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Di chi è vittima l'Irlanda?

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Enzo has got a huge point here.

Ogni volta che studio dei fenomeni di concentrazione industriale ci vedo - quasi sempre ma non sempre - la lunga mano della politica.

La politica adora i monopoli, sono più facili da controllare, ricattare, coordinare, mungere, usare, statalizzare, indirizzare, tassare, eccetera. Su questo non ci piove proprio.

Quanto mono/oligo-polio ci sarebbe nel mondo se i fottuti governi non facessero politica industriale è difficile dire (che alla fine anche Adam Smith una certa tendenza l'aveva notata) ma ho la tentazione di dire che il mondo sarebbe più competitivo e meno monopolizzato se i governi si togliessero di mezzo. Nel caso delle banche ho pochi dubbi che così sarebbe.

Io sono un po' lento, ma continua a sfuggirmi come mai questi politici che apparentemente tutto decidono (fusioni, acquisizioni, monopoli...) si accontentano poi di un posto in parlamento, o anche da ministro, e lasciano ai poveracci le posizioni di CEO e simili che garantiscono guadagni di uno o due ordini di grandezza superiori. Devono essere proprio astuti.

E pensa che io credevo che fosse Goldman Sachs ad aver mandato Paulson al governo a curare i propri interessi e scopro che invece, solo da quando e' diventato un politico, si diverte a cosipirare contro il libero mercato... E tutti quei banchieri, poveracci, che si stracciano le vesti per avere un po' di concorrenza devono chinare il capo davanti al politico di turno, che invece adora i monopoli...

Ora mi e' tutto piu' chiaro.

 

 

 

 

 

si accontentano poi di un posto in parlamento, o anche da ministro, e lasciano ai poveracci le posizioni di CEO e simili che garantiscono guadagni di uno o due ordini di grandezza superiori.

IMHO i fattori sono 2:

1) Potere (per dirne una anche se sei il CEO di una grandissima banca non hai il lodo Alfano) (anche se questo punto credo sia tipico di paesi sottosviluppati, come il nostro)

2) Capacità. Per fare il CEO o chi per lui devi saperlo un minimo fare, te lo immagini un quasi premio nobel dell'economia (a caso) che dirige la Apple?

In più credo si debba distinguere i banchieri e i politici da IL banchiere e IL politico.

Nel primo caso i banchieri farebbero volentieri a meno di interferenze politiche e i politici sarebbero ben contenti di fare tutto il lavoro.

Nel secondo caso IL banchiere non vede l'ora di avere IL politico che lo favorisce e IL politico non vede l'ora di giocare a Monopoly col suo amico, solo loro 2 però.

Secondo te chi è più potente? Geithner o Pandit?

Chi ha mai detto che chi ha potere economico non ne voglia di più? Chi ha mai detto che chi ha potere politico non ne voglia di più?

La strana separazione che sembri vedere fra potere economico e potere politico è un artifatto ideologico. Nella realtà non esiste.

La ragione FONDAMENTALE per tenere lo stato lontano dall'economia è proprio questa: rendere il più difficile possibile la commistione (ed il "self-reinforcement") fra potere politico e potere economico.

Ti sei mai chiesto perché BS abbia scelto di diventare un politico, ad un certo punto della sua vita imprenditoriale?

Ti do ragione, anche io non vedo nessuna separazione. A me sembra che il potere economico controlli quello politico, indirettamente (grazie al denaro che ha a disposizione) o piu' direttamente, quando qualche imprenditore o manager diventa anche un politico.

Mi sembrava al contrario, in varie discussioni qui su NfA, di aver sentito spesso contrapporre i politici -ladri, corrotti e incapaci ma inspiegabilmente tanto potenti da essere causa di ogni male- alle sane forze dell'economia, che al massimo fanno qualche danno perche' "gli incentivi sono sbagliati". Mentre sembra che gli incentivi, per i politici, siano sempre irrilevanti...

Su BS, penso che avrebbe potuto ottenere gli stessi, enormi, vantaggi che ha avuto con un controllo esterno della politica, come ai tempo dell'amico Bettino, se non fosse diventato col tempo anche una persona sempre piu' egocentrica e narcisista, che non tollera di non essere sempre al centro del mondo.

L'idea di Lao Tzu secondo cui "il governante piu' alto e' colui di cui i sudditi si accorgono appena" non si addice a Berlusconi...  

 

 

 

 

 

Telegrafico, che è tankgivin ...

- Usi un modello dicotomico, in cui c'è l'economia da un lato e lo stato dall'altro, un po' come patinkin con l'equilibrio reale a cui appendi il velo monetario. Sbagliato, meccanismi di decisione collettiva e di decisione individuale/decentrata si mescolano e compenetrano nella realtà.

- Il problema non è che tutto ciò che è "mercato" (nel senso di fatto dalla proprietà privata individuale) è buono e tutto ciò che è "stato" (nel senso di fatto dalla proprietà pubblica e collettiva con un agente che opera in nome di tutti) è cattivo. Il problema sono i meccanismi e le lore interazioni.

- Vi sono meccanismi migliori di altri per quasi tutte le circostanze e, comunque, ogni problema di allocazione ha soluzioni di diversa qualità a seconda del meccanismo decisionale che si usa.

- Esistono gruppi di interesse, che hanno componenti politiche ed economiche allo stesso tempo. Non so chi controlli chi, a dire il vero. A me pare che, anche trascurando l'anomalia italiana, oggi il potere delle componenti politiche sia così preponderante che attorno ad esse si alleano, allineano e configurano galassie economiche. Quando guardo l'operato di Obama e Zapatero, tutto questo mi sembra ovvio. Ed uso loro due perché partiti con, apparente, zero potere economico e zero gruppi di riferimento. Ma anche Lula in Brasile, stessa cosa ...

- Tenere lo "stato" il più fuori possibile dal "mercato" (ossia, usare certi meccanismi e non altri per allocare risorse) permette, almeno di ridurre la facilità con cui tali coalizioni di monopolio politico-economico si formano.