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Due idee per Mariastella e chi verrà dopo di lei

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Mi sembra doveroso un commento, visto che sono stato io, nel corso di una corretta e civile seppur accesa discussione con Giovanni Federico, a citare i ben noti interventi di Giavazzi sul Corriere e ad "evocare" FSL.

Sono ben consapevole, come ho peraltro scritto nei miei interventi, che gli articoli di Giavazzi sono stati gia' ampiamente stigmatizzati su questo blog. Se li ho nuovamente citati e' stato per argomentare come il fronte pro riforma Gelmini non solo abbia goduto di uno spazio maggiore sui mezzi di informazione rispetto ai suoi oppositori, ma abbia anche prodotto interventi demagogici e mistificatori della realta' dei fatti.

Per quanto riguarda FSL, ho suggerito il suo nome insieme a quello di Stefano Zapperi quando Giovanni Federico ha lamentato la mancanza di disponibilita' della rete 29 aprile a confrontarsi sui temi della riforma Gelmini. FSL e' un collega vicino alle posizioni della rete 29 aprile che, al pari di Stefano Zapperi, ha prodotto alcune critiche circostanziate della legge Gelmini. Non sono un fanboy (termine vagamente offensivo se riferito a persone adulte) ne' di FSL, che avro' incrociato al piu' in un paio di occasioni, ne' di nessun altro, ma non posso che dispiacermi nell'osservare come, a fronte di un intervento forse eccessivamente aggressivo, FSL sia stato accolto da una serie di insulti francamente fuori luogo se non per chi, come Boldrin, creda nelle virtu' taumaturgiche della rappresaglia per un fattore dieci.

Piu' in generale, per un sito che fa dell'analisi quantitativa il suo cavallo di battaglia, osservo una sorprendente indisponibilita' a confrontarsi puntualmente sui dati della riforma Gelmini (con l'unica meritoria eccezione di Alberto Luisiani). Mi rendo conto che il tempo e' limitato per tutti, ma quando i dati e le analisi puntuali portati dagli oppositori del DdL vengono costantemente bollati come di parte o irrilevanti resta ben poco spazio per una discussione costruttiva. Ed il dibattito rischia di avvitarsi, come negli ultimi due giorni, in un inconcludente scambio di accuse piccate tra accademia e impresa.

Non capisco cosa c'entrino i dati di De Nicolao con la riforma. Al massimo dimostrano che spendiamo troppo poco (e già questo è discutibile). Il punto di Giavazzi e della Gelmini è che spendiamo male e che qualsiasi incremento di spesa con le procedure pre-DDL sarebbe sprecato in aumenti del benessere dei docenti (più assunzioni, più promozioni interne). Questo è quanto è accaduto finora (1980-2010), come ho dimostrato in un post. Quindi prima biosgna cambiare le regole e poi si può parlare di aumentare la spesa. Etc etc Ho già chiesto a De Nicolao la sua opinione in proposito: aspetto.

M'associo. E ribadisco:

- se si vuole discutere con Giavazzi (o con la Gelmini) si discuta con essi. Forzare me, o chiunque altro, a discutere delle posizioni di terzi è una perdita di tempo (per me) visto che sono costretto ad operare sottili ed estenuanti distinguo oltre che a sobbarcarmi l'onere di verificare affermazioni che non ho fatto io. Trovo quindi abbastanza maleducato ed arrogante che mi si voglia forzare a farlo e che mi si venga a fare la morale perché mi rifiuto di farlo. Ho scritto abbondantemente sull'università e le mie opinioni sono chiare. Chi vuole discutere con me non ha che da dibattere quanto ho scritto, invece di darmi saccenti lezioni perché non perdo tempo a difendere opinioni di altri.

- I dati di GdeN nulla hanno a che vedere né con la sostanza di questo articolo né con il tema riforma. Non solo, per la parte che mi è stato possibile verificare sono imprecisi e stiracchiati.

- Ripeto quanto scrive GF: anche io ho scritto a GdeN (o a FSL o a chiunque voglia farlo) di spiegarmi COSA fare e di dirmi COSA va bene e cosa non va bene nell'università italiana. Rimango in attesa, visto che su questo terreno, ossia il da farsi concreto, nessuno sembra avere il coraggio di scendere.