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Due idee per Mariastella e chi verrà dopo di lei

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Il numero degli immatricolati non è aumentato di molto negli ultimi venti anni. Secondo i dati del decimo rapporto del cnvsu sullo stato dei sistema universitario del dicembre 2009 (credo che il rapporto del 2010 non sia ancora uscito) gli immatricolati erano 279.971 nel 1987/88 e 307. 533 nel 2007/08. E' rimasto relativamente stabile anche il numero dei maturi: 383.468 nel 1987/88, e 449.651 nel 2007/08. I dati sui laureati sono difficilmente paragonabili per via del passaggio alle lauree triennali e specialistiche. Diciamo però che erano 77.270 nel 1987 e (calcolando solo "first degrees": lauree triennali+lauree specialistiche a ciclo unico+ lauree del vecchio ordinamento) quasi 250.000 nel 2007. Il cambiamento deciso è stata la percentuale dei maturi (di un anno) sui diciannovenni che, nello stesso periodo, è passata dal 42,4% al 74,3%. Come conseguenza la percentuale degli immatricolati sui diciannovenni è passata da 31% a 50,8%.  Dico come conseguenza perché non è cambiata molto la percentuale degli immatricolati sui maturi (da 73% a 68,4%). Sembra probabile che sia molto cambiata la composizione sociale dei maturi, degli immatricolati e presumibilmente anche dei laureati. E infatti il documento dell' OCSE "Education at a Glance 2008" attribuisce al sistema universitario italiano una mobilità sociale maggiore di quella di altri paesi europei. Si dice infatti: "Access to higher education is inequitable, but much less so than in other European countries • 17% of higher education students’ fathers in Italy hold a higher education qualification themselves, while this is only the case for 10% of men in the same age group as students’ fathers resulting in a ratio of 1.7. The strongest selectivity into higher education is found in Portugal, with a ratio of 3.2. In Austria, France, Germany and the United Kingdom, students are about twice as likely to be in higher education if their fathers hold a university degree as compared with what their proportion in the population would suggest". Naturalmente sul quoziente di 1.7 influisce la bassa scolarità dei padri italiani. E' però probabile che quasi la metà dei laureati provenga da famiglie di non laureati. Questa trasformazione del corpo studentesco resa invisibile dal calo demografico (nel 1987 i diciannovenni erano 903.000 nel 2007 erano 605.000) ha anche reso meno ovvia la tesi che il sistema universitario si comporti come "Robin Hood alla rovescia". Nel 1993 quattro giovani economisti "di sinistra" (almeno alcuni impiegati in un centro di ricerca della CGIL) pubblicarono un libro dal titolo "Chi paga per l'istruzione universitaria?" (ricordo solo due degli autori: Giuseppe Catalano e Paolo Silvestri) nel quale si argomentava che il sistema universitario italiano rubava ai poveri (attraverso le tasse) per regalare ai ricchi (con l'università semigratuita), utilizzando l'espressione "Robin Hood alla rovescia". Questa tesi è stata ripresa e sostenuta di recente da molti economisti (senza citare, che io sappia, la fonte). Ma sarebbe ora più difficile dimostrarla essendo così cambiata la composizione sociale del corpo studentesco. Ricordiamo che Catalano e Sivestri (et alii) proponevano di aumentare le tasse universitarie e di adottare massicciamente il sistema dei prestiti di onore. Le tasse universitarie aumentarono modestamente nel 1993, ed il libro fu citato dal Ministro (Sandro Fontana) per giustificare l'aumento. Per i prestiti si fece poco, nonostante fossero già previsti dalla legge sul "diritto allo studio" del 1992 (o fine 1991?). Sul piano tecnico non sono facili da gestire, come tutt'altro che facili da assegnare e da gestire sono le borse "di merito" basate su un esame nazionale del tipo di quello per l'ammissione alla scuola normale (esistono per la matematica, 40 borse l'anno, gestite dall'Istituto Nazionale di Alta matematica).

Ora qualche dato sulle sedi distaccate. La mia fonte è sempre la stessa. Nel 2009/10 sono 225 i comuni sedi di almeno un corso di laurea. Nel 2008/09 erano 17 in più. Il massimo è stato raggiunto nel 2006/07 con 246 comuni sedi di almeno un corso di laurea. Dei 225 comuni che ospitano almeno un corso di laurea 57 ospitano anche la sede centrale dell'università e 42 sono sedi esclusivamente di corsi di studio delle professioni sanitarie. A questo proposito dobbiamo ricordare che una recente legge ha imposto l'obbligo della laurea per esercitare la professione di infermiere, stabilendo anche che la metà dei crediti impartiti per il conseguimento di questa laurea sia impartito da personale ospedaliero. A questo punto è divenuto conveniente aprire i corsi di laurea per infermieri e professioni equivalenti nelle strutture ospedaliere che ospitavano le vecchie scuole per infermieri di livello non universitario. Quando si parla degli "sprechi" associati alla apertura di sedi distaccati bisognerebbe escludere i corsi di laurea di discipline infermieristiche per i quali la sede distaccata dà luogo ad un risparmio piuttosto che a uno spreco.