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Gli economisti e i fatti, II

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Sulla questione 1 mi sembra che la Stirati abbia ragione. Lei usa la ''adjusted wage share''. E' una prassi ormai consolidata in letteratura. Ovviamente si possono avanzare critiche ma il suo metodo mi pare che sia largamente utilizzato e mi sembra anche il più generale.

Invece sulla questione 2 il discorso di Zanella è interessante e secondo me potrebbe essere almeno in parte azzeccato. Vorrei capire però una cosa: se si utilizzasse la adjusted wage share (che contempla anche parte del reddito degli autonomi), si riuscirebbe a stabilire anche in quel caso un collegamento tra il suo andamento e quello delle imposte indirette? Lo chiedo perchè credo che diversi tipi di lavoratori autonomi non abbiano assolutamente il potere di ''smarcarsi'' da eventuali aumenti delle imposte indirette.

   

[...] se si utilizzasse la adjusted wage share (che contempla anche parte del reddito degli autonomi), si riuscirebbe a stabilire anche in quel caso un collegamento tra il suo andamento e quello delle imposte indirette?

La lingua italiana dunque, scritta per sei secoli fino al 18vo. inclusivamente, e scritta da una infinità di autori d’ogni soggetto, d’ogni stile, d’ogni carattere, d’ogni ingegno, oltracciò abbondantissima, quanto e più, certo prima di qualunque altra lingua viva, non solo di scrittori comunque, ma scrittori peritissimi nel linguaggio, coltivatori assidui, ed espressamente dedicati allo studio della lingua, maestri e modelli del bel parlare, studiosissimi delle lingue antiche per derivarne nella nostra tutto il buono e l’adattato, liberi, coraggiosi, e felicemente arditi nell’uso della lingua; questa lingua dico, da piccoli anzi vili e rozzi e informi principii, come tutte le altre, e da barbare origini; di più, cresciuta e fatta se non matura certo adulta e vigorosissima fra le tenebre dell’ignoranza, della superstizione, degli errori della barbarie; non per altro che per li detti motivi, e prima e sola fra le viventi, è venuta in tal fiore di bellezza, di forza, di copia, di varietà, ec. che giunge quasi a pareggiare le due grandi antiche (chi bene ed intimamente e in tutta la sua estensione la conosce), non avendo rivale fra le moderne. Se dunque abbiamo veduto come le doti delle lingue, e in ispecie la copia e la varietà, non derivano principalmente se non dalla copia e varietà degli scrittori, e non da natura di essa; ne segue che quando gli scrittori lasceranno per trascuraggine o ignoranza, di arricchirla, e peggio se saranno impediti di farlo, la lingua non arricchirà, non crescerà, non monterà più, e siccome le cose umane, non si fermano mai in un punto, ma vanno sempre innanzi o retrocedono, così la lingua non avanzando più, retrocederà, e dopo essere isterilita, impoverirà ancora, perderà quello che avea guadagnato, e finalmente si ridurrà a tal grado di miseria e d’impotenza, che non sarà più sufficiente all’uso e al bisogno, e allora sì che le converrà domandare soccorso alle lingue straniere e imbarbarire del tutto, per quel motivo appunto il quale si credeva doverla preservare dalla corruzione, e mantenerla pura e sana. Forse che non vediamo già accadere tutto questo? Quante ricchezze delle già guadagnate, e per così dire, incamerate, ha ella perduto quasi e senza quasi del tutto! Ma di questo dirò poi.

(G. Leopardi, Lo Zibaldone, pp. 771-774)

 

 

 

Una italianissima QSA in sostituzione della AWS? orrore... In effetti è proprio fuori tema, considerato che stiamo scrivendo su nFA... ma un po' comprendo il disappunto. In fondo fa piacere incontrare certi motivi di sofferenza linguistica al di fuori delle vetuste Accademie e dei soliti, ottusi circuiti nazionalisti. 

Fausto sei serio? Vedo peraltro che hai modificato il commento originale ed ora mi pare un po' piu' ellittico. Puoi argomentare?

Sulla questione 1 mi sembra che la Stirati abbia ragione. Lei usa la ''adjusted wage share''. E' una prassi ormai consolidata in letteratura. Ovviamente si possono avanzare critiche ma il suo metodo mi pare che sia largamente utilizzato e mi sembra anche il più generale.

Che sia largamente utilizzato non c'e' dubbio, ma il piu' generale non mi sembra proprio: le assunzioni sotto le quali l'attribuzione funziona sono piuttosto restrittive.

se si utilizzasse la adjusted wage share (che contempla anche parte del reddito degli autonomi), si riuscirebbe a stabilire anche in quel caso un collegamento tra il suo andamento e quello delle imposte indirette? 

Posso provare ma non vedo il punto dell'esercizio: se la quota aggiustata e' difficile da interpretare sarebbe altrettanto difficile da interpretare il risultato.  Invece utilizzando il reddito da lavoro dipendente l'intepretazione e' cristallina, sebbene non necessariamente vera (ho mostrato solo una correlazione).