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Lega Nord, da cura a cancro

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Non sono d'accordo.  I vertici di Confindustria hanno puntato sul PD anche alle ultime elezioni, tanto e' vero che Colaninno e Calearo (imprenditore antileghista dell'indotto FIAT, con responsabilita' passate nella Confinduatria veneta) si sono schierati anche personalmente con il PD. Non devi confondere i piccoli imprenditori di Confindustria, che hanno applaudito Berlusconi a Vicenza, con i vertici rappresentati in quell'occasione da Della Valle e da De Bortoli che si sono comportati anche allora molto diversamente. I grandi imprenditori storici assistiti sono schierati tradizionalmente a sinistra.  E' vero che poi anche loro specie quando Berlusconi va al potere cercano un qualche accomodamento (vedi compromesso SB-Agnelli su Ruggiero nel 2001), alla ricerca di aiuti pubblici, ma almeno fino ad oggi quando si arriva alle elezioni si schierano con l'Ulivo in passato e col PD ora.

Che Colaninno e Calearo si sian schierati col PD non e' sintomo di adesione ad una visione operaista ma piuttosto il tassello di una strategia inciucista, peraltro non originale: le vicende di Tangentopoli mostrano che la grande industria pagava un po' tutti (persino quegli sciammannati della Lega), in certe cose bisogna essere ecumenici.

Anche Berlusconi, che aveva sempre avuto come referente politico Craxi, non si fece alcun problema a cmabiar cavallo, puntando sul partito di Fini, che rispetto al Craxismo era agli antipodi. Concepire la politica italiana in termini di "posizioni tradizionali" che si perpetuano dall'unita' d'Italia potrebbe essere fuorviante.

Una domanda: quelli della cordata CAI erano assisti, anti-assisti o fritto misto?

Che Colaninno e Calearo si sian schierati col PD non e' sintomo di adesione ad una visione operaista ma piuttosto il tassello di una strategia inciucista, peraltro non originale:

Il PD di oggi non e' nemmeno piu' un partito operaista (la LN prende piu' voti operai del PD, perfino Berlusconi credo), e' semmai il partito di maggioranza relativa dei dipendenti pubblici, particolarmente gli insegnanti, oltre ad essere partito "etnico" nelle Regioni rosse.  I punti focali dell'incontro tra PD e imprenditori del genere di Calearo e Colaninno sono la gestione dello Stato: sia il PD sia gli imprenditori dell'area tradizionale padana assistita vogliono che lo Stato favorisca la grande industria, che per gli imprenditori vuol dire aiuti, sconti fiscali, prepensionamenti, e per il PD significa piu' operai sindacalizzati CGIL/FIOM da contendere alla LN, meno piccoli imprenditori che applaudono Berlusconi.  Entrambi gli attori vogliono spostare le tasse dalla grande industria alla piccola e media industria e sugli autonomi. Entrambi gli attori infine vogliono una politica di spesa pubblica nel Sud Italia finalizzata a sussidiare generosamente la grande industria.  Entrambi gli attori vogliono uno Stato pesante almeno nell'intermediazione a favore della grande industria, dei c.d. "campioni nazionali".

le vicende di Tangentopoli mostrano che la grande industria pagava un po' tutti (persino quegli sciammannati della Lega), in certe cose bisogna essere ecumenici.

Durante Tangentopoli la grande industria pagava non tanto per finanziare idee politiche (salvo in parte De Benedetti) ma primariamente o per guadagnare dalle commesse pubbliche o anche solo perche' non poteva fare altrimenti e tutto sommato andava bene cosi', fino a quando i socialisti non hanno oltrepassato ogni limite.

Anche Berlusconi, che aveva sempre avuto come referente politico Craxi, non si fece alcun problema a cmabiar cavallo, puntando sul partito di Fini, che rispetto al Craxismo era agli antipodi. Concepire la politica italiana in termini di "posizioni tradizionali" che si perpetuano dall'unita' d'Italia potrebbe essere fuorviante.

Craxi e Fini non sono e non erano cosi' distanti.  Ti ricorda nulla Mussolini?  La polarizzazione di fondo in Italia e' tra sinistra comunista massimalista  (minoritaria ma coesa) e anti-comunisti (maggioritari ma non coesi).  Sia Craxi che Fini erano anti-comunisti e tanto bastava a SB.

Una domanda: quelli della cordata CAI erano assisti, anti-assisti o fritto misto?

Erano e sono ultra assistiti, il governo ha perfino menato per sospendere le norme anti-trust UE al fine di garantire a CAI extra-profitti monopolistici sulla tratta Milano-Roma, il principale asset del gruppo.

La tua mi sembra una visione un po' schematica: penso che gli attori in gioco non abbiano strategie cosi' strutturate, ma agiscano in maniera piu' spregiudicata. Alcune tue osservazioni sono corrette, ma il quadro d'insieme non mi convince.

Durante Tangentopoli la grande industria pagava non tanto per finanziare idee politiche (salvo in parte De Benedetti) ma primariamente o per guadagnare dalle commesse pubbliche o anche solo perche' non poteva fare altrimenti e tutto sommato andava bene cosi', fino a quando i socialisti non hanno oltrepassato ogni limite.

Appunto: quello che sostengo e' proprio che  grande industria non ha mai pagato per finanziare idee politiche (e nemmeno la piccola). Quello che conta sono i soldi.

I socialisti non son caduti perche' avevano oltrepassato ogni limite: si son semplicemente fatti beccare nel momento sbagliato. Berlusconi ha sorpassato ogni limite (per lo meno da Caligola in poi :)

Una domanda: quelli della cordata CAI erano assisti, anti-assisti o fritto misto?

Erano e sono ultra assistiti, il governo ha perfino menato per sospendere le norme anti-trust UE al fine di garantire a CAI extra-profitti monopolistici sulla tratta Milano-Roma, il principale asset del gruppo.

Una domanda, un po' retorica: e quale sarebbe il governo che ha brigato tanto per gli ultra-assisti della CAI?

 

Appunto: quello che sostengo e' proprio che  grande industria non ha mai pagato per finanziare idee politiche (e nemmeno la piccola). Quello che conta sono i soldi.

No su questa tesi non sono d'accordo.

Prima ci sono alcuni come De Benedetti e altri che hanno per decenni fatto una politica anche mediatica a favore di De Mita, del compromesso storico, del PCI e contro Craxi e la DC di destra.

Poi c'e' il resto dei giornali italiani, vorra' dire qualcosa o no il fatto che tutti i giornali di grande diffusione sono proprieta' di "imprenditori" che hanno le loro attivita' primarie in altri settori? Accade cosi' nel resto del mondo civile?  Quali giornali possiede la Volkswagen, quali la Mercedes, quali la Citroen, quali la Ford, quali la GM? Che spiegazioni dai tu di questo fenomeno italiano? E' un caso? E' colpa di Berlusconi?

La mia spiegazione e' che i grandi imprenditori italiani assistiti fanno politica da sempre, da sempre agiscono in collusione col potere statale per fare i loro interessi a spese del contribuente italiano onesto, da sempre cercano di influenzare il voto politico a loro vantaggio per mezzo dei giornali, il cui controllo viene presidiato militarmente dagli assalti di chi non fa parte del club, sia Ricucci o gli amici di Berlusconi. La collusione degli imprenditori assistiti col potere statale e' infine sigillata dai giganteschi contributi statali ai giornali, altro ennesimo caso di sussidio.

Prendiamo per finire  il caso di RCS su cui ho citato ora un articolo di giornale: per quale mai motivo il patto di sindacato RCS e' blindato contro un azionista che ha il 10% delle azioni, ma politicamente e' ritenuto non omogeneo? Sono antipatie personali o si tratta di mantenere il controllo di organi di propaganda e disiformazione funzionali agli interessi della maggioranza di controllo?

Sara' poi un caso o no che il Corriere della Sera si e' schierato pochi anni fa ufficialmente contro Berlusconi e la LN nel famoso editoriale di Paolo Mieli, e a favore di PD, Fini e Casini? Quello e' un esempio indicativo delle preferenze dei proprietari del Corriere riuniti nel sindacato di controllo di RCS: vengono sostenuti tutti gli statalisti e meridionalisti (Fini e Casini ci rientrano a pieno titolo, al contrario di Berlusconi e LN) e insomma tutti gli attori politici favorevoli all'intermediazione statale a favore dei grandi industriali padani assistiti oltre che, ovviamente, a favore delle clientele meridionali e dei lussi dei vertici statali a Roma. Questo e' il blocco sociale alla radice del fallimento dell'Italia come Stato e come economia.

Una domanda, un po' retorica: e quale sarebbe il governo che ha brigato tanto per gli ultra-assisti della CAI?

Questo lo sai anche tu.  Buon esempio di come Berlusconi cerca di comperare con i nostri soldi il consenso degli imprenditori assistiti, peraltro non riuscendoci, perche' gli altri come il PD o FLI sono disponibili a fare piu' e meglio. O pensi per caso  che la fondazione di Montezemolo, commossa dagli aiuti di Stato a CAI, stia scendendo in campo a favore di SB?

RCS è essenzialmente cerchiobottista

Panebianco , Galli della Loggia , Battista sono i principi del cerchiobottismo

Ostellino e Tremonti sono ultraberlusconiani controbilanciati da Mieli e Sartori.

L'endosement del CSX nel 2006 fu deciso solo perchè alla vigilia era dato per vincente a mani basse.

Sul fatto che l'Italia sia un concentrato di conflitti d'interessi, convengo con te. Ma mi riesce difficile pensare che dei gruppi economici perseguissero un progetto politico (credo che tutti cercassero solo di arraffare fondi pubblici).

A me sembra che nel 2006 la grande industria abbia appoggiato il centrosinistra perche' -come ha detto Lallo- il centrodestra appariva bollito (ricordi le regionali 2005?).

Parimenti mi sembra che nel 2008 la grande industria abbia ripreso a flirtare con il centrodestra, peraltro ricambiata: pensa alla vicenda Alitalia, ponte di Messina, inceneritori di Napoli, autostrada libica, etc.

Ora il vento e' cambiato di nuovo: Confindustria considera Berlusconi inaffidabile (come dargli torto?) e sta puntando su FLI (perche' pensi che Gianfranco abbia fatto il grande passo?).

Berlusconi se n'e' accorto, e ha minacciato ritorsioni (vedi la storia del trattamento Boffo per Emma).