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Di chi è vittima l'Irlanda?

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Ok ho capito che la scelta del governo irlandese di garantire tutto il debito delle banche è stata sciagurata. Mi convince anche il punto che probabilmente sia la politica a spingere verso lo sviluppo di mostri che finiscono per essere (per la politica stessa) troppo grandi (e interconnessi con la politica) da lasciar fallire (tra l'altro ho visto che anche Roubini ne “La crisi non è finita” pag. 321 propone di “ridimensionare alcuni istituti finanziari considerati troppo grandi per essere lasciati fallire”). Mi è anche chiaro che il disastro irlandese non deve indurci a pensare – come fanno “lupi e sciacalli” - che i mercati (pur necessitando di regolazione attenta e soave) non funzionino del tutto, o portarci a ritenere che è male tagliare tasse e spesa pubblica, ecc. Fin qui tutto chiaro.

Quello che non ho capito (visto che nel post, nei commenti e anche negli articoli linkati ci si sofferma molto di più sugli eventi recenti) è quanta parte della frittata irlandese fosse già stata combinata in precedenza, cioè prima ancora di prendere la sciagurata decisione di proteggere le banche (e forse ancora prima ancora di lasciarle crescere in quel modo). In altre parole non ho capito se e quanto lo specifico modello di sviluppo irlandese (per anni citato come modello virtuoso) basato su bassissime tasse per le imprese per attrarre le società estere, sia stato all'origine di una particolare “via irlandese” alla crisi. O se invece no: l'avere tenuto – ad esempio – per anni l'imposta sulle società al 12,5% non c'entri affatto con il recente precipitare degli eventi, visto ad es. che il rovinoso debito, almeno all'inizio, non era pubblico e magari sarebbe bastato lasciare fallire un paio di istituti azzardosi (tenuti a tempo debito in scala più ridotta) per non essere travolti dal disastro.

La risposta lunga e dettagliata la puoi avere solo dalla lettura di qualche libro sull'argomento, a partire da quelli qui consigliati.

Quella breve è: dal 2002 circa, con l'arrivo dell'euro e dei tassi bassi (molto bassi, data l'inflazione interna irlandese). Un punto di partenza, con una descrizione elementare ma ragionevole dei dati essenziali, lo trovi qui.

Quella breve è: dal 2002 circa, con l'arrivo dell'euro e dei tassi bassi (molto bassi, data l'inflazione interna irlandese). Un punto di partenza, con una descrizione elementare ma ragionevole dei dati essenziali, lo trovi qui.

D'accordissimo. Pero', prima che qualcuno si metta a incolpare il solito Euro, vorrei notare che un governo che sa governare avrebbe gli strumenti per evitare queste bolle anche quando non ha il controllo sui tassi d'interesse: per esempio, imponendo dei massimali alla frazione del valore dell'immobile che puo' essere finanziata con mutui (Loan-to-Value ratio). Il governo Irlandese non lo fece, in parte perche' il Fianna Fail era in letto con i costruttori, e in parte perche' l'erogazione di credito stava sostenendo artificialmente la crescita dopo che gli aumenti dei salari avevano eroso l'attrattiva del paese per societa' multinazionali. Nel 2000 l'Irlanda aveva introdotto (e aumento' negli anni successivi) un salario minimo che tanto minimo non era: nei primi anni del millennio il Kaitz Index (rapporto tra salario minimo e mediano) superava il 45%. L'asset inflation percio' ebbe una doppia causa: politiche salariali populiste, e scarso controllo sul credito.

Quindi quando nei primi anni di questo millennio alcuni in Italia inneggiavano al modello irlandese, nella stessa Irlanda stavano invece scavando la fossa (o se preferiamo cambiare metafora, stavano gonfiando la bolla) della loro crisi prossima ventura?

Se ho capito bene, oltre ai due fattori sottolineati da Enzo (scarso controllo del credito e politica salariale populista) sull'articolo di wikipedia linkato da Michele si indica anche una scarsa pianificazione territoriale.

Domanda: ma se e sottolineo se, al netto del malaffare e della complicità con le banche, un primo ministro irlandese onesto, in una fase così espansiva (o comunque sull'onda di una fase espansiva recente), avesse tentato seriamente, che so nel 2004-2006, di ridurre il livello di indebitamento dei privati, di abbassare i salari minimi (e i salari tout court del settore pubblico) e di introdurre una seria regolazione dello sfruttamento territoriale (come hanno poi tentato di fare in seguito) non gli avremmo dato tutti del pianificatore sovietico illiberale?

 

Dipende:limitare l'indebitamento dei privati è da dirigista sovietico, vigilare sull' esposizione delle banche è solo questione di buonsenso. E la posizione liberista standard sui salari minimi (e più in generale sulle limitazioni alla libertà di contrattazione) è che son dannosi, ed abbassarli limita i danni. Poi non dimenticare che l' Irlanda è passata in pochi anni da uno dei paesi più poveri ad uno dei più ricchi dell' UE.Ora arriva una bella correzione all'indietro, ma non aver vigilato adeguatamente sulle banche non implica che il resto della politica economica irlandese fosse bacata.