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Due idee per Mariastella e chi verrà dopo di lei

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Provo ad abbozzare qualche risposta (parziale)

A questo punto le mie domande sono :

--- non serve alcuna riforma?

No, una riforma serve, e per impostarla correttamente e' essenziale innanzitutto capire quali siano le criticita' (un problema ben impostato e' gia' per meta' risolto diceva il mio prof. di fisica al primo anno).

--- perché la riforma approvata non è valida o addirittura peggiorerebbe la situazione?

Faccio due esempi.

1) Una delle criticita'   piu' macroscopiche del sistema accademico e' l'improduttivita' di una parte consistente dei docenti strutturati (improduttivita' che viene parzialmente compensata dalla produttivita' degli altri).

Questo problema viene affrontato dalla riforma, ma solo nominalmente: bisogna emanare svariati decreti e regolamenti, mandare a regime l'ANVUR, fare e tarare le valutazioni, e poi (forse) se un prof. non e' attivo gli vengono bloccati gli scatti stipendiali. Insomma: chi sta dentro non ha molto nulla da temere.

Viceversa, per chi non ha una posizione permanente l'ingresso prevede -istituzionalmente- un periodo piuttosto lungo di sostanziale precariato (che pone di fatto chi si candiada ad entrare nel sistema in posizione subalterna, favorendo lo sfruttamento baronale).

2) il passaggio da tre a due fasce e', in linea di massima, sensato; pero' non e' chiaro come verra' gestita la transizione. Quale sara' il destino di chi ha gia fatto parecchi anni da assegnista? Quale sara'  il destino degli attuali ricercatori? L'esigenza di passare subito al nuovo sistema  potrebbe originare pressioni verso promozioni indiscriminate (come ai tempi dell'ope legis).

--- quale riforma alternativa proporresti con le stesse condizioni al contorno?

A mio avviso la riforma sarebbe dovuta partire mandando subito a regime la valutazione:  tutto il resto e' un corollario. Questa riforma mette il carro davanti ai buoi.

Aggiungo che le condizioni al contorno son parte del problema: considero improbabile che meccanismi meritocratici si affermino in un ambiente dove imperversano corruzione, clientelismi e conflitti di interessi.

Per quanto concerne il rapporto Università / Industria a me pare che almeno al Nord funzioni abbastanza bene con stages , tesi svolte presso laboratori delle industrie e collaborazioni di ricerca.

Penso che la differenza nord-sud cominci a livello delle scuole superiori. Io ho studiato a Udine, al liceo scientifico, ma c'erano ITIS ottimi e molto esigenti (p.es. il mitico Malignani) che alle gare di fisica e matematica competevano alla pari con gli scientifici. Poi, all'universita' (matematica), uno dei miei compagni d'anno piu' brillanti proveniva da un ITIS di Brescia.

Ora abito a Pisa (nemmeno profondo sud), ho dei figli, e quello che sento degli istituti tecnici locali non e' rassicurante (vengono quasi considerati il ripiego per chi non ha voglia di studiare). 

E' solo un'impressione? In caso contrario, perche' non esistono anche qui istituti tecnici molto esigenti?