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Due idee per Mariastella e chi verrà dopo di lei

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Siccome Giavazzi e' una persona informata e tutte queste cose non puo' non saperle, mi sembra evidente che nel suo articolo sul corsera abbia scelto di manipolare consapevolmente i fatti per fini propagandistici.

Molto meno di quanto fanno i ricercatori e gli oppositori della riforma che si sono dedicati ad una demagogia sfrenata. Come dicevo nel mio post, è un caso di pagliuzza vs trave nell'occhio.

Mi sembra ovvio che se la scelta e' stata invece quella di creare una figura TD senza copertura finanziaria a priori, si sia consapevolmente deciso di precarizzare il ruolo di ricercatore. Ovvero di assumere insegnanti universitari senza impegnare il bilancio futuro.

E' una possibilità data alle università - mica un obbligo. E comunque, si può correggere in sede di decreti attuativi

 Se ti interessa un dibattito (a buoi scappati), ti invito tuttavia a contattare Francesco Sylos Labini e Stefano Zapperi che sono due persone molto preparate. Vedi ad esempio qua.

Io voglio dibattere con i promotori del movimento dei ricercatori ,  non con persone ragionevoli. QUello lo faccio continuamente, qui ed altrove. Ti posso garantire fra l'altro che il giudizio sulla riforma è molto più positivo di quello che passa sui giornali. Sopratutto da parte dei professori scientificamente validi. Tutti dicono che la legge ha tanti difetti, ma comunque è meglio della situazione attuale e che bisognerebbe impegnarsi in sede di decreti attuativi per migliorarla e poi per farla funzionate

 

 

Molto meno di quanto fanno i ricercatori e gli oppositori della riforma che si sono dedicati ad una demagogia sfrenata. Come dicevo nel mio post, è un caso di pagliuzza vs trave nell'occhio.

Francamente non capisco questo tuo modo di discutere. Io ho riportato dei casi ben documentati di manipolazione dei fatti, tu invece continui a ripetere una sorta di mantra sulla demagogia di chi si e' opposto a questa riforma. A cosa ti riferisci di concreto?

Io voglio dibattere con i promotori del movimento dei ricercatori ,  non con persone ragionevoli. Quello lo faccio continuamente, qui ed altrove. Ti posso garantire fra l'altro che il giudizio sulla riforma è molto più positivo di quello che passa sui giornali. Sopratutto da parte dei professori scientificamente validi.

Se non mi sbaglio, Francesco Sylos Labini e Stefano Zapperi, fanno parte della rete 29 aprile. Visto che tiri in ballo i professori scientificamente validi, posso ricordarti che Giorgio Parisi e' contrario alla riforma, mentre il rettore Frati si e' pubblicamente dichiarato favorevole (tanto lui i parenti li ha gia' piazzati). Comunque temo che parte della nostra incomunicabilita' derivi proprio dalla situazione differente delle nostre due discipline nell'universita' italiana (e magari continuo di la' dove si parla espressamente di valutazioni).

E' una possibilità data alle università - mica un obbligo. E comunque, si può correggere in sede di decreti attuativi

Siamo seri, e' un obbligo di fatto, visto che le universita' dovranno pur assumere dei (non piu') giovani ogni tanto. Comunque non rispondi alla mia obiezione. Un meccanismo formale per cacciare i ricercatori non adeguati dopo 3 o 6 anni esisteva di gia'. Insieme all'obbligo di stanziare comunque le risorse per una posizione a tempo indeterminato. Se la scelta non e' stata quella (piu' semplice) di attivare finalmente una vera valutazione dei ricercatori dopo 3 o 6 anni, ma di creare una nuova figura a TD senza copertura finanziaria futura, cosa fa pensare te o Giulio Zanella che nei decreti attuativi questo governo introduca l'obbligo di copertura?

Comunque io sono pronto a scommettere una cena in un tre stelle michelin a scelta che nei decreti attuativi non ci sara' l'obbligo di una copertura decente per trasformare i posti TD in associati. Chi vuole scommettere (se mi sbaglio pagherei con piacere)?

u invece continui a ripetere una sorta di mantra sulla demagogia di chi si e' opposto a questa riforma. A cosa ti riferisci di concreto?

Agli slogan sulla morte della ricerca e dell'università pubblica. Forse tu, standotene a Parigi, non hai assistito alle manifestazioni o non hai sentito ai telegiornali le interviste ai ricercatori in agitazione

 Comunque temo che parte della nostra incomunicabilita' derivi proprio dalla situazione differente delle nostre due discipline nell'universita' italiana

E' possibile. Gli scienziati lo  dicono sempre Il problema è che nessuna università italiana è nelle prime cinquanta nel  mondo - secondo nessuna classifica (e quasi tutte si basano sulle materie scientifiche). QUindi o gli scienziati sono una minoranza virtuosa che non riesce a migliorare la media o non sono così bravi come dicono

Un meccanismo formale per cacciare i ricercatori non adeguati dopo 3 o 6 anni esisteva di gia'

Se alludi alla conferma in  ruolo, passa il 100%. Senti, non farmi perdere tempo con obiezioni assurde

Sui decreti attuativi sono d'accordo con te. La probabilità che mettano l'obbligo di stanziare fondi è molto piccola. Sarebbe una rivendicazione da fare - ma il movimento ha perso l'occasione. Guarda caso.

 

 

Se alludi alla conferma in  ruolo, passa il 100%. Senti, non farmi perdere tempo con obiezioni assurde

Delle due l'una. O tu sei talmente occupato da leggere solo una riga su due dei post altrui o io non so spiegarmi. Facciamo che sia la seconda, cosi' cerco di ripetermi piu' chiaramente:

Lo so pure io che in pratica alla conferma in ruolo non e' mai stato respinto nessuno. Quello che sto cercando di spiegare e' che se lo scopo fosse stato quello di inserire il sistema delle tenure track in Italia sarebbe stato sufficiente rivedere i meccanismi della conferma in ruolo per trasformarla in una verifica seria sulla falsa riga delle sistema americano, in cui finalmente si negasse la conferma ai ricercatori inadeguati.

Al contrario, si e' scelto di introdurre una figura a TD senza copertura finanziaria garantita per confermare i ricercatori meritevoli. A me questo fatto sembra la spia di una volonta' ben precisa del governo, non un errore di percorso, una sbadataggine a cui si potra' rimediare con i decreti attuativi. Io vorrei sbagliarmi, ma i fatti dicono che la riforma Gelmini non introduce le tenure track nell'universita' italiana, ma ne aumenta la precarizzazione. E non vorrei essere noioso, ma ad una maggiore precarizzazione corrisponde ovviamente un maggior potere dei baroni. Il contrario di quello che tu sembri sperare.

Su tutto il resto lasciamo stare, se no mi tocca passare per il difensore di categoria e non ne usciamo piu'. Fai solo attenzione a non unirti al triste coro dei Riotta e delle Carlucci.

Lo so pure io che in pratica alla conferma in ruolo non e' mai stato respinto nessuno. Quello che sto cercando di spiegare e' che se lo scopo fosse stato quello di inserire il sistema delle tenure track in Italia sarebbe stato sufficiente rivedere i meccanismi della conferma in ruolo per trasformarla in una verifica seria sulla falsa riga delle sistema americano, in cui finalmente si negasse la conferma ai ricercatori inadeguati.

 Non è vero, indipendentemente dalla serietà del giudizio di conferma in ruolo, per tre motivi

a) la conferma in ruolo dei ricercatori TI è dopo tre anni e non sei, il periodo standard di tenure track in USA.

b) i ricercatori TD hanno  esplicito obbligo di insegnamento a differenza dei ricercatori a tempo indeterminato, specie se non confermati (anche se poi anche questi ultimi insegnano in molti casi). Quindi si elimina l'ambiguità  dello status giuridico

c) lo stipendio dei ricercatori TD è significativamente più alto (anche se sempre troppo basso), un elemento importante per attrarre persone di talento

Sarebbe sicuramente auspicabile che le università fossero state costrette a stanziare i fondi per l'assunzione alla fine del periodo di sei anni.

Fai solo attenzione a non unirti al triste coro dei Riotta e delle Carlucci.

Io penso con la mia testa e vorrei essere rispettato per questo. Noto fra l'altro che tento sempre di essere concreto e civile nel portare avanti le mie posizioni. Nel merito, lo ripeto per la trentesima volta. La legge Gelmini originaria meritava un 6+, la legge Gelmini approvata dopo la reazione dalle corporazioni accademiche merita un 5. Quindi sono sicuro al 90%  che non migliorerà la situazione. Però c'è un 10% di speranza, a cui bisogna aggrapparsi, dato che la situazione è assolutamente pessima. Le proposte alternative - ed in particolare quella della Rete29 Aprile, sarebbero ancora peggio della situazione attuale

 

a) la conferma in ruolo dei ricercatori TI è dopo tre anni e non sei, il periodo standard di tenure track in USA.

Non e' esatto. C'e' una prima valutazione dopo 3 anni. In caso (tutto teorico) d'insuccesso, una seconda possibilita' dopo 6.

b) i ricercatori TD hanno  esplicito obbligo di insegnamento a differenza dei ricercatori a tempo indeterminato, specie se non confermati (anche se poi anche questi ultimi insegnano in molti casi). Quindi si elimina l'ambiguità  dello status giuridico

Questo non ha nulla a che fare con la precarizzazione. Sarebbe bastato introdurre compiti d'insegnamento formali concedendo lo status (e soprattutto l'indennita' insegnamento) dei professori di terza fascia.

c) lo stipendio dei ricercatori TD è significativamente più alto (anche se sempre troppo basso), un elemento importante per attrarre persone di talento

Dubito che un talento estero sia molto attratto da una posizione a TD senza garanzie (perche' - mi dispiace ripeterlo - mancano i fondi a bilancio) ed esposta all'arbitrio dei soliti baroni. Secondo me continueranno a preferire i posti di lecturer in UK, di maitre de conference o di charge de recherche in Francia o le vere tenure track negli US.

La legge Gelmini originaria meritava un 6+, la legge Gelmini approvata dopo la reazione dalle corporazioni accademiche merita un 5. Quindi sono sicuro al 90%  che non migliorerà la situazione.

Il punto e' che questo 90% non lascera' le cose come sono. Le peggiorera' di molto.

Caro Francesco

forse è meglio smetterla. Credo che siamo d'accordo sul giudizio di fondo - il  potere baronale è il male peggiore dell'università italiana. Solo che non siamo d'accordo sulle terapie.

Io voglio eliminare il potere baronale alla radice costringendo i baroni a cambiare comportamento attraverso la valutazione. Funziona in GB, in USA e sta iniziando a funzionare in Europa Continentale.

Tu vuoi ridurre il potere dei baroni stabilizzando quanta più gente possibile e spostando  le decisioni di carriera all'assemblea. Il tuo sistema non può funzionare per un semplice motivo: le assemblee decideranno sempre di  promuovere tutti i propri membri, affermando che sono tutti meritevoli (se ne è già avuto un esempio con la legge Berlinguer). Risultato: l'università come il Catasto. Entra chi è simpatico alle masse, o continuano a decidere i baroni (o come si chiameranno) e poi tutti fanno carriera automaticamente. Pezo il tacon del buso

Auguri

 

 

 

 

 

 

Ma si' Giovanni, smettiamola, tanto vogliamo le stesse cose ma sui metodi non ci si intende. Tu per una vaga promessa di valutazione (che non ci avverra' come ammetti tu stesso, ed e' una facile profezia) accetti un sistema di carriera universitaria piu' precario di quello in vigore in Francia, UK, US... Quindi un sistema che, tanto per cambiare, sara' meno capace di attrarre talenti. Concordo che sia peggio la toppa del buco.

Solo una precisazione

stabilizzando quanta più gente possibile

Io sono contrario ad ogni forma di sanatoria/stabilizzazione ope legis. Invece auspico che l'universita' italiana copra i suoi organici con personale (qualificato) a tempo indeterminato od in tenure track come nel resto dl mondo.

Comunque grazie per la discussione

Sarebbe sicuramente auspicabile che le università fossero state costrette a stanziare i fondi per l'assunzione alla fine del periodo di sei anni.

Se posso, a me la questione dei fondi per l'eventuale posto di professore sembra fondamentale, non semplicemente "auspicabile". Non è esattamente la possibilità di ottenere tenure (che significa che ci sono i fondi) a caratterizzare il percorso "buono" negli USA (e mi pare di capire, in UK anche) rispetto a percorsi meno "buoni" come post-doc o altro?