Titolo

Due idee per Mariastella e chi verrà dopo di lei

2 commenti (espandi tutti)

cito dall'articolo. (diritto allo studio)

La figura mostra che in Italia su questo fronte si spende molto meno che in USA, UK e Germania, anche se più che in Spagna e Francia. Questo suggerisce che in Italia si spende poco, vediamo tra breve come. Qui il DDL introduce alcune novità (articolo 4). La principale è l'istituzione di un fondo per erogare "premi di studio" (borse di studio, cioé) e "buoni studio". Questi ultimi andranno restituiti secondo la formula dei "prestiti d'onore", cioé una volta che lo studente inizi a percepire un reddito. Chi si laurea col massimo dei voti e entro la normale durata del corso di laurea, però, non dovrà restituire niente. Queste risorse saranno allocate in base ai risultati di test standardizzati su base nazionale.

Separare nettamente merito e bisogno è una buona idea. Quando il merito viene misurato in base alla performance si forniscono incentivi corretti agli studenti a scegliere una carriera universitaria e lavorare per completarla con successo e in tempi brevi (come uno di noi ha argomentato qui). In questo modo si finanziano gli studi degli studenti più brillanti (quelli cioé che hanno più talenti da mettere a  frutto) indipendentemente dal loro background socioeconomico. A erogare borse di studio in base al reddito, invece, si va a finire che il figlio mediocre del dentista milionario che dichiara 30mila euro lordi soffia la borsa al figlio bravo dell'impiegato il cui datore di lavoro dichiara tutti i suoi 33mila euro annui. Queste nuove borse e prestiti d'onore, comunque, sono cumulabili alle vecchie borse di studio erogate in base al reddito familiare.

L'incertezza è su quante risorse ci saranno in questo nuovo fondo, che non è proprio un dettaglio irrilevante.

insomma, le risorse da destinare non sono illimitate, anzi c'è da presumere che siano scarse. in questo contesto, non migliorabile in tempi brevi, si afferma il principio generale di premiare solo il merito. qualcuno rimarrà fuori, cioè non potrà accedere all'università, pur se meritevole, per motivi di reddito/patrimonio. invece, se si tenesse conto delle condizioni socio-economiche, avremmo qualche escluso di meno, cioè un maggior numero di meritevoli, con benefici ovvii per tutti. chi ha le capacità e le possibilità economiche, studierà lo stesso! se non lo fa, non è poi che fosse così bravo e motivato...

le ulteriori motivazioni, molto interessanti, che lei adduce a favore del solo merito, sono una somma di casi particolari, riferiti ad incentivare certi specifici corsi, ma che, ripeto, non toccano il principio generale sul punto, chiaramente espresso dalla riforma. e che mi fa rizzare il pelo.

qualcuno rimarrà fuori, cioè non potrà accedere all'università, pur se meritevole, per motivi di reddito/patrimonio.

NO. Assolutamente NO. In un sistema ben disegnato, almeno in quello che ho in mente io, nessun meritevole (cioe' uno o una che voglia completare l'universita' e prometta prima e poi dimostri di essere in grado di farlo lavorando duro e ottenenedo cosi' buoni risultati) resta fuori per mancanza di mezzi finanziari. In questo caso infatti e' interesse della societa' che questa persona si laurei. Ed e' un buon investimento finanziarne gli studi.

Per favore smettiamola di attribuire conclusioni che non seguono dalle premesse. Se no si fa solo ideologia.