Titolo

Due idee per Mariastella e chi verrà dopo di lei

10 commenti (espandi tutti)

A rischio di dire stupidaggini, e denigratemi senza pietà se lo sto facendo, a me sembra che l'incentivo a scrivere un paper in più sia più forte per la media che per il max. Ammesso che ci sia un costo marginale positivo, un ricercatore scrive un paper solo se aumenta il ritorno in termini di valutazione (aumenta l'indice di valutazione). Nel caso della media, il ritorno aumenta se si aspetta di ottenere più citazioni dal paper della sua media attuale, nel caso del max se si aspetta di ottenere più citazioni del miglior paper. Tutti i papers che si scrivono col criterio del max si scrivono col criterio della media, mentre non è vero il contrario. O no?

Yup. Grazie Luigi.

Caro Luigi, quello che scrivi e' vero anche se purtroppo non ci vincerai il Nobel....

Chiarisco che io non ho proposto il max come criterio: quello era solo l'uso da parte di Michele di un noto artificio retorico (attribuire all'interlocutore  una cosa X che non ha detto e poi attaccare X per denigrare l'interlocutore). Comunque, nel contesto di esempi estremi (parti con una cosa geniale e poi solo minchiate), ogni articolo successivo a quello geniale abbassa la media.

anche se purtroppo non ci vincerai il Nobel....

c'ho rinunciato da tempo, punto sullo scudetto del Napoli come soddisfazione personale.

Nel caso della media (e non in quello del max) il ritorno può essere negativo.

Direi dunque che la validità della tua affermazione dipende dalla maggiore o minore propensione al rischio del ricercatore.

È vero l'opposto visto che mean(A) ≤ max(A) ... se il payoff è positivo rispetto a max, lo sarà di certo rispetto a mean

Nel caso della media, se il ritorno è incerto e la prospettiva di abbassarla mi spaventa più di quanto mi lusinghi la prospettiva di aumentarla, sceglierò di non pubblicare; con il massimo, invece, pubblicando non corro alcun rischio (pago solo il costo di pubblicare).

Credo che possiamo concordare sia sull'incertezza del ritorno che sul ragionamento (eventualmente formalizzandolo) così come credo concordiamo sul fatto che le motivazioni importanti per scrivere o non scrivere sono altre (e altre devono rimanere).

Ai fini pratici, poi, ma lo scrivo solo perché ho voglia di scriverlo, mi pare ci voglia poco per mettere le cose a posto: si può considerare la media delle migliori 10 pubblicazioni, dove 10 è un arbitrario numero scritto in base se stesso e proporzionale alla durata dell'attività di ricerca... usiamo una sorta di media, abbiamo la proprietà di monotonia, bilanciamo quantità e qualità (con un po' di clemenza nei confronti delle fesserie "a margine") e non permettiamo ad alcuno di sedersi sugli allori; certo, non lo nego, abbiamo bisogno di un'opinione esperta per stabilire quanto vale 10... ma davvero se ne può fare a meno?

accettando le citazioni come misura della preparazione di una persona le varianti fin qui proposte non mi rislvono un dubbio

immaginiamo A e B attivi da 15 anni

citazioni di A primo quinquennio 100 secondo 50 terzo 20

citazioni di B primo quinquennio 20 secondo 50 terzo 100

dovendo promuovere , assumere o quanto altro A o B tutti gli indici fin qui elaborati direbbero che sono pari

io invece , integrando l'automatismo con un mio giudizio soggettivo , preferirei B

sbaglio? Oppure gli indici automatici da soli non funzionano ( sempre ammesso che siano costruiti su misure valide : e penso sempre alle pubblicazioni di medicina con 10 coautori fra i quali sempre il "capo").

Caro Lallo, dipende per cosa usi gli indicatori bibliometrici, e come li usi. Ti faccio un esempio pratico.

Attualmente  da noi (ogni anno, per la ripartizione dei fondi d'ateneo) ciascuno viene giudicato  considerando la produzione scientifica che cade nella finestra degli ultimi 5 anni (ovvero l'attivita' recente): questo dovrebbe mitigare l'inconveniente che segnali.

Tra l'altro, il fatto di lavorare con una "finestra mobile" garantisce  che non basti fare un lavoro ottimo per vivere poi di rendita.

Certo: se questo criterio dovesse essere l'unico strumento di un'ipotetica valutazione che deve decidere se e' meglio A o B,  l'inconveniente che segnali (e molti altri) non potrebbero essere trascurati.

l'incertezza non la stavo proprio considerando a dire il vero, assumevo che il ricercatore sa esattamente quante citazioni ottiene dall'articolo in più.