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Due idee per Mariastella e chi verrà dopo di lei

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La domanda:

Solo negli ultimi dieci anni si è passati da 3463 a 5769 corsi con iscritti al primo anno.

Chiedo agli autori: ma avete considerato il fatto che con il 3+2 i corsi di laurea sono quantitativamente raddoppiati senza essere qualitativamente aumentati? Mi spiego: io mi sono laureato in Ingegneria Elettronica, con l'ordinamento pre - riforma, equipollente all'attuale magistrale; se lo facessi oggi dovrei conseguire prima la laurea (triennale) e poi la magistrale. Quindi due corsi di laurea anziché uno, con gli stessi docenti e spesso con lo stesso presidente (i corsi di studio possono essere raggruppati: esistono anche alcuni che sono gestiti direttamente dai consigli di facoltà).

La considerazione:

La seconda ragione è stato il bisogno di decongestionare i mega-atenei (Roma La Sapienza, Napoli Federico II, Milano Statale, Bologna, Torino Statale, Bari, Padova, Firenze e Palermo), che all'epoca superavano ognuno i 40mila studenti iscritti. Un rapido commento anche su questo "bisogno". Non si capisce perché decongestionare debba voler dire creare altri campus in provincia. È come dire che siccome c'è troppa domanda di mele fuji a Milano, allora bisogna aumentare l'offerta di mele golden ad Abbiategrasso. La cosa sembra ed è priva di senso.

Completamente priva di senso: la Federico II aveva 100mila studenti prima della scissione (fine anni '80) e continua averne 100mila. Quindi: non si capisce quale risultato si voleva ottenere; e qualunque esso fosse non lo si è ottenuto. Quello a cui assistiamo oggi è l'esplosione delle sedi: ne abbiamo ad Avellino, Santa Maria Capua Vetere, Ariano Irpino, Capua, Caserta, Nola (solo per citare alcune città della Campania), con una forte dispersione che rende inefficiente il sistema. Infatti, una qualunque sede, sia essa anche solo un plesso con le aule per seguire i corsi, necessita della presenza di personale, fosse anche solo per aprire e chiudere le aule. È l'esatto contrario dell'esempio americano dei grandi Campus: qui abbiamo grande dispersione di sedi e la stessa facoltà (lo stesso corso di laurea) può persina avere più sedi sul territorio, con inevitabili disagi per studenti e docenti.

Di esempi ne avrei a iosa, tanto che mi sembra inutile farne; quello che penso è che tornare indietro e toccare i privilegi acquisiti è pressocché impossibile. Chiudo con una domanda: possibile che in un blog di economisti non si parli della necessità di tenere una opportuna contabilità economica? Anche tenendo conto che praticamente tutti gli atenei italiani usano ancora la contabilità finanziaria? E che la contabilità analitica servirebbe ad imputare correttamente i costi del tenere aperta una sede / corso di laurea?

Giusta la prima osservazione, allora un confronto più sensato dovrebbe avvenire sulla base delle facoltà: 514 nel 2001 e 619, un aumento comunque del 20 per cento.

La seconda conferma quanto diciamo nel post.

Per quanto riguarda la contabilità, il ddl Gelmini va nella direzione da te auspicata. Infatti l'articolo 5 prevede che le università adottino un sistema di contabilità economico-patrimoniale 

Giusta la prima osservazione, allora un confronto più sensato dovrebbe avvenire sulla base delle facoltà: 514 nel 2001 e 619, un aumento comunque del 20 per cento.

Le facoltà in sé dicono poco: il confronto andrebbe fatto dal completamento del passaggio al 3+2 in poi (diciamo che con l'anno accademico 2002-2003 il passaggio dovrebbe potersi dire completo); ad occhio, però, potrei dire che un +20% è plausibile, anche se nell'ultimo anno si è assistito ad una diminuzione (almeno qui in Federico II).

La seconda conferma quanto diciamo nel post.

Infatti il mio voleva essere una conferma e un rafforzamento della tesi.

Per quanto riguarda la contabilità, il ddl Gelmini va nella direzione da te auspicata. Infatti l'articolo 5 prevede che le università adottino un sistema di contabilità economico-patrimonial.

Grazie per la segnalazione: me lo ero perso.

Riguardo alla seconda osservazione. 

Queste sono le solite considerazioni aziendalistiche ed anche non confermate da dati. In primo luogo l'aspetto della qualita' dell'universita' non viene minimamente considerato. 

Io conosco la realta' delle sedi distaccate dell'universita' di Bologna in Romagna. Queste hanno avuto il merito di effettivamente decongestionare l'univ. di Bologna. Ricordo che in passato le lezioni di ingegneria dei primi anni venivano svolte in teatri e cinema e tuttavia questo non bastava, diversi studenti seguivano le lezioni in piedi. Il rapporto con gli studenti era nullo. Chi ha studiato in Romagna, ha avuto esperienza di rapporti docente studente al livello di un campus di oxford o simili. Per esempio,  io e diversi miei colleghi abbiamo sottomesso scritto  il primo  articolo non dopo il dottorato ma subito dopo la laurea. 

La seconda affermazione  (non vedo dati a riguardo) mi sembra un po' generalista. Una buona fetta degli studenti che frequentano le sedi distaccate dell'univ. di Bologna provengono da fuori regione. La scelta potrebbe essere motivata da costi inferiori per gli alloggi o da differenti ritmi di vita. 

Se il ministero imponesse, indistintamente, la chiusura di tutte le sedi distaccate si avrebbe un grosso danno per alcune univ. italiane.

Il decongestionamento della I facolta' di Ingeggneria e- avvenuto non all-apertura delle sedi in Romagna, ma all-apertura della sede del Lazzaretto/Terracini ed il trasferimento di alcuni ocorsi di laurea nella nuova sede. Sulle facolta- della Romagna, ho esperienza di quella di Ravenna, che e- finanziata dalla "Fondazione Flaminia" e che ha un successo abbastanza buono 150-160 iscritti ogni anno alla sola Ingegneria Edile-Architettura.Questo corso di laurea e' abbastanza impostato a formare professionisti in grado di inserirsi rapidamente sul mercato del lavoro (contrariamente ad altre facolta', in cui i docenti non si curano minimamente del fatto che poi gli studenti devono andare  rivendere quello che hanno imparato) e ci sono studenti da tutta Italia, anche se la maggioranza sono della regione. Coi costi limitati per la sede centrale grazie ai finanziamenti e il grosso numero di iscritti, credo che la si possa definire un succcesso. Dipende direttamente dalla facolta' di Bologna, per cui non e- che i professori siano molto presenti a Ravenna e gli studenti se ne lamentano. Diverso e- il discorso della II facolta- di Ingegneria di Forli' Cesena, in cui i docenti e i ricercatori sono stabili in Romagna e il credo che ci sia un clima meno "Pomposo" che a Bologna. Credo che, vista la riforma Gelmini, le due facolta' di Ingegneria , la prima e la seconda, verranno accorpate con conseguenze che al momento nonsono in grado di prevedere, pero', per quanto riguarda Ingeneria Edile Architettura di Ravenna, mi sembra che si possa dire che e' stata una iniziativa che ha avuto ottimi risultati.