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Vendola, Microsoft e i cantinari

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1) La PA non ha nessun bisogno di avere custom software se la stragrande maggioranza di cio' che fa e' normale desktop computing cioe' scrivere  un documento e inviarlo via email.

per parlare di quello di cui mi occupo io, il gestionale per la gestione finanziaria patrimoniale e contabile (che a sua volta riflette procedure definite nel regolamento di amministrazione e contabilità di ateneo) è appunto custom ed è quello con cui si pagano le fatture e si inventariano i beni, che è "stragrande maggioranza" del lavoro delle segreterie amministrative; il software per il protocollo elettronico non è Word; i programmi per l'automazione delle biblioteche (acquisizione, catalogazione e catalogazione derivata, prestito, abbonamenti, gestione di documenti elettronici e oggetti digitali, OPAC) non sono fogli di Excel, e stranamente c'è un monopolio di Data Management e del suo (ottimo) software Sebina anche se i formati per i dati bibliografici, MARC e via dicendo sono tutti aperti e documentati.
Stesso discorso, ma ancora più accentuato, per programmi che devono gestire l'anagrafe, i tributi, il catasto, gli archivi correnti in formato digitale.

In realtà il normale desktop computing la PA potrebbe farlo quasi tutto a costo zero con OpenOffice o con GoogleDocs, sono proprio le applicazioni specializzate che servono e costano.