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Due idee per Mariastella e chi verrà dopo di lei

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Al di la' dei numeri, una delle argomentazioni di Giavazzi era che non ha senso mantenere un alto numero  di atenei dove si svolge alta formazione. Questo argomento mi pare sensato: l'alta formazione necessita di strutture (come biblioteche, laboratori, centri di calcolo, etc.) e creare (o anche solo mantenere) queste strutture ha un costo non indifferente.

Di conseguenza sarebbe interessante capire quale sia stata la dinamica di crescita degli atenei (negli ultimi 10 anni, diciamo); sarebbe anche interessante annotare quanto FFO ciascun ateneo ha ricevuto.

Per fare un elenco degli atenei esistenti (e del personale docente strutturato) e' sufficiente recuperare i dati su MIUR-statistica, ma non mi e' evidente come recuperare i dati relativi al FFO. Suggerimenti?

PS: se tabelle simili esistono gia belle  e pronte, avvertitemi, che mi rsiparmio la fatica.

Continuo a trovare assurda questa discussione. Il numero delle università è irrilevante. E' rilevante come sono organizzate, cosa fanno, che tipo di corsi offrono etc. In Italia pretendiamo che tutte le università (salvo le scuole di eccellenza da un lato e le università telematiche dall'altro) facciano tutto e siano regolate nello stesso modo. Questo è dannoso per la qualità del sistema, anche se utile per rafforzare l'autostima dei professori (tutti formalmente eguali, a parità di rango accademico).  Da questo punto di vista Giavazzi ha ragione. La sua imprecisione in una risposta ad una lettera, non in un paper scientifico, mi sembra irrilevante.

Continuo a trovare assurda questa discussione. Il numero delle università è irrilevante.

La Gelmini ci ha smarronato per due anni con 'sta storia del numero degli atenei (praticamente senza contradditorio) ed ora il numero non e' rilevante?

E' rilevante come sono organizzate, cosa fanno, che tipo di corsi offrono etc.[...]

Sul tutto il resto di quel che dici non ho un'opinione precostituita, mi sembra anzi un buon argomento di discussione (qual'e' il modello? come lo si implementa?).

Una cosa non mi e' chiara: sul versante della "riorganizzazione" che auspichi, c'e' qualcosa nella ultima versione della riforma?
(Confesso: non me la sono ancora letta con attenzione, anche perche' prima di stamparmi l'n-esima copia aspettavo il testo commentato. E poi le vacanze non son ancora finite :)

PS: forse, per riordinare la discussione, si potrebbe cercare un accordo di massima su quali siano gli indicatori numerici significativi (in che modo e su quali database si calcolano), e poi cerchiamo i dati.

La Gelmini ci ha smarronato per due anni con 'sta storia del numero degli atenei (praticamente senza contradditorio) ed ora il numero non e' rilevante?

 

good point

Da questo punto di vista Giavazzi ha ragione. La sua imprecisione in una risposta ad una lettera, non in un paper scientifico, mi sembra irrilevante.

I do not agree

 

Dati sulla distribuzione per sede del FFO dal 1996 al 2008 esistono. Ad esempio li possiedo anch'io. Se mi mandi il tuo indirizzo elettronico, scrivendo, ad esempio a sandroft@mat.uniroma1.it, te li posso inviare. Non ho dati più aggiornati. Mi mancano cioè i dati del 2009 e del 2010 (che credo siano stati determinati da pochi giorni). L'evoluzione della distribuzione dello FFO negli anni dal 1996 al 2008 è descritta e commentata in un articolo di Guido Fiegna apparso sulla rivista Universitas all'inizio del 2010 (non in forma elettronica). Per quanto riguarda le "sedi distaccate" è opportuno esaminare a parte quelle che sono conseguenza della trasformazione del diploma di infermiere professionale in laurea. In molti casi si è preferito mantenere la sede per questi studi negli ospedali dove avevano sede le scuole per infermieri, tenuto conto anche del fatto che il 50% dei crediti per questo tipo di laurea è impartito da personale ospedaliero. Quante sono le sedi distaccate che hanno solo i corsi di laurea paramedici? Non mi ricordo, ma i numeri si trovano nell'ultimo (o penultimo) rapporto annuale del CNVSU.