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Di chi è vittima l'Irlanda?

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serve a capire come il famoso "mercato" sia una bestia delicatissima, che va sia "attentamente" che "soavemente" regolata e come sia rischiosissimo lasciare che il "mercato" venga identificato con "quelli che comandano il mercato" ed il "regolatore" divenga "il politico con gli amici ricchi e potenti". Insomma, i conflitti d'interesse e la politica non contestabile, la politica degli amici degli amici, la politica che fa affari e gli affari che fanno politica, sono bombe ad orologeria che possono distruggere anche i paesi più floridi. E che non c'entrano nulla con il "liberismo", la "concorrenza" e tutto il resto (questa è una nota per un giovane lettore incontrato a Pisa ed ora residente a Washington).

Michele, su questo punto si scontra direi la quasi totalita' delle mie discussioni con amici e familiari e colleghi. Di questo parlai anche con Sandro Brusco durante un incontro di presentazione del vostro pamphlet a un gruppo di studenti della Sapienza (incontro in cui c'entravo come il classico cavolo a merenda...). Non nasce (anche) da una confusione del genere l'avversione italica per gli economisti, cattivi in quanto amici dei perfidi speculatori?

Se posso permettermi un umilissimo suggerimento, battere e ribattere su questo punto, per quanto a gran parte dei lettori di nFA possa sembrare una sovrumana ovvieta', mi pare davvero, davvero cruciale.

Premesso che la cattiva reputazione del mercato e annessi in Italia ha ragioni più che comprensibili, visto che è stato usato come lustra ideologica dagli anni '80 in poi per coprire pratiche che tutto erano meno che mercato e concorrenza (estremizzo: "che bello il mercato perché grazie ad esso i capitalisti sono belli ricchi vanno in giro con auto di lusso panfili e fanciulle di rara avvenenza e probabile facilità alla copula", vedi i vari Class e Capital. Smith e Schumpeter si rigirano nella tomba);

ecco gli atteggiamenti di persone probabilmente non sprovvedute, a proposito dell'ingresso in Italia di Amazon:(dal blog di Staglianò)

 

Io penso che tutti quelli, come Amazon, che vengono qui, distruggono un mercato, perchè vendere sottocosto è distruggere un mercato, senza neanche offrire uno straccio di posto di lavoro, visto che spediscono e immagazzinano fuori Italia, siano paragonabili agli esploratori che andavano in Africa a comprare risorse pagandole con perline. Liberi invece di pensare che sia il cavaliere buono, venuto a liberarci da tutta questa masnada di avidi strozzini che sono i librai, che, come si sa, vivono in case dai tetti d’oro.

 

pure da marx-keynes-sraffiano superfisso mi viene da piangere. A partire dal "sottocosto"...ma allora o sono scemi gli editori che vendono sottocosto ad Amazon, o è scema Amazon che lavora in perdita. Poi, "distrugge il mercato"...

E questo la dice lunga su come viene percepita la concorrenza