Titolo

Rigore Morale e Solidarietà

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Trovo sorprendente che ad un intervento dal titolo "Rigore morale e solidarietà" la maggioranza degli intervenuti si sia dedicata a discettare su sottigliezze burocratico-ragionieristiche, es. se il buono pasto sia nella libera disponibilità di chi lo riceve oppure no.

Se l'argomento è quello indicato dall'autore, trovo che avrebbe più senso rispondere "Io avrei fatto così" (dati per acclarati i fatti, of course).

In quest'ordine di idee, ricordiamoci che SUMMUM IUS SUMMA INIURIA, detto latino che si attaglia alla perfezione: è stupido e inutile sottilizzare sul diritto astratto mentre ne viene maltrattato uno concreto. Qui si tratta di un piccolo problema, che si risolve semplicemente con un può di buon senso, avendo come primo obbiettivo quello di non ferire la sensibilità dei bambini (sia l'interessata che i compagni). Non credo che alle maestre manchino i modi di far condividere in mensa quel che c'è fra tutti i bambini (anche perchè è ben noto che quantità impressionanti di cibo delle mense scolastiche viene colpevolmente buttato) anche senza far emergere circostanze imbarazzanti.

Assicurato questo, poi si interviene sul piano burocratico e se non basta si parla col Sindaco e coi giornali.

Non mi sembra che siano molti gli argomenti che valgano l'umiliazione pubblica di un bambino per le condizioni (o le inadempienze, non discuto) della sua famiglia.

 

Accolgo la provocazione: avrei fatto come hanno fatto le insegnanti.

Avrei dato un pasto alla bimba e informato i miei diretti superiori del problema. Poi mi sarei messo a disposizione dell'assessore competente e della famiglia, anche in orario extralavorativo, per chiarire e risolvere il problema.

Sicuramente sarebbe stato formalmente meglio se avessero comprato i buoni, invece di cedere il pasto, ma non so se A ME sarebbe venuto in mente che per legge sarebbe stato meglio andare a comprare i buoni (vabbé, pagherò una multa: quant'è?). Il fatto che le insegnanti cedessero il proprio pasto, invece di chiedere il bis e cederlo poi alla bambina, garantisce totalmente la loro buona fede e l'intenzione di non danneggiare né l'amministrazione pubblica, né l'azienda fornitrice.

 

Concordo pienamente.

Avrei dato ed avrei pagato.

Evidentemente il privato che si autogestisce va bene per altri soggetti piu' forti ma non per il comune cittadino.

Scopro da molti dei "liberali" che si affannano a parlar di tasse, scuole private, grandi riforme, privatizzazioni e compagnia che il comune cittadino invece e' soggetto alla norma, anzi bisogna costruire complessi ragionamenti logico matematico filosofici per dimostrare che egli si deve inginocchiarsi tremante di fronte alla legge.