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Due idee per Mariastella e chi verrà dopo di lei

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mah, questa é una question molto delicata, che per altro, come si dice nell'articolo, é falsata dal fatto che la gente in Italia evade le tasse, per cui le borse di studio non sempre vanno effettivamente a chi non ha i mezzi per studiare, ma vanno a chi i mezzi non li dichiara. Altro fattore importante é il fatto che certe facoltà tendono a dare voti più alti (più facile laurearsi a pieni voti a lettere che ad ingegneria) ma, almeno a Padova, il merito per le borse di studio veniva misurato relativamente alla facoltà d'appartenenza.

Per le vere eccellenze comunque ci sono le scuole tipo la normale a Pisa o la scuola galileiana a Padova: devi tenere dei risultati ottimi, ma non paghi un soldo (nemmeno vitto alloggio e libri).

Personalmente sono a favore di dare le borse a chi ne ha più bisogno ed é comunque meritevole, e incentiverei ulteriormente gli studi di materie che poi possano essere effettivamenrte necessarie al territorio (non creiamo laureati che poi non trovano lavoro e usano il loro titolo di studio di scuola media superiore per trovare lavoro)

Comunque ecco, io volevo solo dire che si certo, le famiglie che se lo possono permettere é giusto che paghino l'univeristà ai figli, solo non pensiamo che non sia dura anche per le famiglie benestante pagare le rate di tutti i figli nello stesso mese o comprare i libri di testo.I miei si sono potuti permettere di far studiare me e le mie sorelle, siamo una famiglia benestanante, ma non ce l'avrebbero fatta se avessimo dovuto stare fuorisede, e quando bisognava pagare le rate di tutte entro la stessa data eran dolori. Ed io non mi sono mai comprata un libro, sempre studiato in biblioteca ed usato i computer della facoltà e pagata le vacanza lavorando (e come me molti dei miei compagni di studio - con o senza borsa). Io non mi sono uccisa sui libri, ma ho fatto il mio, mi sono laureata in 5 anni (di cui uno di erasmus) con 110 (in Statistica), e mi ha sempre dato fastidio vedere gente che passava il minimo sindacale degli esami e sceglieva apposta i corsi più facili per poter avere una media alta e prendere cosí la borsa.

Ilaria ha sollevato una questione estremamente importante: come valutare l'eterogeneità inter e intra facoltà? Io ho studiato economia e ricordo che alcuni percorsi era di una semplicità imbarazzante rispetto ad altri. E poi vogliamo paragonare un 110 in lettere con uno in statistica?

Quindi come valutiamo il merito?