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Due idee per Mariastella e chi verrà dopo di lei

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i miei bollori sono esclusivamente rivolti contro gli incentivi assegnati al merito indipendentemente dal censo. sulla gelmini in generale, non ho conoscenza adeguata: si può sempre pensar male a priori, è un metodo pratico ma non vorrei.

chi può accedere all'occasione irripetibile di una formazione superiore, non deve avere bisogno di incentivi al profitto: se un adulto non capisce l'importanza di quello che fa e non desidera farlo, sarebbe meglio  che non lo facesse proprio. meglio per lui e per la collettività.

Ci sono buone ragioni per bandire, in molti casi, un numero limitatissimo di borse assegnate solo in base al merito. Prima di tutto per consentire la mobilità degli studenti eccezionalmente bravi, che, almeno per la laurea magistrale dovrebbero indirizzarsi agli studi nelle università dove, nel loro campo, si svolge più ricerca. Ad esempio negli Stati Uniti dopo il BA (che è sostanzialmente equivalente alla nostra laurea triennale) gli studenti migliori che scelgono di proseguire gli studi in ambito scientifico o ingegneristico (non professionale) sono sempre finanziati con borse di studio o "Teaching Assistantships", e l'esenzione dalle tasse universitarie. Questi incentivi non bastano ad attrare un numero sufficiente di cittadini americani a questo tipo di studi, ed infatti oltre il 50% dei Ph.D conseguiti in "science and engineering" sono conseguiti da "nonresident aliens", i quali pure hanno goduto, durante gli studi dottorali, di un finanziamento pieno da parte delle università. Borse di studio, naturalmente per solo merito, dovrebbero anche essere offerte per tutti gli studi specifici per la formazione degli insegnanti (laurea per l'insegnamento elementare, laurea specifica per l'insegnamento della scuola secondaria di primo grado, "tirocinio" per il conseguimento dell'abilitazione all'insegnamento della scuola secondaria di secondo grado). In terzo luogo possono essere necessarie borse di solo merito per incentivare iscrizioni a corsi di laurea, come alcuni corsi di laurea scientifici, che difficilmente portano ad attività molto remunerative, ma che vengono ritenuti importanti per lo sviluppo della società. Un esempio pratico sono le 40-50 borse di studio assegnate, alle matricole di matematica, dall'Istituto Nazionale di Alta Matematica, sulla base di una prova nazionale del tipo di quella utilizzata per l'ammissione alla scuola normale superiore (i vincitori del concorso alla normale si situano quasi sempre tra i primi dieci nel concorso per le 40 borse, e, naturalmente, rinunciano alla borsa per iscriversi alla Normale). 40 borse riguardano meno del 3% delle matricole di matematica e non sono rinnovate agli studenti che non completano gli esami nei termini ufficiali con la media di almeno il 27. L'effetto di queste borse è rendere chi le ottiene meno esposto alle pressioni delle famiglie nelle scelte del corso di laurea. Le famiglie, naturalmente, spingono i giovani ad iscriversi a corsi di laurea ritenuti più convenienti dal punto di vista dei futuri guadagni, quelli che portano i maggiori benefici individuali ma, spesso, modesti benefici sociali.

cito dall'articolo. (diritto allo studio)

La figura mostra che in Italia su questo fronte si spende molto meno che in USA, UK e Germania, anche se più che in Spagna e Francia. Questo suggerisce che in Italia si spende poco, vediamo tra breve come. Qui il DDL introduce alcune novità (articolo 4). La principale è l'istituzione di un fondo per erogare "premi di studio" (borse di studio, cioé) e "buoni studio". Questi ultimi andranno restituiti secondo la formula dei "prestiti d'onore", cioé una volta che lo studente inizi a percepire un reddito. Chi si laurea col massimo dei voti e entro la normale durata del corso di laurea, però, non dovrà restituire niente. Queste risorse saranno allocate in base ai risultati di test standardizzati su base nazionale.

Separare nettamente merito e bisogno è una buona idea. Quando il merito viene misurato in base alla performance si forniscono incentivi corretti agli studenti a scegliere una carriera universitaria e lavorare per completarla con successo e in tempi brevi (come uno di noi ha argomentato qui). In questo modo si finanziano gli studi degli studenti più brillanti (quelli cioé che hanno più talenti da mettere a  frutto) indipendentemente dal loro background socioeconomico. A erogare borse di studio in base al reddito, invece, si va a finire che il figlio mediocre del dentista milionario che dichiara 30mila euro lordi soffia la borsa al figlio bravo dell'impiegato il cui datore di lavoro dichiara tutti i suoi 33mila euro annui. Queste nuove borse e prestiti d'onore, comunque, sono cumulabili alle vecchie borse di studio erogate in base al reddito familiare.

L'incertezza è su quante risorse ci saranno in questo nuovo fondo, che non è proprio un dettaglio irrilevante.

insomma, le risorse da destinare non sono illimitate, anzi c'è da presumere che siano scarse. in questo contesto, non migliorabile in tempi brevi, si afferma il principio generale di premiare solo il merito. qualcuno rimarrà fuori, cioè non potrà accedere all'università, pur se meritevole, per motivi di reddito/patrimonio. invece, se si tenesse conto delle condizioni socio-economiche, avremmo qualche escluso di meno, cioè un maggior numero di meritevoli, con benefici ovvii per tutti. chi ha le capacità e le possibilità economiche, studierà lo stesso! se non lo fa, non è poi che fosse così bravo e motivato...

le ulteriori motivazioni, molto interessanti, che lei adduce a favore del solo merito, sono una somma di casi particolari, riferiti ad incentivare certi specifici corsi, ma che, ripeto, non toccano il principio generale sul punto, chiaramente espresso dalla riforma. e che mi fa rizzare il pelo.

qualcuno rimarrà fuori, cioè non potrà accedere all'università, pur se meritevole, per motivi di reddito/patrimonio.

NO. Assolutamente NO. In un sistema ben disegnato, almeno in quello che ho in mente io, nessun meritevole (cioe' uno o una che voglia completare l'universita' e prometta prima e poi dimostri di essere in grado di farlo lavorando duro e ottenenedo cosi' buoni risultati) resta fuori per mancanza di mezzi finanziari. In questo caso infatti e' interesse della societa' che questa persona si laurei. Ed e' un buon investimento finanziarne gli studi.

Per favore smettiamola di attribuire conclusioni che non seguono dalle premesse. Se no si fa solo ideologia.