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Due idee per Mariastella e chi verrà dopo di lei

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Lo so pure io che in pratica alla conferma in ruolo non e' mai stato respinto nessuno. Quello che sto cercando di spiegare e' che se lo scopo fosse stato quello di inserire il sistema delle tenure track in Italia sarebbe stato sufficiente rivedere i meccanismi della conferma in ruolo per trasformarla in una verifica seria sulla falsa riga delle sistema americano, in cui finalmente si negasse la conferma ai ricercatori inadeguati.

 Non è vero, indipendentemente dalla serietà del giudizio di conferma in ruolo, per tre motivi

a) la conferma in ruolo dei ricercatori TI è dopo tre anni e non sei, il periodo standard di tenure track in USA.

b) i ricercatori TD hanno  esplicito obbligo di insegnamento a differenza dei ricercatori a tempo indeterminato, specie se non confermati (anche se poi anche questi ultimi insegnano in molti casi). Quindi si elimina l'ambiguità  dello status giuridico

c) lo stipendio dei ricercatori TD è significativamente più alto (anche se sempre troppo basso), un elemento importante per attrarre persone di talento

Sarebbe sicuramente auspicabile che le università fossero state costrette a stanziare i fondi per l'assunzione alla fine del periodo di sei anni.

Fai solo attenzione a non unirti al triste coro dei Riotta e delle Carlucci.

Io penso con la mia testa e vorrei essere rispettato per questo. Noto fra l'altro che tento sempre di essere concreto e civile nel portare avanti le mie posizioni. Nel merito, lo ripeto per la trentesima volta. La legge Gelmini originaria meritava un 6+, la legge Gelmini approvata dopo la reazione dalle corporazioni accademiche merita un 5. Quindi sono sicuro al 90%  che non migliorerà la situazione. Però c'è un 10% di speranza, a cui bisogna aggrapparsi, dato che la situazione è assolutamente pessima. Le proposte alternative - ed in particolare quella della Rete29 Aprile, sarebbero ancora peggio della situazione attuale

 

a) la conferma in ruolo dei ricercatori TI è dopo tre anni e non sei, il periodo standard di tenure track in USA.

Non e' esatto. C'e' una prima valutazione dopo 3 anni. In caso (tutto teorico) d'insuccesso, una seconda possibilita' dopo 6.

b) i ricercatori TD hanno  esplicito obbligo di insegnamento a differenza dei ricercatori a tempo indeterminato, specie se non confermati (anche se poi anche questi ultimi insegnano in molti casi). Quindi si elimina l'ambiguità  dello status giuridico

Questo non ha nulla a che fare con la precarizzazione. Sarebbe bastato introdurre compiti d'insegnamento formali concedendo lo status (e soprattutto l'indennita' insegnamento) dei professori di terza fascia.

c) lo stipendio dei ricercatori TD è significativamente più alto (anche se sempre troppo basso), un elemento importante per attrarre persone di talento

Dubito che un talento estero sia molto attratto da una posizione a TD senza garanzie (perche' - mi dispiace ripeterlo - mancano i fondi a bilancio) ed esposta all'arbitrio dei soliti baroni. Secondo me continueranno a preferire i posti di lecturer in UK, di maitre de conference o di charge de recherche in Francia o le vere tenure track negli US.

La legge Gelmini originaria meritava un 6+, la legge Gelmini approvata dopo la reazione dalle corporazioni accademiche merita un 5. Quindi sono sicuro al 90%  che non migliorerà la situazione.

Il punto e' che questo 90% non lascera' le cose come sono. Le peggiorera' di molto.

Caro Francesco

forse è meglio smetterla. Credo che siamo d'accordo sul giudizio di fondo - il  potere baronale è il male peggiore dell'università italiana. Solo che non siamo d'accordo sulle terapie.

Io voglio eliminare il potere baronale alla radice costringendo i baroni a cambiare comportamento attraverso la valutazione. Funziona in GB, in USA e sta iniziando a funzionare in Europa Continentale.

Tu vuoi ridurre il potere dei baroni stabilizzando quanta più gente possibile e spostando  le decisioni di carriera all'assemblea. Il tuo sistema non può funzionare per un semplice motivo: le assemblee decideranno sempre di  promuovere tutti i propri membri, affermando che sono tutti meritevoli (se ne è già avuto un esempio con la legge Berlinguer). Risultato: l'università come il Catasto. Entra chi è simpatico alle masse, o continuano a decidere i baroni (o come si chiameranno) e poi tutti fanno carriera automaticamente. Pezo il tacon del buso

Auguri

 

 

 

 

 

 

Ma si' Giovanni, smettiamola, tanto vogliamo le stesse cose ma sui metodi non ci si intende. Tu per una vaga promessa di valutazione (che non ci avverra' come ammetti tu stesso, ed e' una facile profezia) accetti un sistema di carriera universitaria piu' precario di quello in vigore in Francia, UK, US... Quindi un sistema che, tanto per cambiare, sara' meno capace di attrarre talenti. Concordo che sia peggio la toppa del buco.

Solo una precisazione

stabilizzando quanta più gente possibile

Io sono contrario ad ogni forma di sanatoria/stabilizzazione ope legis. Invece auspico che l'universita' italiana copra i suoi organici con personale (qualificato) a tempo indeterminato od in tenure track come nel resto dl mondo.

Comunque grazie per la discussione

Sarebbe sicuramente auspicabile che le università fossero state costrette a stanziare i fondi per l'assunzione alla fine del periodo di sei anni.

Se posso, a me la questione dei fondi per l'eventuale posto di professore sembra fondamentale, non semplicemente "auspicabile". Non è esattamente la possibilità di ottenere tenure (che significa che ci sono i fondi) a caratterizzare il percorso "buono" negli USA (e mi pare di capire, in UK anche) rispetto a percorsi meno "buoni" come post-doc o altro?