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Due idee per Mariastella e chi verrà dopo di lei

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P.S. Ah, forse occorrerebbe ricordare a Israel che l'unica università italiana che, nell'area in cui opera, appare nelle classifiche internazionali è Bocconi, che è privata. Un altro bel teorema con l'ipotesi falsificata.

Quali classifiche, Michele?

Considerando Academic Ranking of World Universities (ARWU)  (http://www.arwu.org/index.jsp), non mi sembra che la Bocconi sia nelle prime 100 nel settore Economics / Business (mentre ci sono alcuni piazzamenti italiani nella TOP 100 nei settori Mathematics, Physics, Chemistry, Computer Science).

Ma qui, quando si parla di classifiche, ci si muove sulle sabbie mobili. A mio avviso le classifiche possono essere utili solo per individuare delle best practices (le posizioni apicali sono abbastaza stabili, anche cambiando metodologia).

Quali classifiche, Michele?

Quelle che gli economisti considerano, ovviamente.

REPEC

FT

BW

Others

...

In altre parole, Bocconi (da qualche anno) è entrata nel giro. In quello della ricerca economica grazie ad IGIER, in quello delle BSchool grazie allo SDA. Lontani dai migliori del mondo? Certo, mai sostenuto altrimenti. Ma ci sono e, nel mondo dell'economia, sono senza dubbio alcuno il luogo più attraente in Italia, di gran lunga. Dietro a loro due posti nati recentemente e molto molto particolari, quindi non omologabili (EIEF e Carlo Alberto). Poi solo isolate eccellenze.

Può darsi che l'area dell'economia sia particolare, ma lo dubito. Certo che quando un ordinario della mia età, da sempre in una delle più prestigiose università italiane, in una bella città del centro nord, amato e riverito, considerato da tutti (giustamente) la stella del posto e la leading figure del suo field in Italia, ti comunica che se ne va (con l'età che ha) in Inghilterra a lavorare in una università che nemmeno appare nella classifica delle prime 100 del ranking che proponi, voglia hai di credere a quelli che ti raccontano che le cose non vanno poi così male.

P.S. Ho dato un'occhiata alle classifiche ARWU. In economia mi sembrano ragionevoli, quindi presumo lo siano anche negli altri campi. I criteri sono trasparenti e, se vuoi, un po' "snob" but quite fine. Ho un solo dubbio (che per risolverlo richiede accesso ai dati originali) ed è il seguente: nel calcolare gli indici guardano al lungo periodo, ossia a dati che iniziano 50-60 anni fa. In principio questo va molto bene, a meno che vi sia però un trend, nel qual caso ci son problemi a usare l'indice per valutare il presente. Credo questo spieghi la presenza di alcune università italiane fra le top 100 nei campi da te menzionati e spieghi l'assenza della Bocconi in quello dell'economia. Le università italiane che lì appaiono hanno un grande passato (ed un decente presente, ma da quel poco che intendo in calo rispetto al passato) in matematica, fisica e chimica, mentre nessuna università italiana (inclusa la Bocconi) ha un grande passato in economia. La Bocconi (e qualche altro posto, vedi sopra) ha un presente decentino ed in recupero, ma se lo misuri rispetto all'ultimo mezzo secolo, è invisibile.

Quali classifiche, Michele?

Quelle che gli economisti considerano, ovviamente.

Ah, ecco: per me non era ovvio. Non ci capisco molto di classifiche internazionali in generale, figuriamoci se andiamo nel settoriale (in un settore per me alieno).

Comunque il mio punto e' che il risultato che ottieni dipende dalla classifica che prendi in considerazione (questa e' una delle poche cose che, nel campo delle classifiche internazionali, mi e' assolutamente chiara :)

In altre parole, Bocconi (da qualche anno) è entrata nel giro. In quello della ricerca economica grazie ad IGIER, in quello delle BSchool grazie allo SDA. Lontani dai migliori del mondo? Certo, mai sostenuto altrimenti. Ma ci sono e, nel mondo dell'economia, sono senza dubbio alcuno il luogo più attraente in Italia, di gran lunga. Dietro a loro due posti nati recentemente e molto molto particolari, quindi non omologabili (EIEF e Carlo Alberto). Poi solo isolate eccellenze.

Quindi stai pensando ad una classifica ristretta la settore economico, vero?

(Israel si riferiva a questo settore?)

Può darsi che l'area dell'economia sia particolare, ma lo dubito.

??

Certo che quando un ordinario della mia età, da sempre in una delle più prestigiose università italiane, in una bella città del centro nord, amato e riverito, considerato da tutti (giustamente) la stella del posto e la leading figure del suo field in Italia, ti comunica che se ne va (con l'età che ha) in Inghilterra a lavorare in una università che nemmeno appare nella classifica delle prime 100 del ranking che proponi, voglia hai di credere a quelli che ti raccontano che le cose non vanno poi così male.

???

La mobilita' dei ricercatori (o professori) e' un fatto totalmente fisiologico. In genere chi se ne va lo fa per incontrare competenze diverse (non necessariamente migliori - ammesso che abbia senso fare una classifica). O comunque per cercare competenze molto particolari (di cui ovviamente non ci puo' essere traccia nei ranking): se io dovessi trasferirmi in Inghilterra non sceglierei la sede in base al prestigio, ma in base alle persone con cui voglio collaborare, o alle sedi in cui c'e' maggior massa critica sugli argomenti che mi interessano.

P.S. Ho dato un'occhiata alle classifiche ARWU. In economia mi sembrano ragionevoli, quindi presumo lo siano anche negli altri campi. I criteri sono trasparenti e, se vuoi, un po' "snob" but quite fine. Ho un solo dubbio (che per risolverlo richiede accesso ai dati originali) ed è il seguente: nel calcolare gli indici guardano al lungo periodo, ossia a dati che iniziano 50-60 anni fa. In principio questo va molto bene, a meno che vi sia però un trend, nel qual caso ci son problemi a usare l'indice per valutare il presente. Credo questo spieghi la presenza di alcune università italiane fra le top 100 nei campi da te menzionati e spieghi l'assenza della Bocconi in quello dell'economia. Le università italiane che lì appaiono hanno un grande passato (ed un decente presente, ma da quel poco che intendo in calo rispetto al passato) in matematica, fisica e chimica, mentre nessuna università italiana (inclusa la Bocconi) ha un grande passato in economia. La Bocconi (e qualche altro posto, vedi sopra) ha un presente decentino ed in recupero, ma se lo misuri rispetto all'ultimo mezzo secolo, è invisibile.

OK, questa spiegazione e' plausibile.

 

Quindi stai pensando ad una classifica ristretta la settore economico, vero?

E che altro potrei pensare? Alla Bocconi praticamente insegnano solo materie economiche e, da poco, legali.

(Israel si riferiva a questo settore?)

Non ho idea a cosa si riferisca Israel. Io ho solo visto l'affermazione riportata, vacua ed indicativa di pregiudizi tipicamente italioti, e l'ho commentata in quanto falsa.

Ha parlato lui di università private, e la Bocconi è privata (oltre che ben conosciuta.)

Se non ha vissuto sulla luna, Israel deve ben sapere che, in Italia, di tre univ private storiche (cattolica, bocconi e luiss) due fanno quasi solo economia. no? Se, sapendo questo, decide comunque di dire baggianate per dare aria ai suoi pregiudizi anti-impresa e guadagnare punti vdb-ideologia in un certo mondo, io cosa ci posso fare?

As I said, un altro bel teorema massacrato dall'ipotesi falsa. Capita spesso, nelle scienze sociali. Noi ci siamo abituati.

Non ho idea a cosa si riferisca Israel. Io ho solo visto l'affermazione riportata, vacua ed indicativa di pregiudizi tipicamente italioti, e l'ho commentata in quanto falsa.

Ha parlato lui di università private, e la Bocconi è privata (oltre che ben conosciuta.)

Se non ha vissuto sulla luna, Israel deve ben sapere che, in Italia, di tre univ private storiche (cattolica, bocconi e luiss) due fanno quasi solo economia. no?

mi scuso per aver riportato in modo troppo approssimativo l'opinione di Israel

il brano era questo

[...] Qui, invece, secondo il tipico modello dell'industria assistita italiana, si vuole la botte piena e la moglie ubriaca: un'università che fa lavoro di consulenza a bassi costi per le aziende le quali, oltre a spendere meno, non contribuiscono con un centesimo e, per giunta, si accaparrano il controllo totale. Insomma, è l'università come ufficio studi e consulenze confindustriale. Non è la via per costruire istituzioni prestigiose: le più grandi università del mondo non sono certamente famose perché fanno consulenza sul territorio. Ma di che stupirsi? Per capire cosa produca questo modello basta cercare la posizione della Luiss nelle classifiche internazionali delle università (in quelle internazionali, non in quelle nazionali addomesticate). È semplicemente introvabile.

Questa è la filosofia del capitalismo italiano: spremere la mucca statale per ottenere il massimo vantaggio possibile in tempi minimi, a costo di farla schiattare.

Tempi, 1 dicembre 2010