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Due idee per Mariastella e chi verrà dopo di lei

11 commenti (espandi tutti)

Caro de Nicolao:

lei gioca con le parole e non applica a se stesso le regole che applica agli altri.

Pessima abitudine, mi creda.

Glielo spiego telegraficamente, senza tanti links e citazioni che, intanto, se vuole li trova in un secondo eppoi se li ricorda comunque.

Andiamo per ordine.

Lei ha scelto di spiegarci che FG (fra gli altri: l'ha fatto anche con Roberto Perotti sulla questione indici e di questo mi occupo dopo, e per l'ultima volta, in un altro commento) è una persona imprecisa che spara numeri un po' a caso. Questo essere impreciso di FG, suggerisce lei, inficia i sui argomenti per le ragioni che anche in questo suo ultimo commento ci ricorda (che occorre essere precisi, conoscere bene la realtà, eccetera).

Bene, lei è TANTO impreciso QUANTO FG. Non di più e nemmeno di meno, da quanto vedo, ma tanto quanto. QUINDI ... quindi faccia lei.

Perché lo è? Perché gioca anche lei con le parole ed i numeri, quando le serve. E glielo dimostro.

Lei insiste di non essere stato approssimativo e mi cita un suo commento in cui, effettivamente, mette i numeri (quasi) giusti. Dico quasi perché ora, grazie ad un altro lettore, rischiamo di concludere che il numero giusto è decisamente lontano dal suo e decisamente vicino a quello di FG. Ma fa niente. Il punto NON è quello. A me frega davvero nulla quante sono le università italiane. A me interessa solo far capire che lei pecca dello stesso peccato che imputa agli altri con il suo ditino accusatore. Quello stesso che puntò su di me, il maleducato Boldrin, al suo arrivo ma che si è sempre negato di puntare sull'ancor più maleducato amico e compagno di ventura, il signor Sylos Labini. Vede? Sempre lo stesso vizio!

Veniamo al punto. Il punto è che lei ora cita un commento che io NON ho mai criticato. Io ho criticato UN ALTRO commento suo in cui lei dice, allegramente ed imprecisamente, che

 

Mi tocca continuare a smentire Giavazzi :-): Le università pubbliche sono 61.

La sua affermazione è altamente imprecisa, tanto quanto quella di FG. Quindi, applicando il suo metodo, tutto quanto lei dice sulle sedi, il loro numero e tutto il resto, viene dequalificato al livello di quanto dice FG. Capisce? Spero di sì.

Ma no, dirà lei, io avevo messo il riferimento giusto altrove! And so, what? Lei che ne sa se FG "altrove" non ha messo il numero giusto? Magari in un report tecnico per il ministro? O in un altro articolo? Che differenza fa? Lei ha scelto un'affermazione imprecisa di FG per provarci che dice cose imprecise, quel gigione bocconiano del Francesco. Ed io ho scelto un'affermazione imprecisa di GdeN per provare che dice cose imprecise anche lei, che gigione non credo sia e nemmeno bocconiano (non si preoccupi: non lo sono neanche io e sono pure nato nella stessa città sua).

Capito? Lo stesso vale per quel suo fantasioso criterio di ammissibilità che le permette far finta che la ricerca di Roberto Perotti (e tanti altri) non esista, che quei numeri non esistano. Son trucchetti, professor de Nicolao, che forse funzionano altrove ma non qui. Se ne faccia una ragione.

Poi viene tutto il resto, incluso perché io (che non sono nato ieri) uso la logica politica ed altre informazioni "di contorno" per concludere che tutto questo suo barrage di numeri (ripeto, molto male assortiti, molto irrilevanti ed anche erronei o mal interpretati come le proverò appena ho tempo libero) e tutto questo suo insistere che l'università italiana non va poi male, anzi va molto bene, ha un'unica e dichiarata funzione: preservare il grosso dell'esistente, opporsi al cambiamento, bloccare l'introduzione di competizione, mercato, merito e premio al merito, nell'università italiana. Insomma, preservare il baronato, di destra o di sinistra che sia.

È vero: questo è un mio sporco e subdolo sospetto, una cattiva illazione, se vuole chiamarla così. Ma è supportata da evidenza sostanziale, ed ovvia. Come sono ovvie ed ovviamente evidenti le due sindromi che menzionavo e che la infastidiscono. D'altro lato, sarà poi per caso che lei (così prodigo di lunghi commenti e risposte) non ha risposto giusto giusto a queste domande che le ho rivolto giorni orsono?

Sono totalmente d'accordo con De Nicolao: nel discorso di Giavazzi è chiaramente pretestuoso il numero 100; lui si chiede se sia utile un'università per provincia (che poi le province non sono 100, ma lasciamo perdere); è chiaro che faceva riferimento a quelle sotto il controllo pubblico, che non sono nemmeno lontanamente 100 (siamo più vicini alla metà).

Un po' come qualche settimana fa in questo stesso articolo si delirava sull'incremento del numero di corsi di laurea: un incremento che esisteva solo a causa della riforma (l'introduzione del 3+2) e che era un puro trucco contabile. Una volta che la cosa è stata segnalata nessuno a provveduto a correggere sebbene una delle tesi (c'è stato un proliferare di corsi => c'è stato un inutile spreco di risorse) veniva del tutto invalidata.

Chiudo con un'ulteriore difesa di De Nicolao: è facile confondersi nel definire i 61 atenei "pubblici", quando sono statali; dal punto di vista "tecnico" gli atenei statali sono degli enti pubblici e non degli enti statali: da qui il qui pro quo.

Poi se vogliamo tentare di aggiustare i numeri come ci piace possiamo sempre farlo: così mettiamo nel conto anche le scuole superiori e gli istituti di alta formazione (che nemmeno rilasciano lauree) e riusciamo sempre ad avere ragione. Quello che si perde è l'onestà intellettuale nel saper dire: "Ho sbagliato".

[Per capirci: sono completamente d'accordo con quanto sostiene carminat, ad esempio qui]

 

In un intervento recente, MB scrive, rivolto a De Nicolao, quanto segue:

[...]
Lei ha scelto di spiegarci che FG [...] è una persona imprecisa che spara numeri un po' a caso. Questo essere impreciso di FG, suggerisce lei, inficia i sui argomenti per le ragioni che anche in questo suo ultimo commento ci ricorda (che occorre essere precisi, conoscere bene la realtà, eccetera).

Bene, lei è TANTO impreciso QUANTO FG. Non di più e nemmeno di meno, da quanto vedo, ma tanto quanto. QUINDI ... quindi faccia lei.

Perché lo è? Perché gioca anche lei con le parole ed i numeri, quando le serve. E glielo dimostro.

Lei insiste di non essere stato approssimativo e mi cita un suo commento in cui, effettivamente, mette i numeri (quasi) giusti.

siccome il commento di De Nicolao era questo:

A dire il vero, le università italiane sono 89 di cui 61 sono statali. Gli altri 28 atenei sono non statali ed includono 11 atenei telematici. Tra gli atenei statali, quelli che offrono corsi di dottorato sono 51 (tutte informazioni facilmente reperibili sul sito http://statistica.miur.it/).
(gdn 29.12.2010 ore 19.11)

allora i numeri sono proprio giusti, non quasi giusti, e anche le parole sono quelle giuste

c'e` anche un altro punto: anche ammettendo senza concedere, che i numeri di De Nicolao siano sbagliati (e non lo sono, alla luce di tutta l'evidenza disponibile fino a questo momento)

De Nicolao ha mostrato rispetto per i lettori, perche' nel suo primo intervento ha citato lafonte, e ha citato una fonte attendibile (il ministero), e ha mostrato di aver meditato su quei dati, in quanto aveva ben presente la distinzione tra universita` (che rilasciano lauree triennali) e istituti di alta formazione o scuole di dottorato (che non rilasciano lauree triennali)

mentre Giavazzi ha dato un numero (100) senza citare la fonte (mettendo per giunta insieme universita` che rilasciano lauree triennali a quelle che sono solamente una scuola di dottorato, ecc; come mostrato, sotto questo rispetto, dai numeri giusti, che sono dati da De Nicolao, la situazione reale e` piuttosto diversa).

Dobbiamo presumere la buona fede in tutti, e dobbiamo anche esigere che si fornisca la fonte dei dati, e che quella fonte sia attendibile.

 

L'intervento di MB continua cosi`:

Dico quasi perché ora, grazie ad un altro lettore, rischiamo di concludere che il numero giusto è decisamente lontano dal suo e decisamente vicino a quello di FG. Ma fa niente.

No, perche' la cosa e` gia` stata chiarita altrove, anche, ma non solo, da questo ``altro lettore'' (Andrea Tararroni).

 

Il punto NON è quello. [...]
Veniamo al punto. Il punto è che lei ora cita un commento che io NON ho mai criticato.

Giustamente, visto che conteneva numeri giusti e parole appropriate.

 

Io ho criticato UN ALTRO commento suo in cui lei dice, allegramente ed imprecisamente, che

    Mi tocca continuare a smentire Giavazzi :-): Le università pubbliche sono 61.

L'unico errore di questo commento e` che si usa la parola ``pubbliche'' invece di ``statali''

Siccome nel primo intervento di De Nicolao costui ha dimostrato di conoscere i numeri giusti e di saper usare le parole giuste, mi sembra che si debba trattare con indulgenza questa svista.

Gli e` semplicemente scappato di scrivere ``pubblico'' invece di ``statale'', come ha osservato un altro lettore (PAOLO CASILLO). Invece non si capisce come spiegare in maniera semplice il numero 100.

 

La sua affermazione è altamente imprecisa, tanto quanto quella di FG.

``Altamente imprecisa'' e` una esagerazione.

Gli e` scappato di scrivere ``pubbliche'' INVECE DI ``statali''.

Ma alla luce del suo primo intervento, di pochi giorni precedente, e` chiaro che De Nicolao

almeno ha fatto i suoi compiti e si e` preso la briga di andare a verificare su fonte affidabile i dati, per giunta ha anche fornito i numeri giusti con le parole giuste

 

Quindi, applicando il suo metodo, tutto quanto lei dice sulle sedi, il loro numero e tutto il resto, viene dequalificato al livello di quanto dice FG. Capisce? Spero di sì.

Questa e` una esagerazione.

 

Ma no, dirà lei, io avevo messo il riferimento giusto altrove! And so, what? Lei che ne sa se FG "altrove" non ha messo il numero giusto? Magari in un report tecnico per il ministro? O in un altro articolo?

Il paragone non regge, perche' c'e` sostanziale continuita` tra quello che De Nicolao ha scritto pochi giorni prima su questo sito e quello che egli ha scritto, sempre su questo sito, pochi giorni dopo.

E` chiaro che un giudizio su quello che De Nicolao scrive su questo sito deve essere emesso sulla base del complesso di quello che egli scrive su questo sito.

Suppongo che a un onesto cittadino che legge il corriere della sera perche' sente il bisogno di prendere informazioni da un giornale rispettabile ecc. non interessi sapere se Giavazzi fornisce numeri accurati nelle relazioni tecniche scritte per il Ministro (pur augurandosi che lo faccia),

ma interessi sapere che Giavazzi e` accurato e preciso in quello che viene a scrivere quando scrive sul Corriere della Sera quando si rivolge a lui (all'onesto cittadino).

E che, se gli si dimostra che Giavazzi aveva dato i numeri giusti qualche giorno prima, sul CdS o su un altro quotidiano a larga diffusione, allora sara` disposto a rivedere il suo giudizio, altrimenti no.

 

Che differenza fa? Lei ha scelto un'affermazione imprecisa di FG per provarci che [FG] dice cose imprecise [...]. Ed io ho scelto un'affermazione imprecisa di GdeN per provare che dice cose imprecise anche lei [...].

Il paragone non regge. GdN ha dimostrato che le inesattezze nei discorsi fatti sull'universita` sono troppo numerose per poter essere trattate con indulgenza.

 

Poi viene tutto il resto, incluso perché io (che non sono nato ieri) uso la logica politica ed altre informazioni "di contorno" per concludere che tutto questo suo barrage di numeri (ripeto, molto male assortiti, molto irrilevanti ed anche erronei o mal interpretati come le proverò appena ho tempo libero) e tutto questo suo insistere che l'università italiana non va poi male, anzi va molto bene, ha un'unica e dichiarata funzione: preservare il grosso dell'esistente, opporsi al cambiamento, bloccare l'introduzione di competizione, mercato, merito e premio al merito, nell'università italiana. Insomma, preservare il baronato, di destra o di sinistra che sia.

È vero: questo è un mio sporco e subdolo sospetto, una cattiva illazione, se vuole chiamarla così. Ma è supportata da evidenza sostanziale, ed ovvia. Come sono ovvie ed ovviamente evidenti le due sindromi che menzionavo e che la infastidiscono. D'altro lato, sarà poi per caso che lei (così prodigo di lunghi commenti e risposte) non ha risposto giusto giusto a queste domande che le ho rivolto giorni orsono?

A me sembra illazioni (ma sono pronto a cambiare idea di fronte a una evidenza piu` sostanziale).

Dal sito

http://www.df.unipi.it/~rossi/documenti.html

si capisce ad esempio che Paolo Rossi negli ultimi anni (a partire almeno dal 2005) si e` impegnato nel campo della legislazione universitaria, formulando osservazioni, proposte, ecc.

quindi l'accusa che MB rivolge all'intera classe accademica italiana, di non aver preparato una contro proposta alla legge Gelmini, non mi sembra essere suffragata dai fatti

poi bisogna anche dire che la classe accademica italiana non ha a disposizione giornali e tv private e salotti televisivi per inculcare al pubblico la sua versione dei fatti

sono convinto che l'esempio di Paolo Rossi non sia l'unico

segnalo ad esempio l'attivita` di alcuni accademici lincei, sul sito Universitas futura

segnalo anche l'opinione di alcuni accademici, che sono assolutamente al di sopra di ogni sospetto, anche perche' negli anni si sono impegnati in una concreta azione moralizzatrice (dove ``concreta'' non e` messo a caso, ma perche' significa qualcosa: nei fatti piu` che nelle parole), ecco costoro, dicevo, hanno scritto che si potrebbe fare molto per l'universita` italiana applicando le leggi che ci sono, invece che mettendo insieme in fretta e in furia una ``riforma epocale'' senza sentire nessuno, e per giunta dopo aver criminalizzato l'intero mondo accademico italiano, attraverso una precisa campagna di stampa

io non difendo l'esistente, ma non accetto questa versione aggiornata del vecchio ricatto che ``chi non e` amico della rivoluzione e` nemico del popolo''

personalmente, penso che il primo dovere di ciascuno di noi sia quello di fare bene il proprio mestiere

e io nel mio piccolo mi sono impegnato in tal senso

il mestiere del Legislatore e` quello di fare leggi: per fare bene questo mestiere, deve farle, le leggi, ma non in fretta e in furia, senza sentire nessuno, e spinto da slogan senza riscontro

il caso tangentopoli dovrebbe averci messo in guardia dalle promesse di riforme miracolose della societa` italiana

ma vedo che quella lezione non e` stata bene appresa

Giorgio Israel, che, per usare un understatement, non e` stato tra i piu` tenaci oppositori della riforma, ha osservato che, visto e considerato che le universita` private italiane, nelle classifiche internazionali, non esistono, allora confindustria davvero non ha titoli per dare lezioni su come si gestisce una universita`

 

naturalmente sono pronto a cambiare idea (e a scusarmi in pubblico, per avervi fatto perdere tutto questo tempo, a leggere queste righe) se e quando MB mostrera` che le seguenti parole (riferite al complesso dei numeri forniti da De Nicolao) hanno fondamento:

[...] barrage di numeri (ripeto, molto male assortiti, molto irrilevanti ed anche erronei o mal interpretati come le proverò appena ho tempo libero)

Sono disponibile ad un pubblico confronto con De Nicolao per dimostrargli che i suoi numeri, più o meno corretti, sono one-sided e non cosiderano la storia recente (1980-2010) e le dinamiche interne dell'università italiana. Ho postato quattro volte la stessa domanda ma non mi ha mai risposto. L'ultima volta stamani. Attendo sempre

Fausto,

vedo che quando si tocca la categoria reagite tutti, indistintamente, nella medesima maniera. Non me ne compiaccio ma nemmeno mi sorprendo.

Tutta la prima parte di questo tuo commento è mistificante.

Io ho solo evidenziato che commento di GdeN era impreciso. Punto. Inutile insistere che un altro lo era (quasi, e sottolineo quasi). 

La seconda parte dice semplciemente che tu ed io abbiamo, evidentemente, nozioni diverse di cosa siano le imprecisioni rilevanti in un pubblico dibattito. A te la confusione fra "pubbliche" e "statali" sembra poca cosa come - molto più importante ma non lo noti - ti sembra poca cosa che ad uno che parla di "univesità" (in generale, ossia pubbliche e private) e dice che sono N gli si contrapponga (in modo del tutto illegittimo e per argomentare che sono molto meno di N) un sottoinsieme stretto di università, mentre l'uso del numero 100, invece di 89 (o 95, appunto) ti sembra reato gravissimo. A me sembrano imprecisioni equivalenti, entrambe "spiegate" dai meccanismi retorici della discussione pubblica. Ragione per cui chi compie le prime due "malefatte" non ha legittimità alcuna di criticare chi compie l'altra. 

Anche io penso che il primo dovere sia fare bene il proprio mestiere. Penso anche che questo implichi e richieda evitare d'usare pesi e misure così abissalmente differenti nel dibattito pubblico.

Ed infine due domande: tu sottoscrivi le proposte di Rossi e ti sembrano una "riforma"? Tralasciamo la totale non rappresentatività del caso, facciamo finta sia prodotto condiviso dell'accademia italiana. È quella la riforma che volete?

P.S. Ah, forse occorrerebbe ricordare a Israel che l'unica università italiana che, nell'area in cui opera, appare nelle classifiche internazionali è Bocconi, che è privata. Un altro bel teorema con l'ipotesi falsificata.

P.S. Ah, forse occorrerebbe ricordare a Israel che l'unica università italiana che, nell'area in cui opera, appare nelle classifiche internazionali è Bocconi, che è privata. Un altro bel teorema con l'ipotesi falsificata.

Quali classifiche, Michele?

Considerando Academic Ranking of World Universities (ARWU)  (http://www.arwu.org/index.jsp), non mi sembra che la Bocconi sia nelle prime 100 nel settore Economics / Business (mentre ci sono alcuni piazzamenti italiani nella TOP 100 nei settori Mathematics, Physics, Chemistry, Computer Science).

Ma qui, quando si parla di classifiche, ci si muove sulle sabbie mobili. A mio avviso le classifiche possono essere utili solo per individuare delle best practices (le posizioni apicali sono abbastaza stabili, anche cambiando metodologia).

Quali classifiche, Michele?

Quelle che gli economisti considerano, ovviamente.

REPEC

FT

BW

Others

...

In altre parole, Bocconi (da qualche anno) è entrata nel giro. In quello della ricerca economica grazie ad IGIER, in quello delle BSchool grazie allo SDA. Lontani dai migliori del mondo? Certo, mai sostenuto altrimenti. Ma ci sono e, nel mondo dell'economia, sono senza dubbio alcuno il luogo più attraente in Italia, di gran lunga. Dietro a loro due posti nati recentemente e molto molto particolari, quindi non omologabili (EIEF e Carlo Alberto). Poi solo isolate eccellenze.

Può darsi che l'area dell'economia sia particolare, ma lo dubito. Certo che quando un ordinario della mia età, da sempre in una delle più prestigiose università italiane, in una bella città del centro nord, amato e riverito, considerato da tutti (giustamente) la stella del posto e la leading figure del suo field in Italia, ti comunica che se ne va (con l'età che ha) in Inghilterra a lavorare in una università che nemmeno appare nella classifica delle prime 100 del ranking che proponi, voglia hai di credere a quelli che ti raccontano che le cose non vanno poi così male.

P.S. Ho dato un'occhiata alle classifiche ARWU. In economia mi sembrano ragionevoli, quindi presumo lo siano anche negli altri campi. I criteri sono trasparenti e, se vuoi, un po' "snob" but quite fine. Ho un solo dubbio (che per risolverlo richiede accesso ai dati originali) ed è il seguente: nel calcolare gli indici guardano al lungo periodo, ossia a dati che iniziano 50-60 anni fa. In principio questo va molto bene, a meno che vi sia però un trend, nel qual caso ci son problemi a usare l'indice per valutare il presente. Credo questo spieghi la presenza di alcune università italiane fra le top 100 nei campi da te menzionati e spieghi l'assenza della Bocconi in quello dell'economia. Le università italiane che lì appaiono hanno un grande passato (ed un decente presente, ma da quel poco che intendo in calo rispetto al passato) in matematica, fisica e chimica, mentre nessuna università italiana (inclusa la Bocconi) ha un grande passato in economia. La Bocconi (e qualche altro posto, vedi sopra) ha un presente decentino ed in recupero, ma se lo misuri rispetto all'ultimo mezzo secolo, è invisibile.

Quali classifiche, Michele?

Quelle che gli economisti considerano, ovviamente.

Ah, ecco: per me non era ovvio. Non ci capisco molto di classifiche internazionali in generale, figuriamoci se andiamo nel settoriale (in un settore per me alieno).

Comunque il mio punto e' che il risultato che ottieni dipende dalla classifica che prendi in considerazione (questa e' una delle poche cose che, nel campo delle classifiche internazionali, mi e' assolutamente chiara :)

In altre parole, Bocconi (da qualche anno) è entrata nel giro. In quello della ricerca economica grazie ad IGIER, in quello delle BSchool grazie allo SDA. Lontani dai migliori del mondo? Certo, mai sostenuto altrimenti. Ma ci sono e, nel mondo dell'economia, sono senza dubbio alcuno il luogo più attraente in Italia, di gran lunga. Dietro a loro due posti nati recentemente e molto molto particolari, quindi non omologabili (EIEF e Carlo Alberto). Poi solo isolate eccellenze.

Quindi stai pensando ad una classifica ristretta la settore economico, vero?

(Israel si riferiva a questo settore?)

Può darsi che l'area dell'economia sia particolare, ma lo dubito.

??

Certo che quando un ordinario della mia età, da sempre in una delle più prestigiose università italiane, in una bella città del centro nord, amato e riverito, considerato da tutti (giustamente) la stella del posto e la leading figure del suo field in Italia, ti comunica che se ne va (con l'età che ha) in Inghilterra a lavorare in una università che nemmeno appare nella classifica delle prime 100 del ranking che proponi, voglia hai di credere a quelli che ti raccontano che le cose non vanno poi così male.

???

La mobilita' dei ricercatori (o professori) e' un fatto totalmente fisiologico. In genere chi se ne va lo fa per incontrare competenze diverse (non necessariamente migliori - ammesso che abbia senso fare una classifica). O comunque per cercare competenze molto particolari (di cui ovviamente non ci puo' essere traccia nei ranking): se io dovessi trasferirmi in Inghilterra non sceglierei la sede in base al prestigio, ma in base alle persone con cui voglio collaborare, o alle sedi in cui c'e' maggior massa critica sugli argomenti che mi interessano.

P.S. Ho dato un'occhiata alle classifiche ARWU. In economia mi sembrano ragionevoli, quindi presumo lo siano anche negli altri campi. I criteri sono trasparenti e, se vuoi, un po' "snob" but quite fine. Ho un solo dubbio (che per risolverlo richiede accesso ai dati originali) ed è il seguente: nel calcolare gli indici guardano al lungo periodo, ossia a dati che iniziano 50-60 anni fa. In principio questo va molto bene, a meno che vi sia però un trend, nel qual caso ci son problemi a usare l'indice per valutare il presente. Credo questo spieghi la presenza di alcune università italiane fra le top 100 nei campi da te menzionati e spieghi l'assenza della Bocconi in quello dell'economia. Le università italiane che lì appaiono hanno un grande passato (ed un decente presente, ma da quel poco che intendo in calo rispetto al passato) in matematica, fisica e chimica, mentre nessuna università italiana (inclusa la Bocconi) ha un grande passato in economia. La Bocconi (e qualche altro posto, vedi sopra) ha un presente decentino ed in recupero, ma se lo misuri rispetto all'ultimo mezzo secolo, è invisibile.

OK, questa spiegazione e' plausibile.

 

Quindi stai pensando ad una classifica ristretta la settore economico, vero?

E che altro potrei pensare? Alla Bocconi praticamente insegnano solo materie economiche e, da poco, legali.

(Israel si riferiva a questo settore?)

Non ho idea a cosa si riferisca Israel. Io ho solo visto l'affermazione riportata, vacua ed indicativa di pregiudizi tipicamente italioti, e l'ho commentata in quanto falsa.

Ha parlato lui di università private, e la Bocconi è privata (oltre che ben conosciuta.)

Se non ha vissuto sulla luna, Israel deve ben sapere che, in Italia, di tre univ private storiche (cattolica, bocconi e luiss) due fanno quasi solo economia. no? Se, sapendo questo, decide comunque di dire baggianate per dare aria ai suoi pregiudizi anti-impresa e guadagnare punti vdb-ideologia in un certo mondo, io cosa ci posso fare?

As I said, un altro bel teorema massacrato dall'ipotesi falsa. Capita spesso, nelle scienze sociali. Noi ci siamo abituati.

Non ho idea a cosa si riferisca Israel. Io ho solo visto l'affermazione riportata, vacua ed indicativa di pregiudizi tipicamente italioti, e l'ho commentata in quanto falsa.

Ha parlato lui di università private, e la Bocconi è privata (oltre che ben conosciuta.)

Se non ha vissuto sulla luna, Israel deve ben sapere che, in Italia, di tre univ private storiche (cattolica, bocconi e luiss) due fanno quasi solo economia. no?

mi scuso per aver riportato in modo troppo approssimativo l'opinione di Israel

il brano era questo

[...] Qui, invece, secondo il tipico modello dell'industria assistita italiana, si vuole la botte piena e la moglie ubriaca: un'università che fa lavoro di consulenza a bassi costi per le aziende le quali, oltre a spendere meno, non contribuiscono con un centesimo e, per giunta, si accaparrano il controllo totale. Insomma, è l'università come ufficio studi e consulenze confindustriale. Non è la via per costruire istituzioni prestigiose: le più grandi università del mondo non sono certamente famose perché fanno consulenza sul territorio. Ma di che stupirsi? Per capire cosa produca questo modello basta cercare la posizione della Luiss nelle classifiche internazionali delle università (in quelle internazionali, non in quelle nazionali addomesticate). È semplicemente introvabile.

Questa è la filosofia del capitalismo italiano: spremere la mucca statale per ottenere il massimo vantaggio possibile in tempi minimi, a costo di farla schiattare.

Tempi, 1 dicembre 2010

 

 

 

Caro Michele

forse noi viviamo in un mondo in cui l'appartenenza alla categoria dei professori universitari ha determinato un offuscamento del mio sguardo sulle cose universitarie; non posso del tutto escluderlo a priori, ma mi riesce difficile capire quando e come cio` sarebbe avvenuto: forse dopo che sono diventato professore universitario? no, perche' la visione dall'interno di come le cose universitarie vengono amministrate mi ha fatto soffrire, e continua a farmi soffrire; forse prima? ma no, perche' prima di diventare professore universitario pensavo solo alla matematica, e non all'organizzazione, ecc., anzi non ne sapevo nulla;

il resoconto concettualizzato e sintetizzato che presenti ti darebbe ragione, se fosse accurato, ma a me non sembra accurato (forse perche' sono stato contagiato da faziosita` corporativa, come tu sostieni, o forse perche' ho ragione, neanche questo possiamo escluderlo a priori)

Io non so se Paolo Rossi abbia presentato una proposta di riforma a tutto tondo, organica, bella e pronta per essere approvata; come dicevo, dal sito indicato si capisce che lui da diversi anni contribuisce al dibattito su questi temi, formulando osservazioni e proposte; quali siano queste osservazioni e proposte io non lo so; ho dato uno sguardo molto superficiale, quello che bastava per farmi decidere che potevo citare il suo sito; il mio riferimento alla sua attivita` in questo campo voleva solo dire che, a partire almeno dal 2005, lui si e` impegnato su questi temi; credo che i temi siano complessi e richiedano quindi una discussione attenta (come dicevo, credo che il nostro primo dovere sia quello di fare bene il nostro mestiere; in particolare, il Legislatore, quando fa il suo mestiere, non dovrebbe snocciolare riforme in fretta e in furia come fossero noccioline, per giunta cavalcando slogan elettorali, pre-elettorali o post-elettorali che siano, e su dati discutibili o incerti); tu dici che il suo e` un esempio isolato e poco rappresentativo anzi per nulla rappresentativo; a me sembra di no; il punto e` pero` che, se ti ho ben compreso, tu ti aspetti che sia il corpo accademico a partorire una riforma a tutto tondo, bella e pronta: ma questo non e` il nostro mestiere: e` il mestiere del Legislatore: e` il Legislatore che dovrebbe raccogliere elementi di valutazione dai migliori rappresentanti del corpo accademico, e non da elementi partigiani a questa o quella parte politica, o a questa o quella parte del mondo produttivo; e su basi piu` serie avviare una discussione e quindi una riforma, se proprio ci vuole una riforma;

dove sta scritto che per migliorare le cose si debba sfoderare una riforma in fretta e in furia? sostenere che sia sufficiente, tanto per cominciare, far applicare le leggi che ci sono, non mi sembra irragionevole; io, nel mio piccolo, ho osservato che applicare e far applicare l'art. 5 del D.M. 270 del 2004 gia` aiuterebbe molto a migliorare le cose; il fatto e` che in campagna elettorale un conto e` dire: ho fatto applicare le leggi; un altro conto e` dire: ho fatto una riforma epocale che rendera` il mondo piu` bello e piu` splendente che pria;

parlo dell'art. 5 perche' in questi ultimi anni mi sono reso conto che appunto aiuterebbe a far funzionare meglio le cose universitarie, per quanto riguarda l'aspetto didattico (non tanto per operare una selezione iniziale, ma perche' a mio avviso creerebbe un effetto virtuoso retroattivo, spingendo gli studenti a prepararsi meglio prima di iscriversi); non sono un tuttologo e non sono in grado di dare altri suggerimenti su ciascuno degli altri fronti; so per certo pero` che non e` vero che ``i baroni sono tutti dei porci'', come qualcuno ha scritto, con dubbio gusto, su questo sito; conosco molti professori ordinari che sono al di sopra di ogni sospetto, e che hanno servito lo Stato in modo esemplare; e che saprebbero dare suggerimenti su altri aspetti; se il Legislatore avesse consultato i migliori elementi del corpo accademico, indipendentemente da altri criteri discriminanti, credo proprio che avrebbe fatto meglio

invece qui si criminalizza una intera categoria

e su questa base si pretende di fare qualcosa di buono?

le favole del partito del fare lasciamole ai manifesti elettorali

forse noi viviamo in un mondo in cui a chi diventa professore universitario si accartoccia lo sguardo sulle cose del mondo universitario

ma forse noi viviamo anche in un mondo in cui chi vive all'estero e coltiva un interesse sincero e disinteressato per il suo paese diventa in qualche modo un po' manicheo, e vede le cose in bianco e nero (ad esempio, a me e` successo)

io sono un accanito difensore di quel poco che ho capito dell'Illuminismo quando l'ho studiato alle superiori

e, nel mio piccolo, cerco di tenere sempre distinto l'errore dall'errante (anche, e questa e` cosa piu` difficile a farsi, quando sono io l'errante: ma e` l'unico modo per superare l'errore, credo, anche se aggiunge alla struttura della personalita` dei tratti un po' schizoidi (si dice cosi`?))

per quanto riguarda la tua ultima osservazione, quando dici che

P.S. Ah, forse occorrerebbe ricordare a Israel che l'unica università italiana che, nell'area in cui opera, appare nelle classifiche internazionali è Bocconi, che è privata. Un altro bel teorema con l'ipotesi falsificata.

mi associo a Carlo Carminati quando ti chiede: quali classifiche?