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Lega Nord, da cura a cancro

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I contratti collettivi nazionali italiani prevedono salari miserabili per i neoassunti, che pero' crescono con l'anzianita' di servizio piu' che in altri Paesi.

Scusa Alberto, ma ne sei sicuro? Che la crescita sia superiore al normale?

cercano continuamente di eliminare i propri dipendenti con oltre 45-50 anni per sostituirli con neoassunti

Quando accade dubito fortemente che sia per risparmiare qualche centinaio di euro. Non dimenticare che veniamo da 15 anni in cui c'è stato l'ingresso dei computer negli uffici.

Stavo pensando che c'è un elemento che secondo me ti dà ragione nella querelle in corso, ma con quella frase me l'hai capovolto.

Da che lavoro (sempre nell'industria, ma mai come dipendente) noto due cose (fra le altre):

1) la progressione di carriera è pochissimo evidenziata da progressi in busta paga; è abbastanza normale che una persona con 15-20 anni di carriera venga pagata un 30-50% in più di una persona neoassunta nello stesso settore. A mio avviso il neoassunto vale 2-3 volte di meno di qualcuno con le stesse capacità innate, ma con 15 anni di esperienza in più.

2) il contratto nazionale è praticamente un vangelo per i dipendenti. Se in una trattativa ti senti dire che ciò che prendi è quanto previsto dal Contratto Nazionale, è più facile che te la incarti (senza chiedere superminimi o roba del genere) che non sentendoti dire "Questo è quanto sono disposto a darti".

I punti 1 e 2 rendono il contratto nazionale un ottimo calmiere per le retribuzioni dei dipendenti italiani.

Ovviamente funzionano bene soprattutto se l'impresa ha bisogno di molti dipendenti tutti più o meno uguali fra loro, a cui interessa soprattutto la sicurezza. Per i piccoli che hanno bisogno di poche persone piuttosto flessibili e multitasking, quel tipo di contratto non è di grande aiuto...anzi.

In questo senso pensavo che non avessi tutti i torti a sostenere che le grandi imprese degli anni 60-80 avessero degli accordi più o meno solidi con le sinistre comuniste o cattoliche. Ho sempre pensato che lo statuto dei lavoratori fosse stato scritto con qualche AD Fiat degli anni '60...un po' come Togliatti che mette il concordato nella costituzione.

Secondo me quello che scrivi qui sopra non è esatto per l'industria (mentre amici universitari mi dicono che sia così per voi). Inoltre i casi di prepensionamento che riporti dai giornali del 90-91 si riferiscono a riduzioni nette di personale, non mi pare a sostituzioni. Il primo parla di 5000 contro 1000.

Mi pare che quei casi dimostrino un'altra cosa: che lo stato italiano era ed è sempre ben determinato a negare l'evidenza del fatto che un lavoro esiste finché c'è da lavorare. Non so se è per via dell'art. 1 della costituzione, ma è così.

Nel 90-92 c'è stata una crisi industriale grande più o meno quanto quella di adesso e le imprese dovevano licenziare. E' stato il governo che ha deciso di dare la pensione alle migliaia di licenziati, talvolta convincendo l'impresa a licenziare prepensionare un migliaio di lavoratori esperti in più per assumere un migliaio di ragazzini da sbandierare ai suoi elettori.

I contratti collettivi nazionali italiani prevedono salari miserabili per i neoassunti, che pero' crescono con l'anzianita' di servizio piu' che in altri Paesi.

Scusa Alberto, ma ne sei sicuro? Che la crescita sia superiore al normale?

Certo che ne sono sicuro! Leggi nFA: Perche'_i_salari_degli_italiani_sono_cosi'_bassi? e controlla la prima figura, specialmente il grafico a sinistra.  Queste cose le dovrebbero insegnare a scuola, le dovrebbero raccontare il Sole24Ore e gli altri giornali piuttosto che raccontare favole assortite come fanno usualmente. Uno dei pochi onesti e competenti che nota e discute di questi fatti e' Mario Draghi. Solo alcuni pochi contratti specifici, come quello dei chimici che ferma la progressione a 9 anni, fanno eccezione, ma complessivamente e' come ho scritto, specie nella grande impresa.

A mio avviso il neoassunto vale 2-3 volte di meno di qualcuno con le stesse capacità innate, ma con 15 anni di esperienza in più.

Nelle imprese ad alto valore aggiunto per addetto immagino sia cosi', mentre in molte grandi imprese italiane scarsamente competitive e decotte invece non sanno ne' apprezzare ne' utilizzare proficuamente l'esperienza accumulata dai loro dipendenti.  Ma conta molto anche l'aumento delle retribuzioni per anzianita', alla fine cio' che conta e' quanto un dipendente produce in piu' diviso quanto costa in piu'.

Inoltre i casi di prepensionamento che riporti dai giornali del 90-91 si riferiscono a riduzioni nette di personale, non mi pare a sostituzioni. Il primo parla di 5000 contro 1000.

Normalmente le imprese dimissionano dipendenti nelle fasi di crisi per poi assumere qualche tempo dopo nelle fasi di ripresa. Il caso di assunzione di giovani contestuale a dimissione di anziani e' qualcosa di estremo e demenziale che perfino in Italia c'e' un minimo di pudore ad attuare, per quanto qualche cialtrone ci abbia costruito delle teorie sopra a giustificazione, varianti del modello superfisso.