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Vendola, Microsoft e i cantinari

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No guarda io ho capito benissimo che c'e' un po' di gente che parla di cose che non conosce.

1) La PA non ha nessun bisogno di avere custom software se la stragrande maggioranza di cio' che fa e' normale desktop computing cioe' scrivere  un documento e inviarlo via email. Fare saas costa un sacco di soldi, che tu lo faccia open o lo faccia closed e non c'e' nessun bisogno di reinventare la ruota.

2) E' bene essere consapevoli che ci sono costi di transizione e costi di ownership nel passare ad un sistema informatico, qualunque esso sia, che possono essere incredibilmente onerosi. La borsa di Londra che di recente e' passata a Linux ha dovuto assumere 91 ingegnieri altamente pagati in un giorno per cercare di risolvere in tutta fretta e furia problemi che avevano sottovalutato.

3) Un casino di software open source gira su piattaforma closed source. Firefox, thunderbird, openoffice sono tutti open source che girano anche in Windows.

4) Microsoft rilascia i sorgenti di un sacco di propri prodotti ai governi che ne fanno richiesta. E questo non da ieri ma dal 2003. Questo include prodotti sia prodotti di ultima generazione che paesi dalla non proprio adamantina reputazione informatica: la Russia ha accesso formale ai sorgenti di Office e Windows7 e come lei una miriade di altre nazioni.

5) Dei costi informatici di una aziena, solo una piccola parte va in acquisto software (il 5%). Il grosso va in acquisto dell'hardware (55%) e assistenza (il resto). Passare a software open ti aiuta molto marginalmente. Quello che veramente dovrebbe interessare al cittadino non e' che la PA utilizzi open source ma che utilizzi open standard. Ovvero la prossima volta che mandi un documento in allegato a qualcuno dovresti mandarlo salvato come .rtf non come .docx.

6) Vendola non ha firmato nulla di esclusivo con Microsoft e non e' lui che si e' rivolto a Microsoft. E' Microsoft che si e' rivolto a lui.

7) Se queste sono le tue preoccupazioni, Vendola ha dimostrato di sapere non solo cos'e' ma anche quale e' il valore dell'Open Source considerando la legge regionale sull'open source approvata in un secondo momento.

Quindi, ripeto, di che cosa stiamo parlando?

 

1) La PA non ha nessun bisogno di avere custom software se la stragrande maggioranza di cio' che fa e' normale desktop computing cioe' scrivere  un documento e inviarlo via email. Fare saas costa un sacco di soldi, che tu lo faccia open o lo faccia closed e non c'e' nessun bisogno di reinventare la ruota.

Supponendo che la pubblica amministrazione NON ha software custom, allora è ora che se ne crei, aiuta parecchio l'efficienza (ma tantissimo), quindi partiamo bene con soluzioni open. (nota: open office e linux sono gratis allora perché spendere per fare le 2 minchiate di cui sopra?)

2) E' bene essere consapevoli che ci sono costi di transizione e costi di ownership nel passare ad un sistema informatico, qualunque esso sia, che possono essere incredibilmente onerosi. La borsa di Londra che di recente e' passata a Linux ha dovuto assumere 91 ingegnieri altamente pagati in un giorno per cercare di risolvere in tutta fretta e furia problemi che avevano sottovalutato.

Questo è il caso di software custom presente nell'amm.ne pubb. da convertire da codice win a codice *nix (che entra in contraddizione con quanto hai scritto sopra). La struttura di rete è invece è molto meno dolorosa da implementare anche ibrida win/*nix

3) Un casino di software open source gira su piattaforma closed source. Firefox, thunderbird, openoffice sono tutti open source che girano anche in Windows.

Vero e sarebbe molto bello incentivarne l'uso. Facciamolo!

4) Microsoft rilascia i sorgenti di un sacco di propri prodotti ai governi che ne fanno richiesta. E questo non da ieri ma dal 2003. Questo include prodotti sia prodotti di ultima generazione che paesi dalla non proprio adamantina reputazione informatica: la Russia ha accesso formale ai sorgenti di Office e Windows7 e come lei una miriade di altre nazioni.

Questa mi è nuova. So che alcune parti sono open ma non così ampie. Se hai fonti.

5) Dei costi informatici di una aziena, solo una piccola parte va in acquisto software (il 5%). Il grosso va in acquisto dell'hardware (55%) e assistenza (il resto). Passare a software open ti aiuta molto marginalmente. Quello che veramente dovrebbe interessare al cittadino non e' che la PA utilizzi open source ma che utilizziopen standard. Ovvero la prossima volta che mandi un documento in allegato a qualcuno dovresti mandarlo salvato come .rtf non come .docx.

Per le percentuali dei costi ricordati che con l'HW paghi anche il tot della licenza OEM del windows e dell'office venduti spesso in bundle con il PC. Sui formati hai detto una sacrosanta verità.

6) Vendola non ha firmato nulla di esclusivo con Microsoft

 

Vero. Speriamo.

7) Se queste sono le tue preoccupazioni, Vendola ha dimostrato di sapere non solo cos'e' ma anche quale e' il valore dell'Open Source considerando la legge regionale sull'open source approvata in un secondo momento.

Quindi, ripeto, di che cosa stiamo parlando?

Dell'atteggiamento di NV e del finto vento nuovo che vuole portare.

 

open office e linux sono gratis allora perché spendere per fare le 2 minchiate di cui sopra?

 

vorrei provare a fare un punto: mentre è senz'altro vero che per un uso domestico le soluzioni open son più economiche, sia considerando il costo del sw che dell'hw (notoriamente linux funziona egregiamente con computer relativamente vecchi), la stessa cosa non è necessariamente vera per la PA o per una azienda.  Si dica quel che si vuole, ma nella mia esperienza di utente ho rilevato più e più volte che il software free ha spesso fastidiosi - quando non distruttivi - bugs, che ha difficoltà di compatibilità con sistemi MS, e che la maggior parte delle problematiche non possono essere risolte se non si ha una conoscenza piuttosto precisa dei funzionamenti interni del sistema -- che la maggior parte degli utenti oggi non ha, non perché sia particolarmente complesso, ma perché appunto si è abitutati a usare windows.  Altri costi quindi sarebbero necessari per "ri-addestrare" il personale per adattarsi al nuovo sistema.

Credo che, essendo stabilità e compatibilità con altri sistemi le cose davvero importanti per una pubblica amministrazione, non sia incomprensibile come non possa valere la pena di passare all'open.

Supponendo che la pubblica amministrazione NON ha software custom, allora è ora che se ne crei, aiuta parecchio l'efficienza (ma tantissimo), quindi partiamo bene con soluzioni open.

Ogni cosa ha un costo. La domanda da economista qui e': se i software liberi e gratis fanno risparmiare soldi, danno meno problemi e son capaci di sostituire pienamente i sistemi a pagamento, perche' sono cosi' poco diffusi tra gli utenti finali (1%)? Perche' il tuo vicino di casa si prende la briga di scaricarsi le copie pirata di windows, office e photoshop se puo' fare esattamente le stesse cose legalmente con software libero? Evidentemente c'e' una resistenza alla transizione che e' gia' grande nel tuo vicino di casa, un singolo che tutto cio' che fa e' usare facebook e stamparsi i biglietti dell'aereo. Figuriamoci quali sono i costi nella PA. Soprattutto perche' le transizioni sono enormi: c'erano almeno due articoli qui su nfa (che non trovo piu') sulla dotazione informatica dei tribunali in Italia ed era chiaro che la PA vive nella preistoria. Abbiamo un ministero per l'ammodernamento nella PA.

Questo è il caso di software custom presente nell'amm.ne pubb. da convertire da codice win a codice *nix

No, il costo principale e' insegnare alle persone ad usare il software e ad avere a che fare coi problemi piu' comuni; migrare documenti xls con macro; migrare soluzioni di backup (quando ci sono); adattare compatibilita' hardware; spostare la posta; etc etc. In breve gestire i sistemi. Vedi punto 1.

 

Questa mi è nuova. So che alcune parti sono open ma non così ampie. Se hai fonti.

http://www.microsoft.com/resources/sharedsource/gsp.mspx

Per le percentuali dei costi ricordati che con l'HW paghi anche il tot della licenza OEM del windows e dell'office venduti spesso in bundle con il PC. Sui formati hai detto una sacrosanta verità.

No, quelli sono gia' dati disaggregati. Il costo delle licenze per i governi e le universita' poi e' molto scontato, dell'ordine di 50x.

 

No, il costo principale e' insegnare alle persone ad usare il software e ad avere a che fare coi problemi piu' comuni; migrare documenti xls con macro; migrare soluzioni di backup (quando ci sono); adattare compatibilita' hardware; spostare la posta; etc etc. In breve gestire i sistemi. Vedi punto 1.

oddio, OpenOffice è ampiamente compatibile con MS Office (anzi, per un periodo aprivo io gli allegati in .docx ricevuti dai colleghi che avevano le vecchie versioni di Word), che poi in Writer alcune cose si chiamano in un altro modo o stanno in un altro menù (che è pure più razionale, in Word la pagina si setta nel menù File, mentre in Writer tutto sta nel menù Formato), o che in Ubuntu la crocetta per chiudere la finestra sta a sinistra invece che a destra, ci vuole così tanto? Una volta a mia moglie (che usa Word) le ho aperto il documento su cui stava lavorando in Writer e lei non se n'è nemmeno accorta...

 

Supponendo che la pubblica amministrazione NON ha software custom, allora è ora che se ne crei, aiuta parecchio l'efficienza (ma tantissimo), quindi partiamo bene con soluzioni open.

Ogni cosa ha un costo. La domanda da economista qui e': se i software liberi e gratis fanno risparmiare soldi, danno meno problemi e son capaci di sostituire pienamente i sistemi a pagamento, perche' sono cosi' poco diffusi tra gli utenti finali (1%)? Perche' il tuo vicino di casa si prende la briga di scaricarsi le copie pirata di windows, office e photoshop se puo' fare esattamente le stesse cose legalmente con software libero? Evidentemente c'e' una resistenza alla transizione che e' gia' grande nel tuo vicino di casa, un singolo che tutto cio' che fa e' usare facebook e stamparsi i biglietti dell'aereo. Figuriamoci quali sono i costi nella PA. Soprattutto perche' le transizioni sono enormi: c'erano almeno due articoli qui su nfa (che non trovo piu') sulla dotazione informatica dei tribunali in Italia ed era chiaro che la PA vive nella preistoria. Abbiamo un ministero per l'ammodernamento nella PA.

Problematica principale della diffusione è culturale, specialmente nei vertici politici/amministrativi e della dirigenza che costoro si portano dietro, o che è già insediata e che non puoi cambiare (fargli entrare qualcosa in testa è ancora più difficile).

I fattori di vantaggio preponderanti a livello PA non sono sul Custom ma sono il creare sistema con il RIUSO delle applicazioni e i servizi localizzati sul territorio che si possono costruire di conseguenza (bisogna vedere cmq  il contesto e il know how disponibile), questo permette assieme ad uno spostamento di risorse anche sulla formazione di rendere più efficiente la PA sopprattutto per gli enti locali minori.

Questo è il caso di software custom presente nell'amm.ne pubb. da convertire da codice win a codice *nix

No, il costo principale e' insegnare alle persone ad usare il software e ad avere a che fare coi problemi piu' comuni; migrare documenti xls con macro; migrare soluzioni di backup (quando ci sono); adattare compatibilita' hardware; spostare la posta; etc etc. In breve gestire i sistemi. Vedi punto 1.

Se non liberi risorse economiche dalle licenze non riesci a portare nuove applicazioni, processi finalmente ben definiti e tutta la formazione che da la svolta agli enti locali (regioni e enti nazionali lavorano con meccanismi diversi dove il problema non sono le risorse da liberare ma le risorse da assegnare agli amici che rifilano delle chiaviche).

Per le percentuali dei costi ricordati che con l'HW paghi anche il tot della licenza OEM del windows e dell'office venduti spesso in bundle con il PC. Sui formati hai detto una sacrosanta verità.

No, quelli sono gia' dati disaggregati. Il costo delle licenze per i governi e le universita' poi e' molto scontato, dell'ordine di 50x.

Tenendo conto che il venditore guadagna mediamente il 5% e microsft Italia altro 5%,  vuol dire che stai regalando agli USA un botto di soldi da usare in formazione e servizi che anche se avessero un TCO più alto si trasformano in ogni caso in ritorno agli individui che ci lavorano e in tasse che rientrano sul  territorio

 

 

 

Ogni cosa ha un costo. La domanda da economista qui e': se i software liberi e gratis fanno risparmiare soldi, danno meno problemi e son capaci di sostituire pienamente i sistemi a pagamento, perche' sono cosi' poco diffusi tra gli utenti finali (1%)?

Non confondere software con sistemi operativi, Firefox per es. ha raggiunto il 30% di share. Apple, anche se con parecchie storture e a pagamento, rilascia comunque le sorgenti dei propri software: http://developer.apple.com/opensource/index.html

Espandendo il concetto ai dispositivi mobile, android sta catturando una fetta di mercato sempre più grande.

Quando mi chiedono i miei amici se ho una copia pirata di MS Office, rispondo: scaricatevi OO è gratis e legale anche per lavoro, alcuni mi chiedono: "ma come, dov'è la fregatura? C'è il virus?" - io ci vedo in questa cosa un problema culturale più che tecnico. 

Per linux per l'utenza casalinga lo sconsiglio, è un tipo di utenza che ha bisogno di multimedialità e supporto a svariate periferiche. Ma nella PA multimedialità e iTunes sul melafonino non servono.

Perche' il tuo vicino di casa si prende la briga di scaricarsi le copie pirata di windows, office e photoshop se puo' fare esattamente le stesse cose legalmente con software libero? Evidentemente c'e' una resistenza alla transizione che e' gia' grande nel tuo vicino di casa, un singolo che tutto cio' che fa e' usare facebook e stamparsi i biglietti dell'aereo. 

Come dicevo prima, l'utenza casalinga è più votata al multimediale e alla conpatibilità verso molti tipi di periferiche, dalla fotocamera al telefonino allo scanner. Inoltre ci sono i giochi, San Photoshop (insostiuibile insieme a 3dmax, autocad e programmi grafico-multimediali in genere).

Ma la PA non ha bisogno di questo, se per non un uso marginale (attenzione win e *nix possono coesistere!).

No, il costo principale e' insegnare alle persone ad usare il software e ad avere a che fare coi problemi piu' comuni; migrare documenti xls con macro; migrare soluzioni di backup (quando ci sono); adattare compatibilita' hardware; spostare la posta; etc etc. In breve gestire i sistemi. Vedi punto 1.

Passare da winXP a 7 porta più "traumi" che passare da XP a Ubuntu. Passare da MS Office 2003 al 2010 incasina gli utenti più che non da 2003 a OO, ovvero ogni 5 anni comq. devi istruire/aggiornare il personale.

Le macro possono essere un problema, esistono cmq i sistemisti che invece di correre dietro a PC pieni di virus magari fanno qualcosa di più gratificante anche per loro.

Soluzioni di backup? Qua si va sui servers, lo setti e installi bacula sul resto della rete (è un costo nullo perché lo fai quando il vecchio server è giunto a fine vita e quindi è cmq da sostiuire, nota: windows non avendo un sistema affidabile per il passaggio delle configurazioni da PC vecchio a nuovo devi sempre rifare tutto da capo - grazia al registro di configurazione, l'unica cosa odiata penso anche da chi l'ha creata).

Stesso discorso per posta.

Per quanto riguarda la compatibilità HW, se il sistemista non è una capra in cerca di HW nuovo assurdo, non ci sono più problemi e con il vecchio HW la compatibilità è alta e addirittura migliore che con win7. Basta conoscere il mestiere.

No, quelli sono gia' dati disaggregati. Il costo delle licenze per i governi e le universita' poi e' molto scontato, dell'ordine di 50x.

Stocazzo (scusami il francesismo), ben per le grosse commesse ma nei comuni e enti di piccole dimensioni si compra il "PC con l'Office" in una voce unica. Inoltre nella voce assistenza rientra la voce software che può comprendere proprio quei software custom fatti su misura.

PS. in Friuli c'è questa azienda, statale con scarsa efficienza e con tutte le critiche a livello amministrativo che si possono fare ma che cmq vive proprio sulla realizzazione di software per la PA e guardacaso opensource: http://www.insiel.it/insielinternet/portale/homeSoluzioneTop.asp?Sezione=3&IDLingua=1

PS. in Friuli c'è questa azienda, statale con scarsa efficienza e con tutte le critiche a livello amministrativo che si possono fare ma che cmq vive proprio sulla realizzazione di software per la PA e guardacaso opensource: http://www.insiel.it/insielinternet/portale/homeSoluzioneTop.asp?Sezione=3&IDLingua=1

La situazione Friulana mi è sembrata abbastanza grottesca, praticamente l'ente  regione Friuli ha una percentuale elevata di dipendenti che sono di Insiel e che  gestisccno non solo la regione ma anche buona parte degli enti locali.

La realizzazione di software per la PA avendo clienti in regime di monopolio distorcono una serie di benefici dell'Open Source, certo i soldi rimangano sul territorio ma a prezzo di costi fissi elevatissimi che alla fine non solo non portano risparmi ma che impediscono anche la nascita e la sana crescita di imprese competitive sul mercato.

Senza dubbio, è l'ennesimo carrozzone pubblico a scarsa produttività. Per fortuna hanno scelto l'open, non voglio immaginare che costi ci sarebbero stati se avessero abbracciato soluzioni closed.

 

1) La PA non ha nessun bisogno di avere custom software se la stragrande maggioranza di cio' che fa e' normale desktop computing cioe' scrivere  un documento e inviarlo via email.

per parlare di quello di cui mi occupo io, il gestionale per la gestione finanziaria patrimoniale e contabile (che a sua volta riflette procedure definite nel regolamento di amministrazione e contabilità di ateneo) è appunto custom ed è quello con cui si pagano le fatture e si inventariano i beni, che è "stragrande maggioranza" del lavoro delle segreterie amministrative; il software per il protocollo elettronico non è Word; i programmi per l'automazione delle biblioteche (acquisizione, catalogazione e catalogazione derivata, prestito, abbonamenti, gestione di documenti elettronici e oggetti digitali, OPAC) non sono fogli di Excel, e stranamente c'è un monopolio di Data Management e del suo (ottimo) software Sebina anche se i formati per i dati bibliografici, MARC e via dicendo sono tutti aperti e documentati.
Stesso discorso, ma ancora più accentuato, per programmi che devono gestire l'anagrafe, i tributi, il catasto, gli archivi correnti in formato digitale.

In realtà il normale desktop computing la PA potrebbe farlo quasi tutto a costo zero con OpenOffice o con GoogleDocs, sono proprio le applicazioni specializzate che servono e costano.

 

No guarda io ho capito benissimo che c'è un po' di gente che parla di cose che non conosce.

Giorgio, viene spontaneo ricordarti quella del medice con la broncopolmonite ...

1) Hai idee confuse su cosa faccia la PA. Ha bisogno, e come, di customized software! Pensa anche solo alla contabilità pubblica!

2) Vecchia storia, studiata e ristudiata. Il problema non si porrebbe nemmeno se fosse vero quello che tu ritieni la PA faccia (passare da Office a OpOff costa due ore ad un cane). Se invece devono sviluppare, from scratch, dedicated software allora l'argomento cade mentre vale il fatto che open environment beats monopolized one.

3) Sure. So what? I fail to see where this has ANY bearing on the criticism raised about NV's political decisions!

4) Sure, grazie alla pressione competitiva di OSS. Prova, fra le altre, che la competizione fa bene al settore ed alla gente. E, di nuovo, so what? MS ovviamente fa quanto deve fare per star al passo della concorrenza, cos'altro deve fare? Cosa implica? Il monopolista al margine combatte il concorrente imitandolo. Cosa devo inferire, sul piano della public policy? Che tanto vale per il settore pubblico fare da supporter del monopolista? Stiamo delirando or what?

5) Questi numeri, Giorgio, mi ricordano quelli di Castelli a Ballarò sulla crescita del traffico a MXP. Sono certo che esistono aziende di un certo tipo in un certo settore per le quali si applicano. Facciamo finto che la PA sia una di quelle (dubito, ma non ho tempo per verificare). So what? Le % vanno sempre moltiplicate per i montanti. Negli USA il 16% del PIL va in spese sanitarie e, di queste, circa il 2% va in medicine (vado a memoria, ma l'ordine è quello). Implica forse questo che il monopoly pricing di big pharma è socialmente irrilevante? Di nuovo, stiamo delirando or what?

6) Anche Andy, the neighborhood crack dealer, si è rivolto a me la settimana scorsa senza che io lo cercassi. Gli ho detto di no.

7) Nope. Ha solo provato che (a) continua a pensare che deve decidere lui il futuro economico della regione a botte di incentivi pubblici e, (b) ogni tanto ha qualcuno che gli dice che deve favorire OSS.  (a) è male, il vero male infatti. (b) è male sia perché è conseguenza di (a) sia perché il giorno in cui comincia a fidarsi di qualcuno che gli spiega che è meglio fare tutto con i prodotti di Jobs vende la Puglia ad Apple.

Io consiglierei di leggersi la letteratura tecnica sull'argomento prima di sparare giudizi sia sulle persone che sui temi discussi. Essere un utilizzatore di OSS NON implica aver inteso the economics of the software industry. Sono cose diverse.