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Vendola, Microsoft e i cantinari

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la posizione di Vendola, nel mondo gnu/linux e opensource ha "scatenato subito una reazione (ad es. questo), ma secondo il mio modestissimo parere nasce dalla castroneria tipicamente italiana. In genere un politico, o un amministratore, crede che nel momento stesso in cui firma un accordo, un programma, questo immediatamente e magicamente sia realtà, e come tale crei il "disegno" a cui pensava. Fare un accordo con microsoft, per la mentalità politica di bassissimo profilo, significa proporsi come "innovatore" perché pensa (ma non ne sa nulla) di occuparsi di ICT e contemporaneamente togliersi qualsiasi pensiero su COME si farà poi quello che hanno concordato, perché ci pensa microsoft.

L'opensource invece obbliga al decisore di immergersi nel "come" perché devi in qualche modo convogliare le proposte e le possibili soluzioni accettando dei criteri che la politica (a nessun livello) vuole annettere: la trasparenza radicale, la concertazione a maggioranza tra le posizioni, la meritocrazia delle proposte (e non dei titoli), degli obiettivi concreti e verificabili.

Esiste, nella leggenda del personaggio linus torvalds, quella che viene definita la "prima legge di linus": "se c'è abbastanza gente a guardare, tutti gli errori vengono corretti". Ora, cosa fa la politica italiana oggi: limita proprio il numero di gente che possa guardare e la seleziona secondo criteri di fedeltà e di mediocrità.

Da questo se ne deduce che tutto ciò che viene spacciato dalla politica come opensource (o peggio ancora web 2.0) è solo "alla moda", ma concretamente non ne sa nulla e se lo sa lo evita. Io non sono un esperto di economia e quindi lascio le considerazioni a voi, ma frasi vergognose come questa "che anche l’Open Source si propone comunque un modello di business del software. Certo più sostenibile, ma pur sempre come un modello di business" non considera una cosa importantissima: il software CONDIZIONA tantissimo la modalità e la adattabilità produttiva di qualsiasi settore; se io impongo un software che non posso in nessun modo modificare, si è costretti ad adattare il proprio modo di produrre a quel software (pensiamo a gestionali d'impresa, software per il CAD, sistemi operativi per server aziendali ecc ecc); se invece attraverso l'opensoure creo dei moduli base di software (che ho convenienza a tenerli gratuiti, perché chiunque li userà mi farà da betatester) e su quelli dei tecnici in proprio, o delle aziende propongono delle personalizzazioni in base alle loro necessità, otterremmo due effetti:

  1. la nascita di un settore produttivo legato all'ICT, che in Italia è quasi inesistente
  2. un continuo aggiornamento dei settori produttivi nello sfruttare soluzioni tecnologiche perché avrebbero più facilità d'accesso e di uso dal momento che verrebbero fatte "su misura"

la cosa è talmente lineare e quasi banale, che sicuramente in Italia non verrà mai realizzata...

scusate la lughezza, e resto in attesa di vostre risposte. ciao

Secca ammetterlo ma in Italia siamo rimasti al palo non solo per quello che riguarda l'ICT ma, in generale, per tutto quello che concerne le nuove tecnologie.

Se entri a Mediaworld o da Fnac l'unico prodotto italiano è il salvatelecomando Meliconi!

Non esistono PC italiani, nè stampanti, nè telefonini, nè televisori.

Se per il settore elettronica (e biotecnologie) si può accusare la nostra classe industriale e/o politica riguardo al ICT la cosa stupisce perchè in fondo i costi di start-up sono limitati ma, se all'ottusità della politica che tu evidenzi, si aggiunge quello che mi faceva notare un mio parente americano, cioè: "in USA un neolaureato in Matematica sogna di fondare la nuova MS in Italia sogna un posto da professore alle medie" abbiamo la risposta.

Forse è un analisi un po' qualunquista ma trovo l'Italia sia in una lenta e continua decadenza imprenditoriale figlia di anni di politiche sociali ed industriali "corto-miranti"