Titolo

Rigore Morale e Solidarietà

8 commenti (espandi tutti)

Io un buono pasto non lo vedo da 10 anni, ma mi chiedo se sono l' unico ad averlo mai usato.

Scommetto 100€ contro 1 che le maestre non hanno saltato i pasti per darli alla bambina, semplicemente hanno preso un ticket in più dal blocco che ricevono ogni mese, e poi li hanno rimpiazzati comprando gli stessi blocchetti che il comune vende alle famiglie dei bambini.Se così fosse l'erario sarebbe addirittura in attivo: le maestre non accedono agli sconti cui la bambina ha diritto.

Tra l'altro il 90% dei ticket distribuiti in Italia sono accettati in bar e supermercati, il che li rende quasi equivalenti al denaro contante.

In ogni caso la cosa sconvolgente è la mancanza di senso delle proporzioni: se i buoni pasto non sono trasferibili per via del trattamento fiscale di favore ed ammontano a 50€/mese, stiamo discutendo di un benefit inferiore a 15 €/mese.Probabilmente l'impiegato comunale medio spende di più per chiamare la moglie col telefono del comune.

Se il sindaco si è limitato a far notare l' illegalità della cosa non ho nulla da eccepire: sarà pignolo m ha ragione, se è arrivato a minacciar denunce o è un cretino o vuol farsi notare.

 

Sul fatto di domenica leggo (grassetto mio):

Giornalista:Il sindaco dice: non potevano girare il buono ad altri.

Maestra: Noi non abbiamo fisicamente il buono! Abbiamo diritto al pasto da contratto.

Quindi cade anche l'ultima idea che una seppur minima irregolarità (cessione di buono non cedibile) ci sia stata. Inoltre nella stessa intervista leggo:

Giornalista: Soluzione illegale, vi hanno detto…

Maestra1:Assurdo. La cosa fondamentale è che abbiamo agito nella legalità facendo votare la proposta in consiglio dei docenti.

Maestra2: Non è stata una reazione emotiva. Ma una proposta votata dalla maggioranza del collegio dei docenti.

Insomma se aggiungiamo che il sindaco ha dato alle maestre delle "comuniste" mi pare ci sia poco altro da dire.

Massimo, prima che qualcuno ci faccia una dotta dissertazione sul fatto che le maestre non possono cedere un diritto (in quanto l'erario ne subirebbe un danno intollerabile) vorrei sottolineare che il sindaco parla di buoni pasto, cioè non ha la minima idea di cosa si stesse facendo in quella scuola ne come, però è intervenuto per impedirlo.

Se le cose stessero effettivamente così, si confermerebbe che le ipotesi sono due: o si è comportato da razzista (per avere visibilità) o è un cretino incapace (sia di gestire le questioni sia di valutare l'urgenza delle stesse). 

No, le maeste non hanno il buono. Come non ce l'hanno neanche le "scodellatrici" dell'azienda  che gestisce la mensa, che però mangiano anche loro il pasto che scodellano.

Non sapevo che le maestre avessero deciso cosa fare anche in collegio dei docenti, ma la mia "talpa" non è infiltrata così in profondità...

Sul fatto di domenica leggo (grassetto mio):

Giornalista:Il sindaco dice: non potevano girare il buono ad altri.

Maestra: Noi non abbiamo fisicamente il buono! Abbiamo diritto al pasto da contratto.

Quindi cade anche l'ultima idea che una seppur minima irregolarità (cessione di buono non cedibile) ci sia stata.

Non e' cosi' per nulla: il pasto in mensa e' un benefit pagato dal datore di lavoro al dipendente per cui valgono le stesse esenzioni del buono pasto. Addirittura, il buono pasto di carta nasce proprio perche' i datori di lavoro senza mensa aziendale possano fruire delle stesse identiche esenzioni IRPEF fruite dai datori di lavoro con mensa aziendale, e la non-trasferibilita' e non commutabilita' in altri beni del buono pasto di carta corrisponde al fatto che il dipendente che per una qualunque ragione non usufruisce del pasto della mensa aziendale 1) non puo' cederlo nemmeno in regalo a nessuno 2) non puo' trasformarlo in beneficio di alcun altro genere per se' stesso.

Sei smentito dai fatti.

 

Tutti lo usano per fare la spesa, i furbacchioni e magari ci fanno mangiare i figli con la spesa a casa

il dipendente che per una qualunque ragione non usufruisce del pasto della mensa aziendale 1) non puo' cederlo nemmeno in regalo a nessuno 2) non puo' trasformarlo in beneficio di alcun altro genere per se' stesso.

Ok sul diritto, ma una volta che io esercito il diritto e prendo il pasto per me, c'è qualche regola che dice che debba consumarlo da solo e necessariamente io? 

Non parlo di cedere il diritto, che come tu dici è irregolare, parlo di cedere il pasto che ho ottenuto esercitando il diritto. Secondo me la regola è rispettata quando io mi presento a mensa e prendo il pasto. Poi se una mela la porto a casa e nel segreto delle mie mura la faccio mangiare a mia figlia non credo di aver commesso abusi o no? Come pure se il pasto lo prelevo e poi lo butto nella spazzatura. O no?

3) E deve mangiare tutto per non causare danni all'erario.

Alberto, tu veramente pensi che :

A il sindaco abbia agito per impedire una irregolarità?

B che abbia fatto la cosa migliore e la più importante da fare in questa vicenda?

C che questo sia il comportamento standard che si applica in questi casi ?

Perchè si discute di questo:

La morale della favola, a mio modesto avviso, e' che:

  • Solo in apparenza il sindaco rappresenta le regole e il rigore, e le maestre la trasgressione buonista e miope, incurante delle conseguenze delle proprie azioni.

  • In realtà le maestre rappresentano la libertà degli individui di trovare accordi e soluzioni a spese proprie e NEL RISPETTO DELLE REGOLE mentre il sindaco e la direttrice incarnano l'invadenza dei burocrati sempre tesi nello sforzo di spingere l'esercizio del proprio potere troppo in là.

Stavolta, a dirla tutta, si sono spinti al di là della soglia del ridicolo. Sono arrivati a quella del pericolo ...

 

Ed è la risposta a queste domande la discriminante (almeno a mio parere)