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Una legge "inutile, demagogica e ipocrita" per il rientro dei talenti

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Non so se e' gia' stato detto, ma nell'ambito piu' ristretto della ricerca esistono gia' delle agevolazioni fiscali per favorire la mobilita' sovranazionale.

Quando sono arrivato in Francia, ad esempio, ho usufruito per i primi due anni di un accordo bilaterale italo-francese che ha detassato il mio salario. Visto che dall'imposizione francese sono esclusi i contributi sanitari, quelli pensionistici, l'assicurazione disoccupazione e quanto altro ancora, le imposte sul reddito vere e proprie incidono in maniera limitata sul salario. Pero' il risparmio fiscale mi ha comunque permesso di meglio assorbire alcune spese connesse alla mobilita.

Inoltre, in Italia esiste gia' una normativa che detassa gli stipendi di chi, proveniendo da paesi UE (per ovvi motivi la norma non puo' essere ristretta ai soli italiani), si trasferisce in Italia per motivi di ricerca presso un ente pubblico. Si tratta delle norme citate all'articolo 3.3 della legge Letta-Lupi, che riducono al 10% l'imponibile tassato per i primi tre anni. Se non mi sbaglio, senza limiti d'eta' e senza le demenziali cause di decadenza di cui all'articolo 6 della Letta-Lupi.

Senza dubbio non e' una norma che possa attirare ricercatori affermati (e confermati) in prestigiose universita' straniere. Tuttavia contribuisce a rendere concorrenziali sul mercato europeo alcune posizioni temporanee italiane, che altrimenti risulterebbero drammaticamente sottopagate. Senza queste agevolazioni fiscali, dubito che sarebbe possibile attirare post doc di qualita' (italiani e non) dal resto dell'Europa verso l'Italia.

Purtroppo la situazione e' ulteriormente ingarbugliata dal fatto che la forma piu' bassa del precariato universitario italiano, l'assegno di ricerca, e' detassato per legge. In pratica si tratta di una cifra ridicolmente bassa (intorno ai 16.000 euro/anno) che non e' soggetta ad IRPEF ma solo alla contribuzione INPS in gestione separata. Quindi, di fatto, gli assegni di ricerca non possono beneficiare degli sgravi fiscali come invece i posti di ricercatore a tempo determinato.