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Beati quelli che hanno fame e sete della Giustizia...

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Le mie ovviamente erano riflessioni di poco momento...infatti guardate qui gli stralci di questa discussione demenziale fra un "giornalista" del Corriere e il ragazzo ancora ricoverato per fratture multiple al volto e un ematoma in via di assorbimento al cervello a causa di un criminale che durante una manifestazione ha preso il malcapitato a colpi di casco in faccia.

Manuel De Santis, il ventenne che ti ha colpito in via degli Astalli, ha detto che vorrebbe incontrarti. E tu? 

«Vorrei guardarlo in faccia, capire perché lo ha fatto. Ho saputo dai giornali che ha cercato di contattare la mia famiglia, ma ancora non si è fatto vivo. Mi piacerebbe molto avere un confronto con questa persona, parlare fa sempre bene».

 

 

Pensi che debba pagare per quello che ha fatto? 

«La punizione non mi interessa, però un po’ ci penso, è chiaro. Ora non mi importa molto sapere chi è, la domanda è perché mi avrebbe lanciato un casco in faccia. Se davvero non è un esterno, perché mi ha colpito sapendo che avrebbe danneggiato il movimento? Mi ha fatto male sapere che non è un picchiatore o un teppista, ma un esponente del movimento, come me».

 

Lo hai perdonato? 

«Nelle condizioni fisiche in cui mi trovo non è facile, sono molto colpito anche psicologicamente. A un eventuale perdono ci penserò dopo, quando starò meglio».

 

Dunque. Il giornalista chiede se il ragazzo abbia perdonato. Io gli avrei risposto spaccando in testa al giornalista la prima cosa che trovavo vicino e poi gli avrei chiesto: "mi perdona?".

Il ragazzo non è interessato alla punizione e comunque sta valutando le condizioni per il perdono. Nel frattempo è rammaricato per le conseguenze politiche per il movimento che l'aggressore, che non è un esterno (così parla), potrebbe cagionare all'esito della lotta.

E' secondo alcuni queste sarebbero dimostrazioni di civiltà superiori a chi vuole la giustizia, la riparazione dei torti subiti e così via? A me sembra tutto un incredibile delirio...

No no, ma in Italia non c'è un problema di mentalità idiota in merito a cosa significa scontare una pena, perdonare e così via...uno si prende una botta terribile in faccia, passa giorni e giorni ricoverato e un giornalista (vi lascio una scorta di virgolette, """", mettetecele voi quando ci riferiamo a questi del Corriere) si sente in diritto di chiedere:

"Pensi che dovrebbe pagare per quello che ha fatto?"

E la risposta è: "non so, parliamone...".

Mi pare che ormai siamo usciti dal tema dell'articolo iniziale.

Comunque in Italia ci sono reati perseguibili a querela di parte (senza la quale il procedimento non può partire e quindi neppure la punizione del colpevole) e reati procedibili d'ufficio, per cui la domanda del giornalista non è poi così "idiota"; ma il discorso si farebbe molto, molto lungo a spiegare tutto.

Mi pare invece segno di grande maturità saper mettere da parte la propria personale sofferenza per vedere il danno al movimento (a prescindere totalmente da giudizi di merito).

P.S. (nel caso di specie, peraltro, essendo stato usato un caso quale arma impropria, la procedibilità è d'ufficio anche se la malattia dovesse essere inferiore ai venti giorni).