Titolo

Due idee per Mariastella e chi verrà dopo di lei

3 commenti (espandi tutti)

 

Appunto. Era questa la mia obiezione. Il data-base comprende anche i citazioni di riceratori in istituzioni di ricerca non universitarie (in Italia il CNR) e impiegati in attività produttive (caso USA) mentre il dibattito in questa sede si riferisce all'efficienza dell'università. E' possibile rifare i conti solo con le citazioni di istituzioni universitarie?

 

Rifare i conti solo con le citazioni di istituzioni universitarie non è semplice. Ho pensato di arrivarci mediante l'elaborazione di SCImago Ranking of Scientific Institutions http://www.scimagojr.com/news.php?id=120  ma, pur contenendo migliaia di records, mi sembra di aver verificato che non copre tutta la ricerca mondiale e la procedura introdurrebbe delle polarizzazioni. Ho provato direttamente su SCOPUS, ma trovo difficoltà ad estrarre solo i papers "universitari". Concordo che sarebbe un lavoro da fare. Se qualcuno ci mettesse i soldi (Gelmini?), è il tipo di analisi che si può comprare da SCImago.

Quando si usano i dati del Country Ranking di SCImago (http://www.scimagojr.com/countryrank.php?area=0&category=0&region=all&year=2008&order=ci&min=0&min_type=it), bisognerebbe precisare che ci si riferisce al sistema della ricerca nazionale nel suo complesso (mi scuso se qualche volta mi distraggo e mi riferirisco alla ricerca solo universitaria).

Dall'esame del SCImago Ranking of Scientific Institutions, direi che in Italia università e istituzioni di ricerca governative (CNR, Ist. Superiore Sanità, etc.) spiegano la quasi totalità delle pubblicazioni, con una prevalenza delle pubblicazioni universitarie. Per altre nazioni, USA e UK in primal linea, è verosimile che le cose non stiano così e questo va tenuto in conto.

GDN

 

Sono estraneo al mondo universitario ma ho trovato di estremo interesse la vasta documentazione da te postata così come tutte le tue considerazioni.

A me pare tu abbia dimostrato che l'Università italiana considerando risorse impiegate e risultati prodotti ( solo in ambito di produzione scientifica ) non sia poi così disastrata.

Non ho però capito se le risorse ( la benzina ) siano distribuite in modo corretto oppure lesinate a certi livelli e date in abbondanza ad altri ( e se così fosse se i risultati non potrebbero essere migliori semplicemente con una distribuzione diversa ). 

Hai anche smontato alcuni falsi addotti dai sostenitori della riforma che potrebbero dimostrarne la cattiva fede.

A questo punto le mie domande sono :

--- non serve alcuna riforma?

--- perché la riforma approvata non è valida o addirittura peggiorerebbe la situazione?

--- quale riforma alternativa proporresti con le stesse condizioni al contorno? 

Per quanto concerne il rapporto Università / Industria a me pare che almeno al Nord funzioni abbastanza bene con stages , tesi svolte presso laboratori delle industrie e collaborazioni di ricerca.

Provo ad abbozzare qualche risposta (parziale)

A questo punto le mie domande sono :

--- non serve alcuna riforma?

No, una riforma serve, e per impostarla correttamente e' essenziale innanzitutto capire quali siano le criticita' (un problema ben impostato e' gia' per meta' risolto diceva il mio prof. di fisica al primo anno).

--- perché la riforma approvata non è valida o addirittura peggiorerebbe la situazione?

Faccio due esempi.

1) Una delle criticita'   piu' macroscopiche del sistema accademico e' l'improduttivita' di una parte consistente dei docenti strutturati (improduttivita' che viene parzialmente compensata dalla produttivita' degli altri).

Questo problema viene affrontato dalla riforma, ma solo nominalmente: bisogna emanare svariati decreti e regolamenti, mandare a regime l'ANVUR, fare e tarare le valutazioni, e poi (forse) se un prof. non e' attivo gli vengono bloccati gli scatti stipendiali. Insomma: chi sta dentro non ha molto nulla da temere.

Viceversa, per chi non ha una posizione permanente l'ingresso prevede -istituzionalmente- un periodo piuttosto lungo di sostanziale precariato (che pone di fatto chi si candiada ad entrare nel sistema in posizione subalterna, favorendo lo sfruttamento baronale).

2) il passaggio da tre a due fasce e', in linea di massima, sensato; pero' non e' chiaro come verra' gestita la transizione. Quale sara' il destino di chi ha gia fatto parecchi anni da assegnista? Quale sara'  il destino degli attuali ricercatori? L'esigenza di passare subito al nuovo sistema  potrebbe originare pressioni verso promozioni indiscriminate (come ai tempi dell'ope legis).

--- quale riforma alternativa proporresti con le stesse condizioni al contorno?

A mio avviso la riforma sarebbe dovuta partire mandando subito a regime la valutazione:  tutto il resto e' un corollario. Questa riforma mette il carro davanti ai buoi.

Aggiungo che le condizioni al contorno son parte del problema: considero improbabile che meccanismi meritocratici si affermino in un ambiente dove imperversano corruzione, clientelismi e conflitti di interessi.

Per quanto concerne il rapporto Università / Industria a me pare che almeno al Nord funzioni abbastanza bene con stages , tesi svolte presso laboratori delle industrie e collaborazioni di ricerca.

Penso che la differenza nord-sud cominci a livello delle scuole superiori. Io ho studiato a Udine, al liceo scientifico, ma c'erano ITIS ottimi e molto esigenti (p.es. il mitico Malignani) che alle gare di fisica e matematica competevano alla pari con gli scientifici. Poi, all'universita' (matematica), uno dei miei compagni d'anno piu' brillanti proveniva da un ITIS di Brescia.

Ora abito a Pisa (nemmeno profondo sud), ho dei figli, e quello che sento degli istituti tecnici locali non e' rassicurante (vengono quasi considerati il ripiego per chi non ha voglia di studiare). 

E' solo un'impressione? In caso contrario, perche' non esistono anche qui istituti tecnici molto esigenti?