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Due idee per Mariastella e chi verrà dopo di lei

12 commenti (espandi tutti)

Caro De Nicolao

mi fa molto piacere che lei abbia iniziato a postare commenti che mi sembrano molto più argomentati degli slogans con cui i vari movimenti di opposizione alla legge Gelmini ci deliziano. Come forse lei sa io faccio parte del ristretto (?) gruppo di sostenitori della legge, anche se solo come faute de mieux. La ritengo infatti fatta male e molto insufficiente rispetto all'enormità del compito di riformare l'università. Ma nel complesso, mi sembra un passo nella giusta direzione. Ho già motivato più volte questa mia posizione su questo blog e quindi  non mi dilungo. Volevo solo attirare la Sua attenzione su alcuni commenti apparsi  in precedenza

In particolare

http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/I_finanziamenti_all%2...

dove  dimostro  che i) il rapporto associati+ordinari/studenti 2007 è nella media storica dell'università italiana, mentre quello docenti totali (ricercatori inclusi)/studenti è ai suoi massimi storici e ii) la spesa per studente in termini reali è aumentata in maniera molto significativa negli ultimi 30 anni, e che tale aumento è servito, in fasi successive, ad aumentare il numero dei docenti ed i loro stipendi

In un post successivo, la collega Potestio fornisce dettagli sull'aumento del numero e del rango accademico  dei docenti attraverso un'orgia di promozioni  interne

http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/I_numeri_della_docenz...

In sostanza, con la legislazione pre-Gelmini, gli aumenti dei fondi all'università si sono solo tradotti in benefici per i professori - in termini di promozioni proprie e/o dei loro allievi, non in un miglioramento della qualità della ricerca. Per questo motivo, penso che la Gelmini abbia ragione: prima di aumentare i fondi all'università è necessario cambiare i meccanismi di reclutamento e di promozione. Mutamenti nelle regole concorsuali sono inutili, come la mia esperienza (significativamente più lunga della sua, per ragioni  anagrafiche) e la storia dei concorsi dimostra. L'unico sistema è introdurre meccanismi di  valutazione molto rigorosi.

Finisco sottolineando che anche in assenza di aumenti dell'FFO (improponibili per ragioni macroeconomiche evidenti nella situazione attuale), le risorse disponibili aumentaranno per l'ondata di  pensionamenti che sta iniziando. Si spera che non siano sprecate. Con il DDL, la probabilità che lo siano è alta (diciamo l'80%): senza il DDL sarebbe stato praticamente certo.

Cordiali saluti

Giovanni Federico

PS a proposito di qualità della ricerca, vorrei far notare che i dati SCIMAGO che Lei cita non sono normalizzati per il numero di ricercatori. Quindi la migliore istituzione di ricerca del mondo risulta la Chinese Academy of Science, seguita dal CNRS e dalla Russian Academy of Science. La prima università vera, Harvard, è quarta, con circa 60000 articoli. Il primo ente italiano è il CNR, al 23 posto con 31000. La prima università italiana, Roma, è al 56 posto, cinque posti dietro all Harbin Institute of technology. Anche in questa classifica, come in tutte le altre, la posizione delle istituzioni italiane mi sembra molto poco brillante - per non dire umiliante

 

PS a proposito di qualità della ricerca, vorrei far notare che i dati SCIMAGO che Lei cita non sono normalizzati per il numero di ricercatori. Quindi la migliore istituzione di ricerca del mondo risulta la Chinese Academy of Science, seguita dal CNRS e dalla Russian Academy of Science. La prima università vera, Harvard, è quarta, con circa 60000 articoli. Il primo ente italiano è il CNR, al 23 posto con 31000. La prima università italiana, Roma, è al 56 posto, cinque posti dietro all Harbin Institute of technology. Anche in questa classifica, come in tutte le altre, la posizione delle istituzioni italiane mi sembra molto poco brillante - per non dire umiliante

Rispondo subito su questo punto (appena posso, rispondo sul resto). I dati SCImago da guardare non sono quelli relativi al Ranking of Research Institutions

http://www.scimagojr.com/news.php?id=120

ma quelli relativi al Country Ranking:

http://www.scimagojr.com/countryrank.php?area=0&category=0&region=all&year=2008&order=ci&min=0&min_type=it

Si vede che l'Italia è ottavia sia per numero di articoli che per numero di citazioni. Per capire se questo è un buon risultato, si può rapportarlo al numero di ricercatori oppure alla spesa. L'idea è di valutare quanti chilometri (ovvero articoli o citazioni) fa la macchina della ricerca con un litro di benzina (la benzina sono le risorse impegnate: ricercatori o spesa per ricerca). In un mio post recente:

http://www.noisefromamerika.org/index.php?module=comments&func=display&cid=59224&objectid=2111&modid=151&itemtype=1&thread=1#d59224

illustro quattro varianti di questa analisi. In tutti i casi il motore della ricerca italiana mostra un buon rendimento.

Come giustamente osservato, le classifiche internazionali degli atenei soffrono del dilemma quantità/qualità (meglio un mega-ateneo che produce tanti articoli non tutti di qualità oppure un micro-ateneo eccellente, ma che potrebbe essere talmente piccolo da non fare testo?). Inoltre, se non si normalizza per le risorse impegnate, sono classifiche che premiano chi dispone di più risorse. Anche questo è un argomento che merita un approfondimento a parte.

 

A presto (spero)

GDN

 

ma quelli relativi al Country Ranking:

Appunto. Era questa la mia obiezione. Il data-base comprende anche i citazioni di riceratori in istituzioni di ricerca non universitarie (in Italia il CNR) e impiegati in attività produttive (caso USA) mentre il dibattito in questa sede si riferisce all'efficienza dell'università. E' possibile rifare i conti solo con le citazioni di istituzioni universitarie?

 

 

Appunto. Era questa la mia obiezione. Il data-base comprende anche i citazioni di riceratori in istituzioni di ricerca non universitarie (in Italia il CNR) e impiegati in attività produttive (caso USA) mentre il dibattito in questa sede si riferisce all'efficienza dell'università. E' possibile rifare i conti solo con le citazioni di istituzioni universitarie?

 

Rifare i conti solo con le citazioni di istituzioni universitarie non è semplice. Ho pensato di arrivarci mediante l'elaborazione di SCImago Ranking of Scientific Institutions http://www.scimagojr.com/news.php?id=120  ma, pur contenendo migliaia di records, mi sembra di aver verificato che non copre tutta la ricerca mondiale e la procedura introdurrebbe delle polarizzazioni. Ho provato direttamente su SCOPUS, ma trovo difficoltà ad estrarre solo i papers "universitari". Concordo che sarebbe un lavoro da fare. Se qualcuno ci mettesse i soldi (Gelmini?), è il tipo di analisi che si può comprare da SCImago.

Quando si usano i dati del Country Ranking di SCImago (http://www.scimagojr.com/countryrank.php?area=0&category=0&region=all&year=2008&order=ci&min=0&min_type=it), bisognerebbe precisare che ci si riferisce al sistema della ricerca nazionale nel suo complesso (mi scuso se qualche volta mi distraggo e mi riferirisco alla ricerca solo universitaria).

Dall'esame del SCImago Ranking of Scientific Institutions, direi che in Italia università e istituzioni di ricerca governative (CNR, Ist. Superiore Sanità, etc.) spiegano la quasi totalità delle pubblicazioni, con una prevalenza delle pubblicazioni universitarie. Per altre nazioni, USA e UK in primal linea, è verosimile che le cose non stiano così e questo va tenuto in conto.

GDN

 

Sono estraneo al mondo universitario ma ho trovato di estremo interesse la vasta documentazione da te postata così come tutte le tue considerazioni.

A me pare tu abbia dimostrato che l'Università italiana considerando risorse impiegate e risultati prodotti ( solo in ambito di produzione scientifica ) non sia poi così disastrata.

Non ho però capito se le risorse ( la benzina ) siano distribuite in modo corretto oppure lesinate a certi livelli e date in abbondanza ad altri ( e se così fosse se i risultati non potrebbero essere migliori semplicemente con una distribuzione diversa ). 

Hai anche smontato alcuni falsi addotti dai sostenitori della riforma che potrebbero dimostrarne la cattiva fede.

A questo punto le mie domande sono :

--- non serve alcuna riforma?

--- perché la riforma approvata non è valida o addirittura peggiorerebbe la situazione?

--- quale riforma alternativa proporresti con le stesse condizioni al contorno? 

Per quanto concerne il rapporto Università / Industria a me pare che almeno al Nord funzioni abbastanza bene con stages , tesi svolte presso laboratori delle industrie e collaborazioni di ricerca.

Provo ad abbozzare qualche risposta (parziale)

A questo punto le mie domande sono :

--- non serve alcuna riforma?

No, una riforma serve, e per impostarla correttamente e' essenziale innanzitutto capire quali siano le criticita' (un problema ben impostato e' gia' per meta' risolto diceva il mio prof. di fisica al primo anno).

--- perché la riforma approvata non è valida o addirittura peggiorerebbe la situazione?

Faccio due esempi.

1) Una delle criticita'   piu' macroscopiche del sistema accademico e' l'improduttivita' di una parte consistente dei docenti strutturati (improduttivita' che viene parzialmente compensata dalla produttivita' degli altri).

Questo problema viene affrontato dalla riforma, ma solo nominalmente: bisogna emanare svariati decreti e regolamenti, mandare a regime l'ANVUR, fare e tarare le valutazioni, e poi (forse) se un prof. non e' attivo gli vengono bloccati gli scatti stipendiali. Insomma: chi sta dentro non ha molto nulla da temere.

Viceversa, per chi non ha una posizione permanente l'ingresso prevede -istituzionalmente- un periodo piuttosto lungo di sostanziale precariato (che pone di fatto chi si candiada ad entrare nel sistema in posizione subalterna, favorendo lo sfruttamento baronale).

2) il passaggio da tre a due fasce e', in linea di massima, sensato; pero' non e' chiaro come verra' gestita la transizione. Quale sara' il destino di chi ha gia fatto parecchi anni da assegnista? Quale sara'  il destino degli attuali ricercatori? L'esigenza di passare subito al nuovo sistema  potrebbe originare pressioni verso promozioni indiscriminate (come ai tempi dell'ope legis).

--- quale riforma alternativa proporresti con le stesse condizioni al contorno?

A mio avviso la riforma sarebbe dovuta partire mandando subito a regime la valutazione:  tutto il resto e' un corollario. Questa riforma mette il carro davanti ai buoi.

Aggiungo che le condizioni al contorno son parte del problema: considero improbabile che meccanismi meritocratici si affermino in un ambiente dove imperversano corruzione, clientelismi e conflitti di interessi.

Per quanto concerne il rapporto Università / Industria a me pare che almeno al Nord funzioni abbastanza bene con stages , tesi svolte presso laboratori delle industrie e collaborazioni di ricerca.

Penso che la differenza nord-sud cominci a livello delle scuole superiori. Io ho studiato a Udine, al liceo scientifico, ma c'erano ITIS ottimi e molto esigenti (p.es. il mitico Malignani) che alle gare di fisica e matematica competevano alla pari con gli scientifici. Poi, all'universita' (matematica), uno dei miei compagni d'anno piu' brillanti proveniva da un ITIS di Brescia.

Ora abito a Pisa (nemmeno profondo sud), ho dei figli, e quello che sento degli istituti tecnici locali non e' rassicurante (vengono quasi considerati il ripiego per chi non ha voglia di studiare). 

E' solo un'impressione? In caso contrario, perche' non esistono anche qui istituti tecnici molto esigenti?

L'osservazione di Giovanni Federico è fondamentale. A suo tempo il Perotti notava che le statistiche in cui ben figurava la ricerca italiana (molte delle quali postate da lei) non tenevano conto della distinzione tra ricerca fatta in ambito universitario da quella fatta all'esterno. Qualora si faccia questa distinzione i risultati in termini di finanziamenti e outcome cambiano assai.

p.es. quando si fa riferimento all'Higher Education expenditure in R&D, che lei citava più su, e lo si rapporta al numero dei soli ricercatori accademici si scopre che la ricerca accademica italiana è la più finanziata al mondo, Usa compresi.

 

quando si fa riferimento all'Higher Education expenditure in R&D, che lei citava più su, e lo si rapporta al numero dei soli ricercatori accademici si scopre che la ricerca accademica italiana è la più finanziata al mondo, Usa compresi.

 

Sarebbe importante recuperare una citazione.

Da un punto di vista metodologico, L'HERD ed il numero di ricercatori sono entrambi ingressi (misurano risorse). Non credo che il rapporto tra due inputs sia un indicatore di merito, ma al più una caratterizzazione della struttura del sistema della ricerca.

La procedura corretta è valutare il risultato in funzione delle risorse: citazioni/HERD oppure citazioni/ricercatori. A questo proposito, il numero di ricercatori richiede di essere maneggiato con cura (il problema di se e come conteggiare precari e dottorandi che, tra l'altro, costano poco). Ho già citato una bella discussione del caso svedese:

Jacobsson, Staffan & Rickne, Annika, 2004.
"How large is the Swedish 'academic' sector really?: A critical analysis of the use of science and technology indicators," Research Policy, Elsevier, vol. 33(9), pages 1355-1372, November.

 

Ho il sospetto che sia meglio calcolare l'efficienza in termini economici, piuttosto che di teste. Argomento da approfondire.

 

In effetti è un argomento affascinante, almeno per i number-crunchers. Sarebbe molto interessante un'analisi più approfondita delle varie definizioni possibili di qualità della ricerca - partendo da un confronto fra le varie classifiche delle università

Sarebbe importante recuperare una citazione.

Da un punto di vista metodologico, L'HERD ed il numero di ricercatori sono entrambi ingressi (misurano risorse). Non credo che il rapporto tra due inputs sia un indicatore di merito, ma al più una caratterizzazione della struttura del sistema della ricerca.

Appunto, non è una misura dell'outcome ma è un dato di cui bisognerebbe tenere conto nelle discussioni in cui si lamenta una mancanza di finanziamenti per la ricerca accademica.

L'originale di Perotti non me lo ricordo ma dati simili li può ricavare da qui.

GERD performed by Higher education (in '000 current PPP$) / Researchers (FTE) Higher education

produce il seguente ranking (dati 2007, Usa mancanti)

Netherlands 201.7
Austria 182.9
Sweden 174.1
Italy 168.4
Germany 159.5
Norway 153.8
Denmark 140.5
Ireland 137.0
Guatemala 132.3
Singapore 128.7
France 124.0
Iceland 123.6
Republic of Korea 117.7
Turkey 110.6
Mexico 107.7
Luxembourg 105.6
Japan 100.6
Finland 99.7
Belgium 95.5
Cyprus 87.9
South Africa 84.8
Spain 80.3
Czech Republic 74.1
Greece 73.3
Hungary 73.0
Slovenia 72.9
Malta 68.5
United Kingdom of Great Britain and Northern Ireland 65.9

puoi dare un link più preciso che porti ai tuoi numeri

il tuo link porta all'home page delle statistiche UNESCO.

Grazie

Non si riesce a creare link diretti.

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Science & Technology --> Researchers --> Researchers by sector of employment and sex --> Researchers (FTE) - Higher education

e

Science & Technology --> R&D Expenditure (GERD) --> GERD by sector of performance (in '000 current PPP$) --> GERD - performed by Higher education (in '000 current PPP$)