Titolo

Beati quelli che hanno fame e sete della Giustizia...

1 commento (espandi tutti)

Altra domanda su un punto che mi incuriosisce. Se lo stato non ha il diritto, come tu dici, di tener in galera i criminali a meno che non fornisca adeguate condizioni di carcerazione, perché escludi i ''condannati per certi reati''? La carcerazioni in condizioni disumane va bene se sei un assassino multiplo e sadico ma per altri reati no? E chi stabilisce, e in base a quale logica, quali sono i ''certi reati''?

Non avendo espresso la mia posizione in modo circostanziato, ti ho indotto ad equivocare su questo punto: non intendevo certo affermare che ai responsabili di determinati crimini possa applicarsi un regime carcerario inumano!

In realtà non sono io ad escludere "certi reati", ma la stessa legge 199/2010 da cui è partita la discussione: essa infatti prevede, a mio modo di vedere opportunamente, che la detenzione presso il domicilio non sia applicabile:
a) ai soggetti condannati per taluno dei delitti indicati dall'articolo 4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni;
b) ai delinquenti abituali, professionali o per tendenza, ai sensi degli articoli 102, 105 e 108 del codice penale;
c) ai detenuti che sono sottoposti al regime di sorveglianza particolare, ai sensi dell'articolo 14-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, salvo che sia stato accolto il reclamo previsto dall'articolo 14-ter della medesima legge;
d) quando vi e' la concreta possibilita' che il condannato possa darsi alla fuga ovvero sussistono specifiche e motivate ragioni per ritenere che il condannato possa commettere altri delitti ovvero quando non sussista l'idoneita' e l'effettivita' del domicilio anche in funzione delle esigenze di tutela delle persone offese dal reato.

Per costoro viene quindi escluso l'automatismo della scarcerazione.

A beneficio di chi - legittimamente - non conoscesse l'art. 4bis della Legge 354 del 1975, preciso che si tratta della norma che limita la concessione dei benefici ai detenuti, escludendone in linea di principio i condannati per delitti di terrorismo, mafia, riduzione in schiavitù, ecc..