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Due idee per Mariastella e chi verrà dopo di lei

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Marco, rispondo per l'ultima volta perché mi sembra che "nella foga della discussione" anche tu abbia preso l'abitudine di non leggere quello che uno scrive. Rileggiti (sulla media e sui criteri di valutazione) il mio commento a cui rispondi. Non so che farci se né tu, né "l'altro lettore", non riuscite a capire la differenza fra

(A) Usare un criterio che ESCLUDE la media come indice di qualità (la negazione di questa proposizione è usare criteri che AMMETTONO la media come uno degli indici di qualità.)

(B) Usare un criterio che IMPONE la media come indice di qualità (la negazione di questa proposizione è usare un criterio che NON IMPONE la media come indice di qualità).

Il dibattito è (A), mentre sia tu che il lettore continuate a far finta che sia (B).

Sul resto, sembri non ricordare cose che credevo chiare e limpide fra chi si occupa di questi argomenti. Le riassumo brevemente:

- Un mostrare che un assioma è "cattivo" basta mostrare che porta a risultati assurdi in istanze ragionevoli. Il fatto che in altre istanze funziona, prova nulla.

- L'idea che la qualità di un insieme sia funzione crescente della sua dimensione è platealmente assurda sul piano intuitivo. Confonde, banalmente, quantità e qualità!

- Se tu leggessi quanto ho scritto capiresti che le mie affermazioni sugli incentivi "distorti" sono una critica al TUO esempio, ossia al caso del signore che scrive una cosa geniale e poi valanghe di minchiate e che, secondo te, dovrebbe essere valutato in base alla cosa geniale. In generale, il criterio del max, che sembra piacerti, induce la seguente stopping rule: once you hit a home run do not write anything anymore. Non so come tu non possa cogliere questa banale implicazione

Infine, nota che gli esempi del genio che scrive un grande paper e poi una sequenza di mediocrità soddisfano solo "debolmente" il criterio di GdeN. Infatti, di per se, il criterio che GdeN si è inventato, con l'unico e plateale scopo di poter così evitare di confrontarsi con i risultati del lavoro di Roberto Perotti, è un criterio utile per definire un indice di QUANTITA', non di QUALITA'!

Non so ragazzi, mi sembrate davvero partiti per la tangente ideologica. Siete, apparentemente, dell'opinione che il sottoinsieme dei 10 migliori giocatori di scacchi del paese debba avere una qualità inferiore (nel gioco degli scacchi) dell'insieme di tutti i cittadini del paese X!

Caro Michele, al contrario, leggo con molta attenzione quel che scrivi. Riassumendo:

DeNicolao cercava un indice di valutazione individuale (i tuoi esempi sui gruppi, scacchisti, eccetera fanno solo confusione in una discussione gia' difficile, perche' l'aggregazione delle valutazioni individuali e' un problema ulteriore), e ha proposto una proprieta' per questo indice.

Tu hai detto che la proprieta' e' assurda perche' 'esclude la media'.

Io e altri abbiamo detto che la media e' un cattivo indice e che la proprieta' e' sensata.

Tu hai a questo punto hai specificato che non hai mai proposto SOLO la media, ma che la media deve far parte di un (fantomatico) insieme di criteri. (Non hai perso l'occasione per accusarmi di non capire la logica elementare ne' cosa significa un assioma).

Rassegnati: io continuo serenamente a pensare che, per la ricerca individuale, la media sia un indice cattivo e vada escluso.  Per il semplice motivo che se (nel periodo di valutazione) scrivo un paper con 100 citazioni non mi sembra giusto che il mio indice cada se ne scrivo un altro con 50 citazioni, e che starei meglio se non facessi nulla. Non mi sembra un concetto difficile da capire ne' un'idea strampalata.

Tre chiarimenti finali:

1) La 'tangente ideologica' per cui sarei/emmo partiti esiste, per quel che mi riguarda, solo nella tua testa perche', non inizio neanche a capire di quale ideologia stai parlando: sto parlando di monotonicita', punto.

2) Tu dici che a me piace il max, cosa che non e' vera. Di nuovo, se scrivo un paper con 100 citazioni e uno con 50 secondo me e' meglio che se ne scrivo solo uno con 100, e se ne scrivo due da 100 e' meglio che se ne scrivo uno solo. Mi cadono le braccia a dover chiarire queste cose.

3) Per me e' una discussione puramente teorica: non sono un fan degli indici; non sono un fan delle citazioni; credo come Fausto e gli altri matematici che gli indici siano soggettivi e che solo chi e' abbagliato dai numeri possa considerarli oggettivi; credo infine che per quanto riguarda l'Italia, come ho gia' detto piu' volte, la discussione sia ancora piu' irrilevante, per i motivi spiegati da GF.

 

E' una discussione astratta anche per il semplice motivo che assume che io possa prevedere a priori il numero di citazioni che un paper può ricevere. Ovviamente questo è impossibile. E' già difficile prevedere in quale rivista sarà accettato e dopo quanto tempo e quante faticose revisioni.

Son d'accordo - ma a me le discussioni astratte, anche se portano poche citazioni, piacciono :)