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Beati quelli che hanno fame e sete della Giustizia...

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Beh, per rimanere all'esempio della musica, non mi pare che sia consentito da alcuna parte costringere un pianista detenuto a suonare lo Studio Op. 10 n. 3 di Chopin per la propria vittima, solo perché questi ne può trarre giovamento. Lo stato può, in altre situazioni, tutelare questi beni "mentali" puramente soggettivi, ma non fino al punto di infliggere danni oggettivi (materiali o meno) ai colpevoli di qualche reato, senza altre ragioni. È in base allo stesso principio che una detenzione non dovrebbe essere prolungata (rispetto alla durata già definita in base agli altri scopi di cui si è parlato) solo per dare ai danneggiati il piacere di veder soffrire l'aggressore. In entrambi i casi avremmo un trattamento degradante per il detenuto, costretto ad agire in un certo modo o a provare disagio e sofferenza solo per dare piacere ad un'altra persona.

Per il cane, il caso è diverso: lì si parla di un risarcimento in denaro, qualcosa di molto reale.

(Ho finito il tempo a mia disposizione, ringrazio i miei interlocutori per l'interessante discussione.)

Quasi mi starei zitto che Condorelli argomenta che e' un piacere starlo a leggere.

Aggiungo solo qualche cosa. 

Matteo esclude che uno stato debba utilizzare l'erogazione di una pena come mezzo di segnalazione relative alle sue politiche in tema di prevenzione/repressione di condotte considerate in contrasto con la legge. A me questo sembra una forma, diciamo cosi', di deontologismo morale un po' troppo rigido, in base al quale le persone sono sempre fini e mai mezzi (non a caso l'imperativo categorico di Kant parlava appunto in questi termini delle persone). Beh io nelle righe del post parlavo di un sano consequenzialismo proprio per oppormi a concezioni morali o a intuizioni che pongano vincoli eccessivi ai modi con i quali si deve intendere o erogare la pena, e comunque sottolineavo che accanto ai giustissimi diritti del reo, una volta riconosciuto tale, vi sono anche i diritti delle vittime. Purtroppo, le condotte dello stato interferiscono con la vita delle persone, e il meglio che si possa fare e' che nel caso di interferenze potenzialmente devastanti, come quelle relative alla liberta' personale e alla sua limitazione, si chieda che quell'interferenza sia sottoposta ai vincoli dello stato di diritto. Nessuno qui auspica ordalie, occhio per occhio, e cosi' via. Ma solo che un elementare senso di giustizia sia appagato. Quindi Matteo, le tue obiezioni avrebbero senso se io avessi argomentato che "dato il diffondersi di condizioni di impunita' vastissime nella societa' italiana ALLORA dovremmo sospendere le garanzie costituzionali o i diritti della difesa". Ma io non ho detto nulla di tutto questo.

Sul valore simbolico della pena. Dapprima neghi, come gia' detto che uno stato debba utilizzare alcuni cittadini per mostrare la sua deterrenza (ma ovviamente qui non si tratta di fare pogrom a caso, parliamo di condannati definitivi con tutte le garanzie giuridiche del nostro ordinamento), poi sostieni che enfatizzare troppo il valore simbolico o riparatore equivarebbe ad uno scadimento della nostra civilta' giuridica, e infine sostieni che dal momento che quel valore simbolico e' uno stato mentale allora sarebbe bene non legiferarci sopra.

Io dico solo questo. I crimini, da un borseggio a un omicidio, mettono in moto atteggiamenti viscerali ed emotivi credo molto profondi. Probabilmente non e' parte dell'antropologia filosofia diffusa da certa cultura pensare che non e' semplice perdonare o razionalizzare certi accadimenti, ma di fatto certi episodi criminali possono segnarti per tutta la vita, e questo mi pare banale. Ora dinnanzi a questa situazione inevitabile, e' meglio che anche della funzione simbolica della pena si faccia carico uno stato di diritto, che insieme alla tutela del condannato si premura di far comprendere che chi rompe paga, oppure dobbiamo fare finta di nulla e sperare che il sentimento di giustizia non porti qualcuno a farsi giustizia da se'? Perche' poi alla fine quello capita. Il fatto e' che anche se collide con le mie intuizioni morali profonde, io gliela spaccherei davvero la faccia a uno che mi investisse in macchina perche' ubriaco, e capisco che questi pensieri siano disturbanti, ma se, come succedeva fino a poco tempo fa, investitori ubriachi che ammazzavano diverse persone erano poi rimessi in liberta' subito dopo (ricordo un episodio nelle Marche nel 2007) beh allora si che si da la stura alla legge della giungla.  Certe pulsioni ci sono negli uomini, mi pare ragionevole razionalizzarle e istituzionalizzarle nel modo piu' ragionevole possibile, ma riconoscendo che esistono...questa poi per qualcuno sarebbe la civilta'.