Titolo

Rigore Morale e Solidarietà

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Ma io infatti ho detto che può uscire e dare la coscia di pollo alla bambina.

Quello che non può fare è (1) dare il buono-pasto alla bambina e pretendere che questo sia legale (visto che il buono-pasto è nominativo), o (2) pretendere che la bambina, o altri terzi, possano entrare nella mensa e sedersi a tavola, se il regolamento (e tipicamente e così) non lo consente (né pretendere di aver "diritto" alla modifica del regolamento in tal senso).

Che il gestore del servizio preveda di poter risparmiare dal fatto che non il 100% dei titolari che ne hanno diritto usufruiscono del servizio ogni giorno è un dato, che viene tenuto in conto dall'amministrazione nelle sue previsioni economiche.

RR 

Insomma, abbiamo stabilito che puo' prendere il cibo lei stessa, con il suo buono, e consegnare il cibo alla bambina che lo mangera' assieme ai suoi compagni. Non e' quello che e' successo?

Dai, a me piace anche provocare, ma la discussione mi pare folle.

Insomma, abbiamo stabilito che puo' prendere il cibo lei stessa, con il suo buono, e consegnare il cibo alla bambina che lo mangera' assieme ai suoi compagni. Non e' quello che e' successo?

Non so, anche perchè non sono abbonato al Fatto e non ho letto i dettagli. Però ribadisco che il posto (a tavola) in mensa non può essere considerato un servizio a disposizione di terzi/non titolari, e che l'amministrazione di una mensa si fa tipicamente i suoi conti su una frequenza attesa di titolari/giorno. Pensa se una mensa universitaria, che tipicamente eroga molti meno pasti/giorno del numero dei titolari, prevedesse l'accessibilità ai tavoli di terzi come regola (poi è ovvio che i vigilantes non ce li mettono, ma qui dobbiamo guardare alla norma e ai comportamenti onesti). Va bene che il mercanteggiamento di titolari con i terzi non sarebbe comunque una cosa da immaginarsi per grandi numeri, ma visto che parliamo di principi...

RR