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Due idee per Mariastella e chi verrà dopo di lei

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Ho riportato i numeri delle pagine e delle tabelle di "Education at a Glance" a cui faccio riferimento nel seguente post:

http://unipiblog.wordpress.com/2010/12/10/numeri-che-contano/

Dall'esame di "Education at a Glance" risulta che il segmento della "tertiary education" è quello in cui l'italia è maggiormente in ritardo (in termini di risorse investite) rispetto al campione OCSE. Questi dati suggeriscono che, se si volesse perseguire un modello di sviluppo teso all'innovazione tecnologica e alla creazione di posti di lavoro qualificati, bisognerebbe aumentare gli investimenti in formazione universitaria (fondi, posizioni da ricercatore e professore, borse di studio). A prima vista sembra strano che Confindustria sostenga la linea Tremonti-Gelmini che conduce ad una riduzione dell'offerta formativa. Una possibile spiegazione potrebbe essere il forte ritardo delle aziende italiane sul fronte della Ricerca e Sviluppo (R&S), in termini di personale addetto, spesa e capacità innovativa. A questo proposito, il CERIS-CNR ha recentemente pubblicato un rapporto (anch'esso basato su dati OCSE) che è illuminante:

http://www.cnr.it/sitocnr/IlCNR/Datiestatistiche/ScienzaTecnologia_cifre.html

Per chi non avesse il tempo di leggerlo, ho preparato una breve sintesi in undici slides:

http://www.facebook.com/album.php?aid=100657&id=1355660116&l=c014e62a4e

E' interessante notare che a livello mondiale la ricerca italiana nel suo complesso è solidamente ottava sia in termini di lavori scientifici che di citazioni di lavori: Tabella 125 di CERIS-CNR http://www.facebook.com/photo.php?pid=1934039&l=605b102d3a&id=1355660116, vedi anche la slide #6 di http://www.slideshare.net/giuseppedn/the-scientific-impact-of-italy, tratta da www.scimagojr.com). Inoltre, la quota di pubblicazioni italiane sul totale mondiale (superiore al 3%, vedi Tabella 125 di CERIS-CNR) rimane stabile nel tempo mentre la quota sul totale europeo è in crescita (slide #8 di http://www.slideshare.net/giuseppedn/the-scientific-impact-of-italy, sempre tratta da  www.scimagojr.com).

Al contrario le quote di esportazioni delle aziende italiane in alcuni importanti settori ad alta tecnologia (aerospazio, elettrico-elettronico, macchine per ufficio, farmaceutica,macchinario e strumenti di misurazione) mostrano tutte una chiara tendenza negativa di lungo periodo (Tabella 138 di CERIS-CNR,   http://www.facebook.com/photo.php?pid=1934038&l=12f2437698&id=1355660116). In base a ciò mi viene qualche dubbio sulle aspettative salvifiche riposte nell'inserimento di membri esterni nei CdA delle università. Quale beneficio possiamo aspettarci se fossero rappresentanti di aziende in crisi di competitività internazionale  a causa della scarsissima attitudine ad investire in R&S? Paradossalmente, mi verrebbe da proporre l'inserimento di brillanti accademici italiani nei CdA di queste aziende per aiutarle a innovare di più e meglio.

In questo momento, sto stipulando contratti di ricerca industriali fuori dai confini italiani. In italia, i centri di ricerca chiudono (vedi GlaxSmithKline a Verona) e molte aziende stanno alzando (o hanno già alzato) bandiera bianca sul fronte della R&S. All'estero, le nostre competenze ed i nostri laureati sono apprezzati.

Sempre su questa linea consiglio di leggere i seguenti due articoli:

http://www.economiaepolitica.it/index.php/universita-e-ricerca/luniversita-e-il-mito-meritocratico/

http://www.economiaepolitica.it/index.php/universita-e-ricerca/luniversita-che-piace-a-confindustria/

La mia diagnosi è che stiamo suicidandoci. La politica della riduzione dell'offerta formativa è congruente con la ricerca del profitto basata esclusivamente sulla compressione del costo del lavoro (e dei diritti) dei dipendenti. Non vedo come questo possa incrementare il benessere collettivo nel medio/lungo periodo. Un effetto non secondario sarà l'esplosione del conflitto sociale. Quando gli studenti affermano di sentirsi derubati del loro futuro, credo che colgano nel segno.

Gentile Giuseppe De Nicolao, correggimi se sbaglio:

1) l'Italia spende poco in ricerca, soprattutto le aziende

2) la produzione scientifica italiana si mantiene su buone posizioni.

Ne consegue che:

3) confindustria appoggia la riforma perchè non capiscono una mazza di ricerca e quindi vogliono affossare la ricerca e l'offerta formativa universitaria attraverso la riforma.

Io non credo che questo "teorema" sia dimostrabile. Ma anche solo come "possibile spiegazione" a me non sembra stare in piedi. Quale meccanismo causale hai in mente?

Spero di avere tempo dopo per tornare sui punti 1 e 2. Per ora vorrei chiederti di spiegare meglio la tua storia alla luce di due distinzioni che su questo blog sono state più volte richiamate:

- tremonti/gelmini: ovvvero distinguere i tagli dalla riforma. sui primi mi sembra che ci sia un generale accordo (o meglio un comune disaccordo!), non vedo perché continuare a discuterne e tirarli in ballo per attaccare la seconda, se non per motivi strumentali.

- ricerca/formazione: parli di provvedimenti sulla didattica (riduzione dei corsi) in un discorso sulle spese di R&D. a me crea una certa confusione. di cosa stiamo parlando?

Infine:

Quando gli studenti affermano di sentirsi derubati del loro futuro, credo che colgano nel segno.

Assolutamente d'accordo. purtroppo mi sembra che facciamo fatica a riconoscere il ladro. Temo che il massimo risultato cui questa mia generazione aspiri sia quello di derubare a sua volta i suoi figli, rivendicando per sè i ladrocini i diritti di chi li ha preceduti. Spero di sbagliarmi, o che questo piano fallisca.

Se penso che si spacca tutto per questa riforma e non un "beh" per il furto dei contributi degli atipici, con placet sindacale...

E` noioso e irritante vedere che i mass media continuano ad abusare sistematicamente della parola ``teorema''

dispiace vedere che l'abuso si consuma anche su questo sito

un teorema e` una verita` che e` vera in tutti i mondi possibili

ora e` possibile che il nostro sia un mondo in cui sono vere sia

1) l'Italia spende poco in ricerca, soprattutto le aziende

che

2) la produzione scientifica italiana si mantiene su buone posizioni.

senza che

3) confindustria appoggia la riforma perchè non capiscono una mazza di ricerca e quindi vogliono affossare la ricerca e l'offerta formativa universitaria attraverso la riforma.

sia vera, anche se e` possibile che nel nostro mondo sia vero che

confindustria non capisce una mazza di ricerca

ed e` anche possibile che confindustria cerchi di

spremere la mucca statale per ottenere il massimo vantaggio possibile in tempi minimi, a costo di farla schiattare

senza voler necessariamente e deliberatamente affossare la ricerca e la formazione attraverso la riforma

Dunque non e` un teorema, ma del resto non e` quello che Giuseppe de Nicolao ha detto.

Mi sembra che, da una posizione (curiosamente) diversa, queste considerazioni (da cui ho tratto la citazione) siano in tema

 

 

 

 

 

 

Scusami se ti hi irritato. Hai perfettamente ragione. A fine lezione, però, rileggi il commento.

Non metto teoremi in bocca a nessuno. Ho posto il ragionamento in una forma "estrema" (dati 1 e 2 allora 3), frettolosa e imprecisa. Ma non lo critico in questa forma.

Domando lumi esattamente sulla "possibile spiegazione", perché non solo a me non sembra "possibile", ma non mi sembra neanche una "spiegazione", nel senso che non capisco come il basso livello d'investimento in R&D delle aziende possa spiegare l'appoggio di confindustria alla riforma.

Magari puoi contribuire su questo. Dallla tua risposta non ho conforto: di nuovo, con le tue "mucche", parli di tagli o di riforma?

(Visto che mi pungoli, il fatto che i 4 punti del tuo intervento siano possibili non costituisce una spiegazione, come invece preteso da Giuseppe De Nicolao.)

 

Temo che il massimo risultato cui questa mia generazione aspiri sia quello di derubare a sua volta i suoi figli, rivendicando per sè i ladrocini i diritti di chi li ha preceduti.

Pare anche a me che troppi italiani, anche nell'ambienti con cui piu' sono a contatto (universita' ed enti di ricerca) aspiri piu' o meno a quanto dici. C'e' troppo poco interesse a riformare il sistema a beneficio di tutti, e troppo interesse ad accaparrarsi quanto piu' possibile personalmente, tollerando e accettando il malgoverno e i lussi della Casta, scaricando tutto il peso possibile sugli ultimi arrivati, tra cui giovani e immigrati.