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Vendola, Microsoft e i cantinari

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La frase non e' decontestualizzata, se e' questo che intendi. Sia nel protocollo che nella lettera transpare ignoranza sia su come si fa innovazione, sia su cosa sia l'IT, sia sull'open source. E' su quella ignoranza che sono rimasto colpito ed e' quell'ignoranza che ho voluto sottolineare.

Inoltre, se leggi il protocollo, e' chiaro che questi accordi rientrano nelle politiche di "innovazione" di Vendola. Si parla di trasferimenti di conoscenza alle imprese e alle scuole e si pensa a Microsoft come appoggio.

Ora, il mio link sulla Finlandia non era a caso. Pare che in altri lidi l'innovazione non sia il closed source, ma l'open source, per vari motivi. Facciamo un esempio semplice semplice. Sofa e' un programma di statistica open source scritto in python. Io posso scaricarlo e vedere come e' fatto e imparare la logica dietro quel pezzo di codice. Questo e' un trasferimento di conoscenza, per come la vedo io. Nel caso di Microsoft, ho il forte dubbio che il trasferimento di conoscenza sia imparare ad usare Office. Mi sembra tutt'altro che un concetto innovativo.

Sulla tua polemica sulle "analisi". Io non so bene come rispondere, sta piu' ai redattori. Siccome ho qualche esperienza di analisi statistica, ti posso dire che fare analisi costa. Costa tempo. Quindi, a volte qualche commento ragionato, dichiarato come tale (infatti il post non ha nessun fine analitico ed e' piuttosto chiaro), e', secondo me, inevitabile se vuoi stare al passo con le corbellerie che sparano quotidianamente in Italia i vari politici dei vari schieramenti.

La frase non e' decontestualizzata, se e' questo che intendi. Sia nel protocollo che nella lettera transpare ignoranza sia su come si fa innovazione, sia su cosa sia l'IT, sia sull'open source. E' su quella ignoranza che sono rimasto colpito ed e' quell'ignoranza che ho voluto sottolineare.

Ho voluto anche io leggere per bene i due post di Vendola. Nel secondo dice in effetti molte cose vere e condivisibili.

Mettendo da parte il merito della discussione su Microsoft vs. Open source, Vendola però propone anche teorie ben strane! Sulla generale ignoranza del settore, mi sento di appoggiare l'opinione di Alessio. Scrive infatti Vendola:

[...] 4. Infine, la cosa più importante. La grande partita della Larga Banda, che costituisce – a mio avviso – il vero fattore scatenante nelle politiche di superamento del divario digitale e di rafforzamento delle competenze. La rete in rame è un collo di bottiglia per le idee. Va sostituita al più presto.
[...] Io molto semplicemente penso che la rete in fibra ottica ci consentirà di affrontare una riforma, quella del sistema dei diritti di autore, che è nato nell’800 per tutelare l’ingegno.

Io non credo che oggi il digital divide italiano sia da attribuirsi alla lentezza delle connessioni, causato da una ipotetica carenza di banda larga. Le dorsali dei maggiori carriers nazionali sono tutte in fibra e sono ben capienti, visto anche che alcune aziende (Telecom, Fastweb, Infostrada) hanno a suo tempo investito per progetti di sviluppo sulla televisione via web, che come noto mangia parecchia banda anche quando la tecnologia è bandwidth-saving (multicast).
Per fare un esempio numerico sul sottoutilizzo delle infrastrutture, una delle maggiori server houses italiane ha oggi banda proprietaria per 50 Gbps raccordata ai network internazionali, e ne occupa meno della metà.

Il mio punto di vista è che sia la diffusione dell'uso di internet, come strumento quotidiano per informarsi e usufruire di servizi, che in Italia è ancora limitato rispetto agli altri paesi europei. Qui in Italia concetti come leggere il quotidiano esclusivamente online, o prenotare i biglietti ferroviari via web, sono ancora appannaggio di minoranze. Agli italiani che al più navigano su Facebook e siti porno, avere a disposizione 100 o 1.000 Mbps di banda non cambia nulla, proprio per niente. Idem per le aziende, in special modo le PMI, che molto poco utilizzano piattaforme B2B o di integrazione informatica dei sottosistemi aziendali (esistono le eccezioni ovviamente). Al più se esiste un problema di collo di bottiglia è nei piccoli centri periferici, dove gli investimenti nella posa di fibra ottica non è detto siano remunerativi (c'è l'alternativa del WiMAX).

Né per affrontare una riforma del diritto d'autore servono i 100 Mbps come sostiene Vendola. Perché mai? La "crisi" del diritto d'autore, le reazioni delle majors discografiche, i movimenti pro-pirateria, il caso Napster, son tutta roba che esisteva negli anni '90 con i modem a 36.6kps (per i più giovani: così lenti che oggi non ci potresti guardare neppure un video su Youtube!). Anzi, ancor prima c'erano fotocopie e cassette registrate. Che c'entra la banda larga, o larghissima?

La dietrologia è pratica antipatica, e non voglio essere tra quelli che, come scrive Vendola, passano al setaccio ogni sua parola "alla ricerca di pretesti per polemiche". Però delle due: o ha un'idea del digital divide italiano che non condivido per nulla per i motivi detti; oppure al solito, il fascino della spesa pubblica non manca di irretire anche i poeti rivoluzionari, dato che il costo di impianto della fibra ottica (una stima comunicatami tempo addietro da tecnici Fastweb parlavano di cifre attorno a 150€ per metro lineare, all inclusive) permetterebbe di far girare discrete somme di danaro pubblico.

Bell'articolo! A me sembra più una denuncia dell'ignoranza profonda dei nostri "leader", questo è il vero problema: sono tutti incompetenti. Anche "Il più figo di tutti".

 

Ad integrazione di quanto scritto da Diego d'Andria aggiungo che le più banali implementazioni di IT non si vedono, aldilà delle PMI (che sono private e se non innovano sono cazzi loro), nelle amministrazioni pubbliche: quando ti ritrovi con software dell'ufficio tecnico che non comunica, non dico con gli uffici regionali, ma neanche con l'ufficio anagrafe dello stesso comune... beh stiamo freschi :)

 

Se puo' consolare, i paesi che si muovono con competenza e lungimiranza quando si parla di internet, software e similia si contano sulle dita della mano. Gli USA stessi tra il baciaculo alla RIAA (la loro SIAE), i software patents e la mossa della net neutrality han fatto cose da buttarsi le mani tra i capelli. UK e Australia applicano censura belle e buona. Ad infrastrutture, a parte i paesi scandinavi la corea e il giappone, sono un po' tutti indietro di decenni.

Se poi si parla di temi un po' piu' esotici come criptografia o net security, si salvi chi puo'.