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Due idee per Mariastella e chi verrà dopo di lei

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Incuriosito come Alice (che crescendo troppo velocemente vedeva sparire i piedi dalla propria vista, metafora che potrebbe applicarsi secondo alcuni al sistema universitario italiano), ho appurato che le sei istituzioni elencate da Fausto di Biase sono i cosiddetti "istituti di istruzione universitaria ad ordinamento speciale" di  cui parla anche la Legge Gelmini (art.2, c. 3: viene loro conferita l'immunità normativa per  quanto riguarda la governance, in pratica possono reggersi in piena autonomia). Gli stessi sono stati esentati  anche dalle regole di riduzione del turn-over con il milleproroghe dell'anno scorso (L. 25/2010, art. 7, c. 4-bis). Si tratta quindi di istituzioni che rientrano a pieno titolo nel sistema universitario italiano, ma godono (appunto) di ordinamento speciale. Tre di essi (SNS, S. Anna e SISSA) sono "storici", mentre gli altri 3 (IMT, IUSS e SUM) sono tutti stati istituiti con decreti ministeriali nel 2005.

Morale della favola: l'incremento del numero degli atenei, diciamo nell'ultimo decennio, è dovuto essenzialmente a due fattori a) l'istituzione di 11 università telematiche; b) l'istituzione di tre nuovi istituti ad ordinamento speciale.

Senza entrare nel merito delle singole istituzioni (molte delle quali hanno sollevato peraltro forti perplessità), risulta quindi che questo incremento, così stigmatizzato da molti commentatori, si deve essenzialmente ad una tendenza a quella diversificazione dell'offerta formativa che viene auspicata proprio dalla maggior parte degli stessi critici, con l'obiettivo di ridurre l'incidenza degli atenei "generalisti" sul totale delle istituzioni universitarie. L'unica altra strada possibile sarebbe quella di far chiudere alcuni atenei "generalisti": prospettiva che peraltro non sembra del tutto aliena dalle intenzioni dell'attuale governo.

Come spesso accade, tuttavia, invece di  perseguire obiettivi politici in maniera chiara e trasparente (e quindi aperta al dibattito), si preferisce promuovere finti bersagli polemici, reputati maggiormente fruibili dalla mediocrazia, alle cui regole si sottomettono anche gli addetti ai lavori, benché esperti di metodo scientifico e dialettico.