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Due idee per Mariastella e chi verrà dopo di lei

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Non ho ancora letto la legge e conosco solo il DDL originario prima quindi degli interventi che hanno (forse) reso più certa la promozione dei ricercatori che conseguiranno la idoneità ad associato. Sulla base quindi di norme forse più restrittive, osservo prima di tutto che l'abilitazione a professore associato è a numero aperto e che le commissioni non hanno alcun incentivo ad essere severe nella selezione. Gli incentivi, infatti, vanno nella direzione opposta: chiunque si rende conto che il numero degli abilitati è un fattore importante per determinare quali settori prenderanno "i posti". Si dirà :se ci sono pochi geoemtri abilitati tutti i posti andranno agli analisti,  o ai fisici matematici, e così via se ci sono pochi economisti economisti abilitati i posti saranno presi dagli aziendalisti, o dai giuristi, ecc. ecc. Varrà come incentivo il patriottismo disciplnare. Inoltre la grande maggioranza degli attuali ricercatori, quasi tutti entrati per concorso, ha raggiunto e superato il livello di competenza che si richiede, in ambito internazionale per l'ingresso nella prima posizione permanente nell'università. L'abilitazione non cosituirà quindi un ostacolo alla promozione di 15.000 ricercatori almeno (su 25.000) che hanno conquistato il livello della "ordinaria mediocrità internazionale" con lavori scientifici pubblicati nelle ormai numerosissime "riviste di livello internazionale". Resta l'ostacolo dei concorsi o delle chiamate (che reputo equivalenti, sul piano sostanziale). Ricordiamo a questo punto che i ricercatori abilitati ad associato fanno già parte del corpo docente, votano per rettore e direttore del dipartimento, e "last but not least" già svolgono le funzioni di professore associato, come titolari di corsi di insegnamento, non essendo peraltro obbligati a svolgere queste funzioni. La loro capacità di pressione sugli organi accademici non è confrontabile con la capacità di pressione di un miserabile "post-doc" che aspirerebbe al posto di ricercatore a tempo determinato. Tra l'altro la promozione di un ricercatore confermato ad associato costa molto meno della assunzione di un ricercatore a tempo determinato (per il quale la legge prevede un congruo aumento di stipendio rispetto all'attuale stipendio di un ricercatore confermato). Dire che la legge non costa perché non prevede la promozione automatica dei ricercatori abilitati è una assoluta iprocrisia. La legge prevede sostanzialmente un obbligo per le università di asumere i propri ricercatori abilitati. Saranno naturalmente ignorate tutte le deboli disposizioni contro lo "imbreeding", e si perderà l'occasione di una migliore distribuzione del personale e delle risorse. In particolare (dulcis in fundo) ci sarà un'ulteriore costosa espansione delle facoltà di medicina che hanno (anche come conseguenza delle pregresse storie clientelari di tecnici laureati e "precari della legge sulla disoccupazione giovanile") un numero maggiore di ricercatori, tutti bravissimi, tutti con altissimo "impact factor". 

Ci si chiede perché in queste condizioni molti ricercatori si sono opposti al DDL. Non lo so. Alcuni di essi certamente andavano contro i propri interessi, ritenendo comuque il complesso delle disposizioni della legge negativo. Altri erano motivati politicamente.

Io mi riservo di leggere la legge. Non ne ho una buona impressione (mi baso sul DDL). Ma non riesco a capire molti aspetti della protesta. Mi sembra una legge che sistema, costosamente, il personale, rischia di aumentare il localismo nelle assunzioni, e per il resto è piena di chiacchiere senza mordente. Ammetto che qua e là ci sono buone intenzioni che potrebbero dar luogo a miglioramenti con i decreti attuativi. Ma la maggioranza delle buone intenzioni proclamate non ha alcuna possibilità di essere tradotta in fatti. Dire nella premessa di una legge che la legge è cntro il vizio ed a favore della virtù non ha conseguenze di rilievo nella applicazione delle disposizioni.