaterra). Per una rassegna delle interpretazioni del Risorgimento come "conquista regia" da Oriani a Gobetti, ci sono le note di Gramsci sul Risorgimento e a livello accademico l'opera di Walter Maturi. In realtà, bisogna ricordarsi che i vari stati italiani preunitari sono quelli ricreati dalla Restaurazione, (forse per malinteso nazionalismo si tende a sottovalutare l'esperienza napoleonica con i suoi effetti modernizzatori e di unificazione legislativa e culturale. Lo so, c'è chi ancora s'incazza per Campoformio...), non quelli del Rinascimento.

Comunque,  in quanto all'imperialismo, _tutti_ gli stati europei sono il risultato di un imperialismo dinastico... solo che è successo prima e Tudor, Stuart, Capeto e C. hanno avuto più tempo. E poi l'imperialismo sabaudo va contestualizzato nel quadro europeo:

comunque li si giudichi (la mia opinione generale su re e monarchi è "king, lamp-post, noose , some assembly required" ), Carlo Alberto ha abdicato pur di mantenere un regime costituzionale parlamentare con la libertà di stampa. A quel punto la differenza politica tra regno di Sardegna e altri stati italiani è diventata insormontabile. Una federazione italiana con un pezzo liberale e il resto assoluto e teocratico non era più fattibile. A meno di non auspicare che anche il Piemonte fosse tornato all'assolutismo dopo il '48, ma allora lo sviluppo avrebbe visto un dominio ancora più radicale del blocco storico che giustamente detesti, con esiti tra Russia zarista, paesi balcanici e America latina.

Tutt'altro, infatti, come innumerevoli episodi della storia "risorgimentale" confermano. Tale imperialismo va contrapposto ad un non impossibile accorpamento confederale (ed eventualmente federalista) di entità politiche, culturali ed economiche che - essendo diverse, separate e non immediatamente compatibili nel 1860 - continuavano ad esserlo nel 1946 

 Un'Italia divisa dopo il '48 e poi dopo il '60 diventa oggetto delle mire della politica delle potenze europee. Visto che io sono quello che si diletta di storia alternativa... forse l'Inghilterra avrebbe potuto mirare a stabilire un'alleanza con i Borboni per controllare il Mediterraneo, ma è difficile per motivi politici e culturali. Sennò il Regno di Napoli diventa di fatto la base navale di Tegethoff e della K. und K. Kriegsmarine. Insomma, le pressioni internazionali avrebbero reso impossibile una confederazione di stati. L'alternativa, un patto federale/regionalista tra il Sud di Garibaldi e il centro delle varie rivoluzioni locali nel centro da una parte e i piemontesi probabilmente finiva con una guerra civile.

Va anche ricordato che il federalista Cattaneo lo era in un senso paradossalmente "centralista": non ci doveva essere alcun termine medio tra le "repubblichette", cioè i comuni, e il "repubblicone", il governo centrale. Cattaneo è un autore che io ammiro e su cui portai, romano, una tesina alla maturità con esiti un pò diversi da quelli del Trota, me è assolutamente impraticabile e non ha niente a che vedere col federalismo USA o Bundesrepublik: un federalismo in quei termini nel Risorgimento non lo ha portato avanti nessuno.

Insomma, l'analisi storica è superficiale. Il che non toglie che i problemi di oggi siano reali.