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Rigore Morale e Solidarietà

42 commenti (espandi tutti)

No io non ci sto stavolta. Il sindaco ha ragione da vendere, e mi dispiace che questa vicenda venga strumentalizzata.

Allora ricapitoliamo:

1) Le maestre non possono cedere un beneficio di cui godono che per sua  natura e' non cedibile. Non possono punto e basta. Io ho diritto ai pasti gratis al mio college qui a Oxford, ma non posso prendere il pasto e darlo a qualcun altro, non posso punto e basta. Se lo faccio, incorro in sanzioni. 

2) La soluzione del problema era, come suggerisce Alberto Bisin, fare una colletta per pagare i 50 euro al mese, se uno ritiene che il fatto che questa bambina mangi con le compagne sia di primaria importanza. Purtroppo l'idea che tutto e' dovuto non aiuta: quel servizio di mensa E' A PAGAMENTO, quindi se non paghi (indipendentemente che tu non voglia o non possa) non lo puoi ottenere. NON E' DOVUTO, solo perche' la bambina e' povera e di origine africana. Mi dispiace. Non e' cosi': qualcuno deve pagare per quel servizio. Che sia la famiglia (che ora momentaneamente non puo') o qualcun altro, non cambia nulla: il servizio e' un servizio dato A TUTTI ALLE STESSE CONDIZIONI.

3) Le maestre probabilmente ci hanno provato, oppure hanno pensato in modo molto italico che vabbe la regola c'e' ma per una buona causa si puo' aggirare. Quindi hanno provato questo giochino del privarsi del pasto per darlo alla bambina. d'altronde, si saranno dette, se ne infrangono tante di regole, figurati se questo e' un problema, e poi per aiutare una famiglia povera e in difficolta'...

4) Il sindaco e la direttrice hanno detto no, la regola va rispettata, trovate un'altra soluzione e se perdurate nel non rispettare la regola vi denuncio. SACROSANTO. 

5) Le maestre, per evitare la denuncia, l'hanno buttata in caciara, distruggendo l'immagine di chi fa rispettare la legge. VERGOGNOSO.

Dando ragione alle maestre, siete identici a Silvio Berlusconi che denuncia la persecuzione della magistratura nei suoi confronti. Siete identici a quelli che giustificano il copiare agli esami a scuola. Siete insomma parte del problema che affligge l'Italia: le leggi DEVONO essere rispettate, anche quando sono magari ingiuste dal vostro punto di vista. Aggirare la legge, anche per una buona causa, porta solo all'anarchia, al dominio di chi ha piu' amici potenti, al feudalesimo civile dove ogni servizio pubblico e' un favore del politicante di turno. E' la stessa logica per cui si davano i sussidi ai falsi invalidi, visto che non c'erano altri ammortizzatori sociali. 

Marco 2.27

Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato.

l'evangelista, un po' confuso come tutti gli esseni, sostiene che la legge (la prendevano sul serio al tempo) e' fatta per esser piegata ad esigenze umane e non per soddisfare il dio geloso (il quale informava il popolo bue (infatti il popolo suddetto adorava i vitelli aurei) che il sabato era suo e non loro

per estensione pensa l'autore, la legge su come si gestiscono le mense e' fatta perche' i bimbi mangino e non per soddisfare le esigenze del legislatore.

 

grazie palma per la spiegazione. 

s'immagini maestro....

ottima esegesi.

rabbi, visto il nome, l'avrebbe dovuta capire al volo :)

 

veda, caro "rabbi" ex, 16 e seguenti

Caro Rabbi, permettimi di insistere che è un problema di proporzioni e anche di prospettiva.

Inizio con la "prospettiva": il fatto che le maestre abbiano torto (ammesso e non concesso) non significa che il sindaco abbia ragione. Sembra strano ma non lo è, perchè esistono "piani" diversi: le maestre hanno sbagliato a risolvere la questione usando i buoni pasto "illegalmente", il sindaco ha sbagliato ad occuparsi della vicenda solo per la questione buoni pasto quando esiste la questione ben più grave di una bambina con problemi di indigenza la cui famiglia va aiutata o punita ed è suo dovere come primo cittadino informato dei fatti intervenire.

Finisco con le "proporzioni" (auspicando che venga un giorno in cui si possa fare una discussione senza tirare in ballo Berlusconi):

le maestre hanno cercato di risolvere un problema in vece di un'istituzione mancante. Questo è il fatto. Se le maestre vanno punite per queste reato altrettanto deve essere fatto nei confronti dell' istituzione. Preciso: non voglio dire che sia colpa del sindaco (non lo so), ma condannare solo  le maestre e lasciare la bambina in quelle condizioni, è come dare la multa ai napoletani che bruciano le montagne di immondizie davanti casa e poi non mandare nessuno a rimuovere la monnezza e non punire chi non aveva effettuato il servizio di nettezza urbana.

 

No guarda, Corrado, non ci siamo. Allora facciamo una cosa, ti faccio vedere il ragionamento da me fatto, dimmi dove sbaglio.

 

Soggetto A ha reddito zero. Soggetto B vuole che A mangi alla mensa (perche' e' altruista), ma bisogna pagare X. Soggetto B ha diritto a mangiare alla mensa, ma tale diritto non e' trasferibile. B decide di passare comunque il suo diritto ad A. 

 

Il sindaco C paga il pranzo di B. Ipotizziamo per un momento che l'unica cosa che il sindaco possa fare e' monitorare il rispetto delle regole. Il sindaco non ha scelte: fa monitoraggio e se vede che le regole non sono rispettate, commina sanzioni. 

 

In questo modellino della situazione, molto semplificato, una volta che si scopre la gabbola, A non mangia e B viene licenziata. 

 

Ora complichiamo il modellino. Il sindaco ora ha, oltre al compito di monitorare il rispetto delle regole, un budget di Y euro da dedicare ai poveri che non possono pagare la mensa. Ok? Bene.

 

COSA CAMBIA PER QUANTO RIGUARDA SANZIONI E REGOLE, rispetto a prima? NIENTE ZERO NADA. 

 

Se il sindaco scopre che c'e' una irregolarita' deve comunque procedere a comminare le sanzioni a B ed A. DOPODICHE', puo' allocare Y alla bambina A le risorse Y per permetterle di mangiare alla mensa.

 

Ci siamo sino a qui?

 

Ora aggiungiamo un altro pezzettino. Immagina che il sindaco abbia gia' allocato Y alla famiglia della bambina (almeno lui dice che gia' hanno dato dei sussidi a tale famiglia, che il comune ha problemi finanziari, ecc.). Gli Y non ci sono piu'. Pero' ipotizziamo che esistano dei soggetti D,E,F, ... che posseggono risorse tali da poter pagare la mensa alla bimba A (se vuoi, anche se non e' necessario, chiamiamo l'insieme D,E,F... la ONLUS). D,E,F... sono anche loro altruisti. 

 

COSA CAMBIA PER QUANTO RIGUARDA SANZIONI E REGOLE, rispetto a prima? NIENTE ZERO NADA. 

 

Se il sindaco scopre una irregolarita' commina le sanzioni. Se ci pensi un momento, qui e' strettamente peggio che B dia il suo pasto ad A, perche' ci sono D, E, F... che sono pronti a pagare per la bambina. 

 

La domanda allora e': ci sono D,E,F...? certo che ci sono, per venti euro al mese figurati se non si trovano, si sono trovati migliaia di persone che hanno linkato l'articolo su Facebook... 

 

Scusa Rabbi ma il tuo ragionamento l'avevo capito ma ripeto, a mio avviso, manca di proporzioni.

Il sindaco ha due doveri il dovere di punire delle maestre per un cavillo*** e aiutare una bimba in situazione di indigenza. Che lui sia solerte sul primo e non sul secondo è sinonimo di incapacità se non di peggio. Che esistano volontari che si presterebbero a risolvere il problema è hai fini dei doveri del sindaco ininfluente.

PS

***perchè tale è: i buoni pasto fanno parte della retribuzione ed uno coi suoi soldi ci fa quel che vuole che poi tecnicamente sia vietato è una cosa che è non è stata tollerata solo in questo caso dato che la gente li usa tranquillamente per fare la spesa, proprio perchè di cavillo si tratta.

Shit, ti avevo chiesto cosa ti sei bevuto prima di leggere questa sequenza di insensatezze, ora non serve più chiederlo. Ma dev'essere stato tanto.

1) Falso. Non lo cedono, lo regalano. E tu, ad Oxford, puoi fare ESATTAMENTE lo stesso. In particolare: se dopo aver preso il pasto lo passassero ad altra persona, non sortirebbero il medesimo effetto? Quindi la ragione per cui danno il buono, anziché fare la triangolazione, è puramente perché così la bambina fa la fila normale con gli altri compagni di classe.

2) Non ti facevo così socialista. Quella era UNA soluzione, quella di donare il buono è un'altra ed una terza è quella della triangolazione. La quarta è prendere tanto e dividere ... ce ne sono tante, di soluzioni. Tutte private, tutte che funzionano. Chi sei tu, e chi è il sindaco, per decidere quale forma PRIVATA di solidarietà deve essere sanzionata dallo stato? Cazzo lo statalismo!

2.1) Non c'entra nulla il "tutto è dovuto": il bilancio pubblico non viene alterato di epsilon dalla scelta delle maestre. Quindi tutto quanto scrivi di seguito è irrilevante ed incoerente. Pagano le maestre, di tasca propria, portandosi il pranzo, a turno, da casa.

3) Qui mi viene la battuta cattiva, ma è troppo ovvia. Non attribuire agli altri quello che avresti fatto tu, fai processo alle intenzioni e lo fai sulla base di cosa? Zero evidenza. Pessimo, proprio pessimo dev'essere stato quel liquido che ti sei bevuto, Antò.

4) Il sindaco non ha fatto rispettare alcuna regola. Se ne è inventata una: non si possono regalare i buoni pasto all'interno della scuola. Cosa che, ovviamente, si fa sempre "Orca, me so desmentegà el blocheto dei boni in casa. Gavarisitu uno da prestarme co 'ndemo magnar?". Son sicuro che anche la direttrice l'avrà praticato! Altro che sacrosanto: decisione arbitraria e persecutoria.

5) Le maestre han fatto benissimo. Vergognoso è che tu attribuisca loro prima (under 3)) intenzioni di cui non hai alcuna prova ma che sfociano solo dai tuoi pensieri ed ora il tentativo di coprire un reato che non esiste (erario non subisce danno alcuno). Vergognoso davvero.

La parte finale non te la commento nemmeno. Davvero, spero che il Super Bowl ti faccia rinsavire.

Boldrin, tranquillo che io bevo sempre roba buona. Attualmente un Chateau Montlisse del 2000. Alla tua salute!

1) Falso quello che dici tu. Cedono il buono proprio perche' non potrebbero cedere il pasto dopo averlo preso. I benefici in kind non sono cedibili, lo dice la legge. Che questo sia un bene o no, non saprei, io fotografo la situazione. Che poi si eluda la legge o no, non so dirti nemmeno questo, a Oxford non si fa, siamo gentiluomini di parola qua.

2) No, no, no. Io ti ho detto come fare DATI I VINCOLI del problema, tu invece ignori i vincoli (vedi 1) ). Se non siamo d;accordo su quale sia il problema da risolvere, e che ti devo dire? 

2.1) non sono sicuro di capire cosa intendi. Allora. Abbiamo N+M persone che mangiano, dove N sono bambini e M sono maestre, devo fare N+M pasti al costo di 50 euro al mese. Gli M li paga il comune, gli N vengono dagli studenti che pagano i buoni. Se 1 bambina non mangia, devo fare N-1+M pasti, pero' la bambina non paga, giusto? Se invece la maestra cede il pasto devo fare N+M-1 (CORRETTO, Grazie a Luca Rigotti per aver notato il typo) pasti. In principio hai ragione, ma vedi: nell'articolo ad un certo piunto dicono che la bambina aveva esenzione parziale, quindi pagava 20 euro anziche 50 euro al mese. Con la maestra che cede il pasto sei sotto di 30 euro. Per quanto riguarda il tutto e' dovuto: la famiglia non pagava da un mese i buoni pasto, il problema c'era, le maestre hanno tentato di mettere una toppa. La toppa e' irregolare, va cambiata. altrimenti la bambina puo' mangiare a casa, no? quando io andavo all'asilo c'erano tanti bambini che all'ora di pranzo andavano via, nessuno e' mai morto Boldrin, ti assicuro. 

3) Point taken. Ho esagerato nella foga. 

4) Di nuovo: a sto punto, c'e' sabino o chi per lui che ci puo' dire se questo tipo di benefici sono cedibili? Grazie. Se sono cedibili mi rimangio tutto. a parte il 2.1).

5) Tu fai la stessa cosa con il sindaco e la direttrice. E quindi?

 

Buon SuperBowl.

Allora. Abbiamo N+M persone che mangiano, dove N sono bambini e M sono maestre, devo fare N+M pasti al costo di 50 euro al mese. Gli M li paga il comune, gli N vengono dagli studenti che pagano i buoni. Se 1 bambina non mangia, devo fare N-1+M pasti, pero' la bambina non paga, giusto? Se invece la maestra cede il pasto devo fare N+M pasti.

Se la maestra non mangia il suo pasto, a me sembra che di pasti ne devo fare M-1 per le maestre. Hence, N-1+M mi pare uguale a N+M-1.

 

Si si e' un typo scusate. Se la maestra non mangia, N+M-1

Ma allora, Antonio, se il numero di pasti prodotti e' lo stesso, dov'e' il danno all'erario?

Rileggi quello che ho scritto.

Rimango perplesso. Come chiedo piu' in basso... c'e' danno all'erario se la maestra prende il pasto e lo da ad un cane randagio?

Se ho capito bene, il punto è che al comune il pasto della bimba costa 30, ma quello della maestra 50. Quindi se non eroga il pasto della maestra invece di non erogare il pasto della bambina, il comune risparmia. Quindi se la maestra passa il pranzo alla bimba, il comune deve erogare un pranzo da 50 invece che da 30.

Però, ora mi rendo conto, c'è un errore nel ragionamento: il comune può interrompere il pasto alla bambina ma non alla maestra, almeno finché lavora... quindi, effettivamente, dov'è il danno?

C'e' danno se la maestra, che paga zero, da il suo pasto alla bambina, che dovrebbe pagare 20. 

E se invece lo da a un cane (e la bambina non mangia) il danno non esiste?

Oddio, adesso capisco: siccome la maestra passa il pasto alla bimba, allora la bimba potrebbe approfittarne e non pagare!!!

Ok. Bene, solo che le cose non sono andate così. Le maestre hanno visto che la famiglia non stava pagando e quindi hanno passato i pasti. Vedi commento valerio 16:11. Per come la vedo io non c'è illecito.

Ma, di nuovo. Che importa? Il vero punto è che sindaco e direttrice dovevano risolvere il problema e non minacciare le maestre, che di fatto stavano coprendo l'inadeguatezza dell'amministrazione a proprie spese.

No, sbagliato. La bambina già non pagava ed i pasti per lei non erano prodotti. Fine.

Vedi sotto chiarimento a ne'elam.

Siccome tutto dipende da questo, ossia NON esiste danno erariale alcuno, tutto il resto va a farsi fottere, che la facciamo breve.

Renditi anche conto che, tutte le volte che in una mensa pubblica uno dà un pezzo di pane proprio, o un frutto o quel che sia ad altro viola la legge e commette danno erariale! Stai sostenendo una tale cretinata, Mele! Rileggiti attentamente.

Per quanto riguarda attribuzione di intenzioni, mi dispiace ma ti sbagli. Tu attribuisci alle maestre intenzioni smentite da fatti che conosci (hanno fatto donazione senza raccontarlo alla stampa, quindi il secondo fine non c'era) mentre io attribuisco al sindaco leghista intenzioni coerenti con la politica del suo partito e con azioni di altri sindaci leghisti. Perseguitare i neri. La mia attribuzione è sostenuta da fatti e senso comune, la tua no.

Bon basta, devo lavorare.

Ma porca puttana, Boldrin! Le maestre si sono organizzate affinche' la bambina ricevesse un servizio (che all'erario costa X) a costo zero, quando avrebbe dovuto pagarlo a costo maggiore di zero. Danno erariale, eccolo la'. 

Vabbe ci rinuncio, tanto non ha senso. 

Ma la bambina non è obbligata a usufruire del servizio statale, mica è una tassa. In questo caso usufruisce del servizio privato organizzatole dalle maestre, che agiscono come un'associazione privata. Glielo vietiamo?

Morale

michele boldrin 7/2/2011 - 02:11

Rinunciaci pure, ma hai proprio torto sull'algebra!

Basta che tu scriva su due foglietti le entrate ed uscite dell'erario prima che le maestre decidessero di organizzarsi per donare il buono e dopo che lo hanno fatto e scoprirai (senza nemmeno far ricorso alla partita doppia) che esse sono IDENTICHE!

Non vi è, quindi, alcun danno erariale. Di conseguenza non vi è nemmeno violazione della legge per quanto attiene allo spirito ed alla funzione della stessa.

Dubito persino che ve ne sia nella forma (qui occorre, in realtà, consultare il contratto collettivo di lavoro delle maestre elementari!) e, comunque, se vi fosse, contiene una lezione. Che è la seguente.

Molti in Italia guardano con ammirazione al rispetto delle regole e delle norme che caratterizza i paesi anglosassoni; molti attribuiscono questa differenza alla common law. Anche io, pur avendo sempre avuto grandi dubbi sulla common law, ho una certa ammirazione di come le regole e le norme vengano trattate in modo diverso che in Italia. Ed ovviamente mi interrogo sui perché di questa differenza.

Credo che una delle risposte valide l'abbia data "spike" sopra: perché in Italia, anche i bene intenzionati, hanno una concezione della legge del tutto formale e vuota, basata sul cavillo verbale, non sull'intenzione della legge e la sua finalità sociale. Spike ha citato il Vangelo di Marco, dove si dice che "Il Sabato è fatto per l'uomo e non l'uomo per il Sabato" e mi è sembrata una citazione perfetta.

Questo dibattito (non solo per l'intervento di Antonio che, visto che continua a chiamarmi Boldrin, io chiamerò Mele, ma anche per svariati altri accorsi a fornirci argomenti "formali" a favore del sindaco, dopo aver esaurito quelli "garantisti" del tipo "non siamo certi di cosa sia successo" ...) prova come, anche fra i ben intenzionati, vi sia completa mancanza di comprensione di cosa vuol dire far rispettare la legge ed attenersi ai principi. Per due ragioni, entrambe ovvie.

Una è che lo sforzo che si compie per far rispettare le norme dev'essere proporzionale al danno sociale che una loro violazione provoca. In questo caso il danno sociale è zero, da cui ne segue l'ovvia conclusione che l'intervento è, come minimo, inefficiente. Questo segue dalla banale osservazione che le risorse da dedicare all'enforcement delle norme sono finite e che violazioni estremamente più gravi avvengono, anche a Fossalta o San Donà, quotidianamente. Eppure il signor sindaco non si dedica a perseguirle tutte mentre consuma risorse per perseguire questa, che ha costo sociale zero. Morale: il sindaco è un pessimo amministratore che non fa gli interessi dei suoi elettori.

La seconda è che la cultura con cui si guarda alle norme è quella dell'azzeccagarbugli di parte, del Ghedini insomma. Formalismi privi di sostanza, dove la funzione della norma (massimizzare in qualche maniera il benessere sociale) viene completamente dimenticata per fare luogo al suo uso strumentale, di parte, ideologico o fazioso che dir si voglia. In questo caso un uso razzista e demenziale allo stesso tempo.

Michele ma te li ho fatti i conti qui. Sei tu che non leggi. Il problema e' che tu ritieni che fare arbitraggio sui buoni pasto sia possibile. Non lo e', Lusiani sotto ti ha spiegato che no, in Italia non e' possibile, per svariati motivi. 

Rifalli, sono sbagliati e ti ho spiegato perché già due volte.

E Lusiani non mi ha spiegato proprio nulla, visto che quanto cita ha a che fare con i buoni pasti aziendali del sistema Blue-ticket ... cosa c'entrano con i contratti delle maestre di Fossalta?

Mah ...

E Lusiani non mi ha spiegato proprio nulla, visto che quanto cita ha a che fare con i buoni pasti aziendali del sistema Blue-ticket ... cosa c'entrano con i contratti delle maestre di Fossalta?

Scommetto che i regolamenti per i buoni pasto scolastici italiani, che non sono riuscito a trovare, comunque non permettono la cessione dei buoni pasto, nemmeno tra scolari, come chiaramente indicano i regolamenti che ho citato di una scuola della Pennsylvania e di una della California, e come del resto affermano pubblicamente il dirigente della scuola e il sindaco. Si tratta di una norma ritengo comune in questo genere di prestazioni, anche quando fanno parte della retribuzione, perche' sono tassate diversamente dal resto del reddito, e quindi non hanno la stessa liberta' d'uso. Con questo non intendo dire che la norma sia giusta, ma sottolineo che e' in vigore (per quello che ne so) e che c'e' una varieta' di motivi per cui vige.

Ed io scommetto che, fra aventi diritto, si possono sia prestare che, di conseguenza, regalare. 

Un regalo consiste in un prestito con rimborso all'infinito e tasso zero. Oppure con restituzione in tempo finito ma tasso negativo ...

Sono disposto a scommettere che l'alunno A può prestare il suo buono all'alunno B, e scordarsi di farselo restituire. Idem fra maestre e bidelle, eccetera. Infatti, ovviamente succede continuamente ed ovunque. Siccome, se ben capisco, questi mangiavano tutti nella stessa piccola mensa (4 maestre, due bidelle, una cinquantina di ragazzini tra i 3 ed i 5 anni) vorrei vedere giurisprudenza sostenere che i buoni in quelle circostanze non sono prestabili.

Azzeccagarbugli per azzeccagarbugli ...

Ma il problema vero è: vi rendete conto di che nozione formale e borbonica avete tutti - leghisti e aspiranti tali inclusi!! - della norma e della sua funzione sociale?

Azzeccagarbugli per azzeccagarbugli la maestra non ha ceduto il buono ma ciò che ha ottenuto con il buono.

Sarebbe materia ghiotta per l'Ing On Castelli che di solito esordisce con : "non è così.Voi non capite.Adesso vi spiego..."

Re(4): Morale

valerio 7/2/2011 - 11:27

I buoni sono nominativi. Quando si comprano sono senza nome, poi il genitore del bambino ci scrive su il nome del figlio. Come gli abbonamenti del treno.

Le docenti non hanno il buono pasto, così come non ce l'hanno le "scodellatrici". Mangiano in mensa perché sono considerate in servizio e il dipendente italiano ha il diritto/dovere di mangiare nella mensa aziendale se presente (dovere nel senso che se c'è la mensa aziendale il dipendente è obbligato a mangiare lì). Il pasto delle insegnanti vengono poi pagati alla ditta dal Comune, che poi (forse, ma dopo 25 anni di mense penso di sì) viene rimborsato dallo Stato. Una cosa curiosa è che il primo anno dall'apertura della mensa gli insegnanti pagavano il pasto di tasca loro al Comune (25 anni fa), poi i sindacati protestarono e in qualche modo il Comune ora fornisce i pasti.

 

 

Re(5): Morale

mamoru 7/2/2011 - 13:18

"Mangiano in mensa perché sono considerate in servizio e il dipendente italiano ha il diritto/dovere di mangiare nella mensa aziendale se presente (dovere nel senso che se c'è la mensa aziendale il dipendente è obbligato a mangiare lì)"

Questa necessita di spiegazione.... perchè a me la coercizione ad usare la mensa aziendale mi sa di pura follia.

Lavoravo in una media azienda dotata di mensa: chi ne usufruiva pagava un simbolico euro a pasto, mentre chi voleva tornare a casa, andare al bar, mangiare in ufficio (autorizzato) lo faceva senza problemi di sorta, semplicemente non usufruiva dell'agevolazione dipendenti-azienda.

Certi discorsi mi sembrano proprio il trionfo della forma sulla sostanza.

Re(6): Morale

valerio 7/2/2011 - 13:36

Mi sono espresso male. Evidentemente se la sua azienda si comportava diversamente allora vuol dire che dipende da azienda ad azienda. Comunque sia nel caso particolare l'insegnante è in sevizio durante la mensa e deve per forza mangiare lì. Poi se vuole può buttare tutto nel cestino e mangiare quello che si è portata da casa. Ma questo comportamento viene nella pratica proibito dal collegio docenti (tranne in casi eccezionali), perché è compito dell'insegnante dare l'esempio ai bambini mangiando la stessa sbobba scodellata dalla mensa.

 

Quindi, fammi capire, la sbobba della mensa è una specie di punizione obbligatoria e le maestre sottraendovisi (anche se solo per un giorno alla settimana) non ottemperavano all'obbligo del "buon esempio" nei confronti dei bambini. Ora capisco! E' per questo che il sidaco si è inalberato... e noi che ne avevamo sottovaluto la sensibilità pedagogica.

(@Valerio: l'ironia non è rivolta a te ma alle giustificazioni addotte al comportamento del sindaco che, più va avanti questa discussione, più si dimostra indifendibile).

 

Se invece la maestra cede il pasto devo fare N+M pasti.

 

non capisco : il -1 che hai tolto a N in questo caso lo devi togliere a M , o no?

In una discussione accademica su nFA ci può anche stare la tua tesi. Nella sostanza, nella semplice realtà è un casino scatenato inutilmente per ragioni a mia opinione infime che sono servite a scopi mediatici.

Bene, ok, ci ho messo un po' ma adesso ho capito perché si potrebbe configurare un danno erariale di 30 euro al mese.

Concesso questo, siamo d'accordo che è un cavillo? E siamo d'accordo che il lavoro del sindaco sarebbe quello di risolverli, questi problemi, invece di minacciare le maestre? E siamo d'accordo che queste maestre molto probabilmente hanno agito in buona fede, se non altro perché per capire che c'è un possibile danno all'erario ci vuole una laurea in giurisprudenza?

Perché questi credo siano i punti importanti, non la lettera della legge in fatto di buoni pasto.

ma non è così : l'esborso da parte della P.A. è sempre X ( costo del pasto delle maestre )  sia che mangi la maestra , sia che mangi la bimba , sia che la maestra butti il suo pasto nel cesso o in faccia al sindaco.

Per troncare questa discussione surreale ( capisco i tempi della giustizia in Italia ) facciamo finta che la maestra si sia dovuta assentare quando aveva già il pasto servito e che la bimba ne abbia aprofittato per mangiarselo.

Non peculato quindi ma furto : i giuristi del forum mi possono confermare che a 4 o anche 5 anni non si è perseguibili?

 

2.1) non sono sicuro di capire cosa intendi. Allora. Abbiamo N+M persone che mangiano, dove N sono bambini e M sono maestre, devo fare N+M pasti al costo di 50 euro al mese. Gli M li paga il comune, gli N vengono dagli studenti che pagano i buoni. Se 1 bambina non mangia, devo fare N-1+M pasti, pero' la bambina non paga, giusto? Se invece la maestra cede il pasto devo fare N+M-1 (CORRETTO, Grazie a Luca Rigotti per aver notato il typo) pasti. In principio hai ragione, ma vedi: nell'articolo ad un certo piunto dicono che la bambina aveva esenzione parziale, quindi pagava 20 euro anziche 50 euro al mese. Con la maestra che cede il pasto sei sotto di 30 euro. ...

Solo una nota (polemica, ma non troppo...)

Proseguendo con questo ragionamento si potrebbe sostenere che scegliendo di pagare il buono alla bambina la maestra causa un costo addizionale di 30 euro all'erario (anche se magari non è un "danno erariale"):

  • La maestra cede il buono all'alunna: 1 pasto che al comune (chiunque lo consumi) costa 50€;
  • La maestra consuma il proprio buono e ne compra uno alla bambina: 2 pasti che costano al comune 80 € (100 - 20);

Non se ne scappa ...

Cosa che, ovviamente, si fa sempre "Orca, me so desmentegà el blocheto dei boni in casa. Gavarisitu uno da prestarme co 'ndemo magnar?". Son sicuro che anche la direttrice l'avrà praticato! Altro che sacrosanto: decisione arbitraria e persecutoria.

 

Accade proprio così. Il bidello della scuola elementare dello stesso isitituto scolastico ha comprato con i suoi soldi tre-quattro blocchetti di buoni pasto per i bambini e li cede appena fuori dalla mensa a quei bambini che se lo sono dimenticato a casa, che poi glielo riporta il giorno dopo o la settimana successiva. Un "bagarino della mensa", come ha detto andrea gilli nel commento 07/02 ore 00.43.

Re: Non ci sto

FDG 6/2/2011 - 23:15

lol, ma neanche un algoritmo in assembler è così rigido. Dunque se non mangio il mio pasto, lo metto in una vaschetta, e poi lo do ad un barbone fuori sarei da sanzionare? Fai ridere...

 

e se per caso mi viene da vomitare, c'è da sanzionare il water?