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Due idee per Mariastella e chi verrà dopo di lei

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Caro De Nicolao

 vedo  che sui  fatti  stiamo lentamente convergendo.

i) esiste un rischio fondato di promozioni di massa senza considerare il merito. Ricordo che la parola "ope legis" è imprecisa anche se riferita alle idoneità ex legge 382/80, in quanto formalmente precedute da un giudizio di qualità scientifica (ripetibile in caso di fallimento)

ii) tale rischio è tanto maggiore quanto si aumentano i fondi disponibili, e tanto minore quanto più efficiente sarà la valutazione della produzione scientifica individuale da parte dell'ANVUR

iii) la posizione degli ordinari nei  confronti della riforma è variegata - si va dall'appoggio all'ostilità

iv) la base dati SCIMAGO valuta la quantità della produzione di (parte del) sistema ricerca in Italia non dell'intera università, che è l'argomento del contendere. Altri data-base si riferiscono alle singole università e forniscono risultati molto meno incoraggianti

Un solo punto tecnico: Lei dice che la Gran Bretagna, paese (un tempo?) comparabile al nostro per PIL e popolazione, spende il 50% in più dell'Italia. Produce il doppio dei documenti citabili con una qualità (misurata dall'h-index) del 40% superiore. Quindi è molto più efficiente. Abbiamo un esempio da imitare. Come Lei sa, anche Francia e (sopratutto) Germania stanno muovendosi in questa direzione

Per il resto, le differenze fra noi sono di valutazione soggettiva e come tali non facilmente risolvibili. Questo vale per

i) il giudizio sui ricercatori. Io mi baso sulla loro proposta ufficiale, non sulle dichiarazioni alla stampa. Chiedono il docente unico, che implica una carriera attraverso promozioni interne  - cioè un'"ope legis" (fra virgolette). Ho sempre chiesto loro un dibattito  pubblico su questo punto.

ii) il giudizio sulla situazione. E' una classica situazione da bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Non ho mai negato che in Italia ci siano bravi ricercatori e professori che ottengono ottimi risultati con fondi scarsi. Ma sono  isolati e sparsi fra decine di istituzioni invece di essere concentrati e quindi fare massa critica. Inoltre i loro risultati  servono da scudo ad una massa di fannulloni incapaci o  di assenteisti capaci.

Non a caso, Lei scrive

piuttosto che fare tabula rasa, sarebbe il caso di aiutare la parte sana ad emarginare la parte malata.

Sono perfettamente d'accordo. A tal fine la parte sana dovrebbe

1) ammettere che esiste una parte malata - cosa che Lei non mi sembra stia facendo, visto che continua a privilegiare un indice aggregato piuttosto che indici per istituzioni o magari per settore disciplinare

2) utilizzare le occasioni per distinguersi dalla parte malata - comprese quelle offerte da parti  politiche poco gradite (anche a me). Il "movimento" è invece una reazione corporativa collettiva, basato sul ruolo di appartenenza (ricercatori, poi associati). Può darsi che si guidato dai migliori, ma certo le sue rivendicazioni sono valide per tutti, "sani" e "malati".

3) cooperare per trovare soluzioni legislative tali da colpire la parte malata e trasferire le risorse disponibili verso quella sana. Per esempio, invece di lamentarsi per il blocco degli scatti, chiedere che parte dei risparmi venga destinato a fondi  premiali e/o al finanziamento della ricerca, e che l'allocazione dei soldi PRIN sia fatta con rigoroso peer reviewing.

In una parola, nel caso specifico, avrebbe dovuto battersi per rendere il DDL Gelmini (l'unico game in town) più meritocratico invece che opporsi ciecamente e chiederne il ritiro. E, ora che è approvato, battersi per far funzionare quelle (poche) disposizioni utili, come la valutazione ANVUR. E' quello che io, nel mio piccolo, ho tentato di  fare, qui ed altrove.

Mi sembra che Lei non sia su questa linea. Perchè?
Cordiali saluti

Giovanni Federico

3) cooperare per trovare soluzioni legislative tali da colpire la parte malata e trasferire le risorse disponibili verso quella sana. Per esempio, invece di lamentarsi per il blocco degli scatti, chiedere che parte dei risparmi venga destinato a fondi  premiali e/o al finanziamento della ricerca, e che l'allocazione dei soldi PRIN sia fatta con rigoroso peer reviewing

Buona idea, non ci avevo pensato. Adesso scrivo una letterina alla Gelmini sull'argomento :)

too late :-) Dovevi pensarci quando la legge era in discussione. Ma visto che hai voglia di scrivere, potresti fare una petizione perchè scelga, nella short-list ANVUR, quelli più rigorosi (Graziosi vs Trombetta per il settore umanistico, p.es.) e perchè l'ANVUR adotti criteri  molti selettivi per gli ordinari

 

Lei scrive

piuttosto che fare tabula rasa, sarebbe il caso di aiutare la parte sana ad emarginare la parte malata.

Sono perfettamente d'accordo. A tal fine la parte sana dovrebbe

1) ammettere che esiste una parte malata - cosa che Lei non mi sembra stia facendo, visto che continua a privilegiare un indice aggregato piuttosto che indici per istituzioni

2) utilizzare le occasioni per distinguersi dalla parte malata - comprese quelle offerte da parti  politiche poco gradite (anche a me). Vedo piuttosto una reazione corporativa collettiva, senza alcuna distinzione

3) cooperare per trovare soluzioni legislative tali da colpire la parte malata e trasferire le risorse disponibili verso quella sana.

Ecco, finalmente questa discussione arriva al vero punto!

Però:

Per esempio, invece di lamentarsi per il blocco degli scatti, chiedere che parte dei risparmi venga destinato a fondi  premiali e/o al finanziamento della ricerca,

qui non ci siamo.

Il blocco degli scatti è arrivato per tutti i dipendenti pubblici a seguito del prosciugamento delle risorse per via della crisi. Quei soldi non ci sono e non possono essere destinati a niente, se non al bilanciamento delle tasse non pagate dai disoccupati e del debito in più non fatto per non far morire dalle risate gli investitori internazionali. Nel privato ci sono centinaia di migliaia di persone che hanno perso lavoro e aziende ed era assolutamente ovvio che qualcosina avrebbero dovuto pagare anche i dipendenti pubblici.

A mio avviso la Parte Sana dovrebbe piuttosto dire:

1) questa è la Parte Malata. Tizio sta portando a casa uno stipendio non meritato dato che la sua produzione è al di sotto di questo criterio minimo da NOI stabilito.

2) Ciò che verrà risparmiato dopo il licenziamento di Tizio, dovrà andare ad aumentare del X% lo stipendio di Caio e del Y% quello di Sempronio, sempre in base a questi criteri da NOI stabiliti. Il resto verrà destinato a finanziare maggiormente il programma di ricerca ABC.

Scusate le sicuramente presenti incongruenze del mio ragionamento, ma credo proprio che non possa esserci premio al merito se non c'è anche penalizzazione del demerito e se non organizzate voi, Parte Sana, come questa penalizzazione dovrà essere gestita, la gestiranno imprenditori analfabeti come me o ministre come la Gelmini.